L’AQUILA – “Il governo ha già detto no ai fondi salva-bilancio per il Comune dell’Aquila ben prima che fosse noto l’esito del referendum, quindi le dichiarazioni dei rappresentanti aquilani del centrosinistra sono sballate come le politiche messe in piedi per la città”.

Lo affermano in una nota Michele Malafoglia e Chiara Mancinelli del circolo “99” di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale del capoluogo.

“Ogni anno ricomincia il balletto intorno ai finanziamenti per pareggiare le minori entrate e le maggiori spese connesse al sisma del 2009 e ogni anno i maggiorenti locali del Partito democratico utilizzano questo strumento come una scure piazzata sulla testa dei cittadini – proseguono i due – Stavolta, addirittura, si è legato l’eventuale disponibilità delle risorse alla vittoria del sì, ma il sindaco, Massimo Cialente, e la senatrice Stefania Pezzopane hanno omesso di dire che un emendamento in tal senso, presentato proprio dalla parlamentare, è stato dichiarato inammissibile nell’ambito della discussione del decreto legge sul sisma del centro Italia”.

“Questa vicenda fa il paio con quella dell’emendamento ‘provocatorio’ senza copertura finanziaria della scorsa primavera e del tira e molla con l’esecutivo nazionale che ha comportato il salasso per gli aquilani dell’aumento della tassa sui rifiuti”, dicono ancora gli esponenti di FdI-An.

“Il paradosso è che il governo non deve trovare ulteriori soldi – sottolineano Malafoglia e la Mancinelli – perché le somme indispensabili per garantire la sopravvivenza degli enti colpiti dal terremoto vengono impegnate su norme già esistenti in favore del cratere abruzzese”.

“Ribadiamo quello che avevamo già detto in passato: il governo deve rendere ‘strutturali’ i contributi per le minori entrate e le maggiori spese utilizzando una quota delle risorse già disponibili per la ricostruzione e assegnate di volta in volta con le delibere del Comitato interministeriale per la programmazione economica secondo parametri prefissati e non costringere ogni volta i primi cittadini ad andare a Roma con il cappello in mano a elemosinare ciò che spetterebbe di diritto”, concludono.