L’AQUILA – Accolto dal Tribunale superiore della Acque pubbliche il ricorso contro il progetto che prevedeva la realizzazione di vasche di laminazione lungo i fiumi Aterno e Raio, con annullamento degli atti impugnati e spese di giudizio compensate.

Il Tribunale ha infatti riconosciuto che dette opere, “inutili e costose”, pur essendo molto grandi, hanno una volumetria non congrua a fronteggiare piene di lunga durata. L’intervento, qualora fosse andato a buon fine, avrebbe interessato le località aquilane di Cansatessa, Coppito, Pettino, San Vittorino e Sassa lungo l’asta fluviale del bacino del fiume Aterno, dove le vasche di laminazione avrebbero dovuto ridurre la portata d’acqua durante le esondazioni fluviali.

Il ricorso a tale progetto era stato presentato nel 2011 dal comitato civico “Pro difesa e sviluppo del territorio aquilano” e da altri ricorrenti privati per chiedere l’annullamento del progetto definitivo appaltato dal commissario delegato per l’emergenza socio-economica e ambientale, Adriano Goio.

Si chiedeva inoltre, nello stesso documento, la revisione del giudizio favorevole di valutazione di impatto ambientale reso sul progetto dal comitato di coordinamento regionale per la Via della Regione Abruzzo, giudizio pubblicato sul bollettino ufficiale Bura numero 16/2011.

Il commissario Goio, nominato per far fronte allo stato di emergenza (dichiarato con decreto del 14 dicembre 2005 del presidente del Consiglio dei ministri) relativo allo stato dell’asta fluviale del Fiume Aterno, aveva appaltato la redazione del progetto, aggiudicato all’associazione temporanea di imprese (Ati) tra la Beta Studio srl e la Hr Wallingford Ltd. Il progetto era stato pubblicato per la prima volta nel 2010 e poi rielaborato.

Ottenuto il parere favorevole con valutazione di impatto ambientale della Regione Abruzzo, il commissario delegato lo ha approvato in via definitiva con decreto del 23 marzo 2011, numero 172.

I giudici del Tribunale speciale hanno rilevato, come si legge nella relazione di sentenza, una “evidente arbitrarietà dei dati idrometrici, nella sezione di L’Aquila, posti a base della progettazione; in particolar modo, sono stati inseriti dei dati sulla portata del Fiume Aterno nettamente divergenti da quelli rilevati dalla stazione idrometrica di L’Aquila e dal Cetemps dell’Università del capoluogo”.

È agli atti inoltre che tra i motivi del ricorso posti alla base della decisione del Tribunale speciale, che ha sede a Roma, c’è anche ”l’irrazionalità delle dette casse di espansione, reputate in sé inutili e costose, a fronte di un più economico miglioramento delle difese passive per un lungo tratto del fiume”.

Nella sentenza, inoltre, è ben evidenziato che “gli interventi tesi a difendere i territori dalle esondazioni fluviali devono necessariamente implicare un approccio sulla tutela degli ambienti esistenti (territorio, agricoltura, insediamenti urbanistici ecc.)”.

Il procedimento di valutazione di impatto ambientale, infine, secondo i giudici speciali, non è stato condotto in modo scrupoloso e in modo tale da comprendere e favorire la partecipazione di tutti i soggetti interessati con violazione dell’articolo 24 del decreto legislativo 152/2006 che prevede, tra l’altro, che “siano garantite l’informazione e la partecipazione del pubblico al procedimento”.

Per questi motivi, il Tsap riunito in camera di Consiglio ha ritenuto fondata la domanda dei ricorrenti, rigettando le avverse pretese di parte resistente.
 
Hanno curato il ricorso gli avvocati: Roberto Colagrande, Francesco Saverio de Nardis, Marco Equizi e Roberto Tinari del Foro dell’Aquila.

Quest’ultimo, attuale assessore provinciale all’Urbanistica nonché consigliere di opposizione, oggi ha tenuto una conferenza stampa sull’argomento.

TINARI, ”POLITICA HA COLPE, INTERCETTARE FONDI PER ALTRO PROGETTO. CIALENTE SI DIMETTA”

“Un progetto dannoso, inopportuno, inutile, che non avrebbe risolto ma aggravato il problema del fiume Aterno. Adesso servono sforzi comuni per dirottare 60 milioni di euro su un progetto serio e non distruttivo, ma la politica aquilana deve chiedersi perché non è stato fermato il progetto precedente”, il commento di Tinari in conferenza stampa.

“Non era vero nulla – le parole dell’avvocato aquilano – non c’era nulla di vero nelle parole del sindaco Massimo Cialente, che ha sempre rassicurato sulla bontà di questo progetto. Dovrebbe dimettersi”.

LIRIS, ”COME BIOMASSE NON SI PARLA CON CHI VIVE NEL TERRITORIO”

“Di questa opera nessuno conosceva niente – dice l’assessore Provinciale alla Ricostruzione – per fortuna qualcuno si è imposto con forza lavorando con logica su un fiume, l’Aterno, che comunque non è di quelli che mette paura. I fondi vanno dirottati alla riqualificazione ambientale di queste zone, ma deve cambiare il rapporto con chi vive sul territorio. Come per la centrale a biomasse di Bazzano, la popolazione va coinvolta per evitare gli scempi”.