L’AQUILA – Una Fondazione della Cassa di risparmio dell’Aquila più attenta alla crisi delle attività produttive della provincia rispetto al passato, ma che manterrà un occhio di riguardo per la ricostruzione e la cultura.

Si presenta con queste specifiche la nuova presidenza dell’ente, affidata a Marco Fanfani, una lunga carriera politica alle spalle, eletto dopo due mandati di fila di Roberto Marotta, non più ricandidabile.

Fanfani promette di innovare anche nel dialogo con le altre fondazioni delle banche abruzzesi, e nel reperimento di fondi attraverso bandi regionali e comunitari.

Quanto alla sua sostituzione in seno alla Giunta aquilana di Massimo Cialente, ruolo incompatibile con la nuova presidenza e che ha già provveduto a lasciare, Fanfani non si sbilancia ma tratteggiando una “figura esperta” pare già designare il veterano della politica aquilana Pasquale Corriere.

Quale sarà il ruolo della Fondazione nei prossimi anni di ricostruzione?

Ci sarà una naturale continuità con gli impegni presi in questi anni e presentati nel bilancio di missione, le linee sono quelle dettate dall’assemblea e dal consiglio generale, l’intervento complessivo su attività culturali sociali. C’è, tuttavia, un’urgenza, un’emergenza economica che impone attenzione. La Fondazione ha utilizzato fondi provenienti dall’Acri (Associazione di fondazioni e casse di risparmio, ndr) per costituire un fondo di garanzia. Bisognerà aumentare l’impegno e trovare altre strade per supportare la sopravvivenza e la ripresa delle attività produttive. Questo è il grande tema, stanno chiudendo. Non posso rimanere insensibile al grido di dolore, anche per via del contatto avuto in questi anni come assessore.

Cosa condivide con il suo predecessore Marotta e cosa invece vuole innovare?

Roberto ha vissuto una fase molto particolare, gli ultimi quattro anni sono stati fortissimamente condizionati dal posto. Da questo punto di vista c’è stato un condizionamento inevitabile, l’intervento sulla città colpita, e in questa direzione ci saranno continuità e attenzione. Da innovare c’è che la Fondazione può essere un soggetto dinamico dell’economia. Perché non partecipare a bandi regionali o europei su formazione, fondi comunitari, fondi strutturali? C’è bisogno di un reperimento aggiuntivo di risorse a livello comunitario e regionale, non per fare utili ma per trasferirle anche alla comunità sociale, culturale e delle attività produttive.

Oltre alla città capoluogo ci sarà attenzione anche per il resto della Provincia, mantenendo l’equilibrio?

Fin qui c’è stato e proseguirà l’attenzione a tenere gli investimenti equilibrati. Ci sono situazioni particolarmente svantaggiate e di difficoltà, penso alla Valle Peligna, la situazione più grave dal dopoguerra, ma anche un’area sviluppata come la Marsica sta subendo contraccolpi. Non mancano spunti dove investire, il problema non è solo utilizzare risorse che vengono dagli investimenti della Fondazione ma anche trasformarla come dicevo prima in un soggetto dinamico.

Com’è e come sarà il rapporto con le altre tre fondazioni?

Per lungo tempo i rapporti sono stati inesistenti, ultimamente c’è stata una ripresa, anche in conseguenza dei problemi di Tercas. Non c’era nessun progetto, oggi si cominciano a intravvedere possibilità di lavoro comune con specifica attenzione al problema del credito. Le situazioni delle Fondazioni sono diverse l’una dall’altra, ma devono parlarsi. Dove vada a parare lo vedremo insieme.

Con l’incorporazione di Carispaq in Bper cambierà qualcosa per la Fondazione?

Questo è un problema serio. La Fondazione nasce con Carispaq, era il maggior azionista di riferimento della banca. Oggi il quadro è drasticamente e radicalmente mutato, non è più proprietaria. Ormai la Carispaq è Bper, un problema da affrontare per capire la missione che la Fondazione può e deve avere rispetto al credito. Possediamo già quote di Bper per 15 milioni di euro, una percentuale piccola ma significativa.

Dovrà lasciare il suo ruolo di assessore.

Già fatto.

Sarà un rimpasto complicato per Cialente, considerando anche l’uscita della Pezzopane?

La mia gestione dell’assessorato è stata tecnica e non ho più la tessera, anche se da quarant’anni sono e resto socialista, una specie protetta. Massimo a volte ama le cose difficili, ama complicarsi la vita, spero non sia questo il caso. D’altra parte è bravo a risolvere le questioni. Lì ci sarà un avvicendamento al femminile, da quanto ne so. Quanto a me, i due consiglieri socialisti con i responsabili si riuniranno e faranno l’indicazione. Un’idea ce l’ho, ci sono esperienze che in questo momento vanno utilizzate, ci vorrebbe una figura esperta. Alberto Orsini