L’AQUILA – Un’edizione strana, la 69ª Fiera dell’Epifania dell’Aquila, “allungata” nel percorso dai cantieri di ricostruzione sempre più fitti, minacciata dagli spauracchi del terrorismo, della neve e della meningite.

Almeno fino a metà giornata, comunque, senza né l’uno (bene) né l’altra (benissimo) né l’altra ancora (meglio).

La strana dislocazione delle bancarelle, fuori dal corso e dalla piazza del mercato, sparse intorno al Castello o giù di lì, e questa fila di paure grandi e piccole hanno fatto, comunque, la differenza, portando una partecipazione degli aquilani parsa inferiore al solito.

Difficile, comunque, fare confronti rispetto alle edizioni precedenti in cui le banchette erano ammassate lungo il corso, oggi del tutto deserto, sensazione straniante.

Che cosa si compra alla Fiera? Tutto e niente, come al solito. Le scope allungabili, le piadine con la salsiccia perché è tradizione, i dolciumi, gli ammenicoli per la casa, salumi e formaggi, vasellame, bronzi, felpe e maglie da calcio, ricambi per fornelli e così via.

La consueta teoria di colori e odori in cui perdersi per passeggiare (quasi tutti), comprare almeno un solo oggetto per tradizione (molti) o fare incetta di spugne magiche e affettatori di ananas (pochini).

Quanto alla nota di colore, per chi stia cercando “miss bancarella”, la si trova a metà di viale Gran Sasso, come al solito “porta principale” della fiera, e vende il miracoloso Lux, che rigenera, pulisce e ravviva marmo, acciaio, legno e ogni altra cosa. (alb.or.)