L’AQUILA – “Un progetto dannoso, inopportuno, inutile, che non avrebbe risolto ma aggravato il problema del fiume Aterno. Adesso servono sforzi comuni per dirottare 60 milioni di euro su un progetto serio e non distruttivo, ma la politica aquilana deve chiedersi perché non è stato fermato il progetto precedente”.

Lo ha dichiarato l’avvocato Roberto Tinari, consigliere comunale di opposizione, a margine della conferenza stampa sull’accoglimento del ricorso del Tribunale superiore della Acque pubbliche contro il progetto che prevedeva la realizzazione di vasche di laminazione lungo i fiumi Aterno e Raio, con annullamento degli atti impugnati e spese di giudizio compensate.

“Non era vero nulla – le parole dell’avvocato aquilano – non c’era nulla di vero nelle parole del sindaco Massimo Cialente, che ha sempre rassicurato sulla bontà di questo progetto. Dovrebbe dimettersi”.

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“Di questa opera nessuno conosceva niente – il pensiero dell’assessore Provinciale alla Ricostruzione – per fortuna qualcuno si è imposto con forza lavorando con logica su un fiume, l’Aterno, che comunque non è di quelli che mette paura. I fondi vanno dirottati alla riqualificazione ambientale di queste zone, ma deve cambiare il rapporto con chi vive sul territorio. Come per la centrale a biomasse di Bazzano, la popolazione va coinvolta per evitare gli scempi”.