L’AQUILA – “I fondi europei sono una truffa enorme, oltre ad essere ‘tarati’ male per l’Italia perché forse sono buoni per altri Paesi”. 

È glaciale il giudizio di Luigi Pecchioli, perugino, avvocato civilista e contrattualista nel comitato scientifico di Riscossa Italiana e socio di Asimmetrie, due centri di studio ed elaborazione giuridico-economica, tra i blogger di Scenari Economici, sito di informazione economica, sui fondi europei, considerati in lungo e in largo fondamentali per l’economia italiana salvo poi scoprire, secondo la sua testimonianza tecnica, che “non è affatto così”.

“L’Italia è il terzo contributore netto dell’Unione Europea e nonostante questo riceviamo indietro molti meno soldi di quanti ne versiamo – spiega l’avvocato ad AbruzzoWeb -. Di fatto, i bandi per intercettare i fondi europei non sono assolutamente adatti al nostro modello economico e ai nostri interessi. E, oltre alle difficoltà evidenti per intercettarli, siamo addirittura costretti ad affidarci a dei progetti specifici per farceli dare.  Poi, dopo, ci si mette la mala politica a gestirli male e a darli a pioggia senza alcun criterio oggettivo, ma la faccenda è pesantemente ‘truccata’ in partenza”.

Dunque, ammette Pecchioli, “sarebbe molto meglio se ci tenessimo i soldi anziché versarli per ricevere indietro delle briciole che, paradossale, per poter essere spese costringono gli enti locali a impostare delle programmazioni di spesa che urtano con il pareggio di bilancio, perché aumenterebbe il deficit. In pratica, per spendere dei pochi soldi che l’Europa ci dà dopo che noi ne versiamo molti, dobbiamo stare dentro dei parametri che già sono folli e che impongono il concetto del non spendere”. 

Ma il passaggio successivo fa riflettere ancora di più e riguarda uno dei capitoli del mantra “ce lo chiede l’Europa” tanto in voga tra i difensori, più o meno consapevoli, del “sogno” europeo.   

“Buttiamo via un sacco di soldi per il fondo salva Stati, il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – taglia corto l’avvocato perugino – ed è qualcosa di terribile. Il nostro è un Paese che non ha chiesto nulla da quella specie di salvadanaio per salvare le banche, che, ricordiamolo, non erano esposte come quelle francesi e tedesche che hanno invece messo le mani su quei fondi. A conti fatti, per il salvataggio del sistema bancario francese sono stati risparmiati tre quarti di spesa pubblica, in Germania, con lo stesso sistema, si è speso la metà. E l’Italia, che era poco esposta e che ha recuperato inezie, è rimasta a guardare”.

In sintesi, le banche tedesche e francesi “si sono salvate con il versamento di quanto loro dovuto dalle banche greche e spagnole per i prestiti di valuta che queste si erano fatti fare. Il giro è semplice: prestito allo Stato dal Mes, aiuto dato dallo Stato al suo sistema bancario riversato dalle banche locali a quelle estere creditrici, in questo caso francesi e tedesche”. 

E sul Mes, continua nella spiegazione Pecchioli, “l’Italia ha sganciato 14,7 miliardi di euro ed è impegnata per circa 93 ‘a richiesta’, il che, c’è da tremare, per i princìpi dei Trattati sovranazionali vuol dire entro dieci giorni dalla richiesta. I 14,7 che abbiamo già versato, tra l’altro, sono frutto di ulteriore indebitamento attraverso l’emissione di titoli ad hoc, per finanziare i soldi versati all’Europa. E su quei titoli paghiamo gli interessi ogni anno, 168 milioni di euro per esser precisi”.

“Nel 2012, però, mentre non si riusciva a trovare 1 miliardo per non far aumentare l’Iva dal 22 al 23 per cento, era ottobre, versammo 2,4 miliardi al fondo salva-Stati”, precisa a tal proposito il professionista perugino che a questo punto indica un fattore decisivo del sistema: “La gente guarda le tv e legge i giornali di regime infuriandosi per dei problemi enormi su cui vengono fornite delle spiegazioni errate. Si parla sempre di casta, di corruzione, di ruberie che ci sono e che ci sono sempre state, ma che, dal punto di vista economico e direi anche logico, non possono spiegare l’aumento dei suicidi e il baratro in cui siamo finiti”. 

“I guai più grossi – conclude – quelli che davvero rovinano milioni di persone, hanno radici completamente diverse. E molte di quelle radici sono dentro l’Unione Europea”.