L’AQUILA – “Era un assassinio annunciato, quell’uomo poteva essere fermato prima”.
Gemma Andreini, presidente della commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo, commenta così il caso di duplice omicidio avvenuto ieri sera a Pescina (L’Aquila), per mano dell’albanese di origini kosovare Veli Selmanaj che ha freddato a colpi di pistola la sua ex moglie Fatime e sua figlia Sene Ada nel parcheggio di un supermercato.
“Un caso eclatante perché, come molti, era prevedibile – sottolinea la Andreini – La donna, infatti, si era più volte rivolta alle istituzioni per essere tutelata contro un marito violento che aveva abusato sessualmente delle figlie”.
Intanto spuntano le prime parole dette dall’uomo negli interrogatori in procura: “Le ho uccise per salvare il mio onore”, si sarebbe giustificato.
Quello di Pescina è il secondo episodio di femminicidio in Italia dopo la conversione in legge del decreto sulla violenza di genere e la sicurezza del 15 ottobre scorso.
“Ci vorrà tempo perché la norma produca i suoi effetti. Non si può immaginare che dopo l’approvazione di una legge non si verifichino più casi come questo – spiega – Il testo aveva bisogno di alcuni emendamenti che lo completassero, approfondamenti che io e altri presidenti delle commissioni Pari opportunità abbiamo discusso in un’audizione in Parlamento, insieme a esponenti degli ordini degli avvocati e dei centri antiviolenza”.
Tra gli emendamenti, spicca l’istituzione di uno sportello per i cosiddetti “maltrattanti”, al quale i soggetti violenti potranno rivolgersi per essere rieducati e l’introduzione di finanziamenti per i centri antiviolenza e case rifugio: 10 milioni per il 2013, 7 nel 2014 e altri 10 all’anno dal 2015.
A partire dal 25 novembre prossimo, inoltre, in concomitanza della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la Regione finanzierà la creazione di un’app per tutti i cellulari, che potrà aiutare le vittime a riconoscere i soprusi dei quali sono oggetto, spesso inconsapevolmente.
“L’iniziativa è una proposta della Pari opportunità che metterà a disposizione di tutte le donne le domande più frequenti e le conseguenti risposte per capire se si è oggetto o meno di violenza, non solo fisica, ma anche psicologica – specifica la Andreini – Alle commissioni provinciali e comunali sarà dato il compito di diffondere il più possibile questa applicazione sui territori di competenza”.
La Regione, inoltre, partecipa al finanziamento europeo Daphne III che scadrà a dicembre 2013, con un progetto di rieducazione dei “maltrattanti” all’interno dei consultori abruzzesi.
“L’università degli studi di Teramo è il capofila, mentre la Regione e l’Azienda sanitaria locale di Pescara sono partner di questa sperimentazione. Ci stiamo lavorando proprio in questi ultimi mesi e speriamo di poter vincere il bando”, conclude.
L’INTERROGATORIO: ”LE HO UCCISE PER SALVARE IL MIO ONORE”
“Dovevo salvare il mio onore ecco perché le ho uccise”.
È questa la confessione di Veli Selmanai, l’albanese di origini kossovare che due giorni fa ha freddato a colpi di pistola la sua ex moglie Fatime e sua figlia Sene Ada nel parcheggio del supermercato Todis di Pescina (L’Aquila).
Secondo quanto riportato dal Messaggero, queste sono state le parole dell’omicida davanti ai magistrati inquirenti, Maurizio Cerrato e Guido Cocco, che lo hanno interrogato per quasi tutta la notte nella caserma dei carabinieri di Avezzano (L’Aquila).
“L’altra sera le ho seguite, appena uscite dal supermercato mi sono avvicinato e ho ucciso con la pistola prima mia moglie e poi mia figlia”, ha dichiarato il padre-orco, che nel 2011 era stato allontanato dalla famiglia in seguito a una denuncia della moglie per molestie e violenza sessuale nei confronti delle figlie.
Non ricorda neanche il numero di colpi esplosi, “forse cinque o sei, ma non lo so bene. Poi sono sono fuggito con la mia auto e mi sono fermato a un bar di Venere”.
Un’altra ipotesi potrebbe essere che il raptus di follia sia stato scatenato dall’orgoglio ferito. Selmanaj, infatti, aveva visto alcune foto della sua famiglia dalle quali era stato tagliato via.
Le ha uccise con una Magnum 22, mai dichiarata e acquistata in Kossovo due anni fa: i colpi della pistola hanno raggiunto le vittime al torace, secondo una prima ricostruzione tre avrebbero colpito la giovane 21enne e due la madre, di 45 anni.
I magistrati hanno disposto l’autopsia sui due corpi delle vittime che verranno effettuate questa mattina.
L’uomo, invece, è stato rinchiuso nel carcere di Avezzano ed è assistito dall’avvocato Giovanni Baldassarre.