L’AQUILA – Come ovunque, tante attività commerciali, anche a L’Aquila e nel cratere post sisma 2009, sono state travolte dalla buriana dell’emergenza coronavirus. In questo scenario ha dunque del clamoroso il fatto che sono congelati in cassa ben 3,5 milioni di euro del bando Fare centro, a beneficio di una quarantina di attività, che attendono anche da mesi il rimborso a fondo perduto previsto dal programma avviato nel 2017, con un budget di 20 milioni di euro, per favorire il ritorno o l’apertura di attività produttive nei centri storici del cratere desertificati dal sisma del 6 aprile 2009.

Il motivo del grave ritardo lo si evince da una lettera del 24 aprile venuta in possesso di Abruzzoweb,  a firma del rup esterno del bando, Vincenzo Rivera, ex direttore generale della Regione Abruzzo, oggi direttore dell’Ufficio speciale ricostruzione sisma 2016 di Teramo, braccio operativo dell’ex presidente vicario Giovanni Lolli, e che ha mantenuto il ruolo di rup della misura di cui è soggetto attuatore la Regione Abruzzo, tramite il Dipartimento Affari della Presidenza e l’assessore regionale di Fratelli d’Italia, Guido Liris che ha la delega alla ricostruzione post-sisma. La convenzione in ogni caso è stata da poco rinnovata.

Nel rispondere  ad un imprenditore che chiedeva dove fosse finita la sua pratica, Rivera spiega che la causa principale dell’impasse è che non è stata rinnovata la convenzione da parte della Regione alla sua società in house, Abruzzo engineering, che fino a novembre si era occupata delle istruttorie ottenendo, assicurano le fonti di questa testata, per il servizio un finanziamento di 1,8 mila euro, a valere sugli stessi fondi. Non rinnovata la convenzione, la Regione però non si è attrezzata per mandare avanti le pratiche, tanto che, da quanto si apprende, gli uffici restano sguarniti e ci si continua ad affidare ad una collaboratrice esterna di Abruzzo engineering.

Rivera in una replica all’articolo di Abruzzoweb, riportata integralmente qui di seguito contesta le cifre riferite a questa testata dalle fonti, affermando che”in base al report aggiornato “le pratiche del bando di Fare centro in attesa sono 23 e non 40, e parte delle quali sono riferibili al recentissimo scorrimenti della graduatorie, di esse 12 sono in attesa di integrazioni, 11 in lavorazione tra cui 4 relative al recente scorrimento”, con una cifra in gioco inferiore ai 3,5 milioni di euro. E’ inoltre “di 774 mila euro e non 1,8 milioni l’ammontare delle spese tecniche a favore di Abruzzo engineering”.

E non è certo l’unico imprenditore sul piede di guerra, quello a cui ha risposto Rivera: un gruppo di beneficiari di Fare centro, chiedendo l’anonimato, protestano ad Abruzzoweb, “Abbiamo dovuto in questi ultimi periodi stringere i denti per superare l’emergenza covid-19, ci saremmo aspettati maggiore solerzia e vicinanza da chi gestisce questo bando. E’ intollerabile aver presentato i rendiconti di quanto anticipato di tasca nostra e non avere risposte da mesi. Mai come oggi la celerità può essere determinante per sopravvivere o chiudere bottega”.

Il risultato è insomma un rallentamento della misura che finora, con un ritmo tutto sommato accettabile, ha erogato 15 milioni a circa 400 attività nei centri storici del cratere, con quello dell’Aquila che ha fatto la parte del leone. Da quando nel 2017 è stata predisposto il bando, su iniziativa in particolare del vicepresidente della Regione del Partito democratico Lolli, poi diventato presidente vicario nell’estate 2019, quando il presidente Luciano D’Alfonso è andato a Roma a fare il senatore.

Il bando Fare centro è finanziato con quota parte dei 200 milioni di euro dei fondi Restart, ovvero il 4% stornato dal budget miliardario della ricostruzione edilizia post sismica, e che hanno finanziato finora altre importanti misure per attività produttive, turismo e cultura. E anche qui molte sono le risorse da programmare e spendere

Beneficiari di Fare centro, giova ricordare, sono imprese, professionisti e altri soggetti con partita Iva ed è previsto un contributo a fondo perduto per spese di investimento e  gestione, con importo minimo di spesa cumulata ammissibile pari a euro 20mila euro al netto dell’Iva, e ancora contributi in de minimis nella misura massima del 70% della spesa ammissibile, relative ad investimenti e costi di gestione, per non più di 18 mesi consecutivi, comprese quelle  già sopportate a partire dal gennaio 2014.

Una boccata di ossigeno importante, per le quaranta attività che sono ancora sono in attesa, e che hanno da mesi presentato i rendiconti, dopo aver anticipato tutti i soldi per aprire o tornare in centro storico, sobbarcandosi anche i costi anche per la stessa presentazione della rendicontazione, per le consulenze e le perizie ad esempio, e che in ogni caso non vedranno riconoscersi l’iva.

Questo dopo aver stretto i denti nel terribile 2020, quando l’attività è stata nulla o ridotta a causa dei lockdown e delle limitazioni anti covid. Tenuto conto che in forte ritardo è anche l’erogazione dei ristori messi in campo dallo Stato e dalla Regione, per far fronte alla devastazione economica causata dalla pandemia.

In ogni caso l’intoppo è sempre lo stesso, visto che i soldi sono in cassa: la macchina burocratica che non funziona, che è sottodimensionata, che non garantisce tempi celeri.

Nel caso dei fondi di Fare centro, le istruttorie e lo sblocco dei fondi sono stati affidati dalla Regione, soggetto attuatore, alla sua società in house Abruzzo engineering, che però non si è visto rinnovare la convenzione a novembre, nonostante l’emergenza covid. Tra i motivi, c’è chi sostiene, il costo del servizio reso da Abruzzo Engineering, che era costato finora 1,8 milioni.

Significativa dunque una lettera di risposta che si è vista recapitare il 23 aprile scorso, un beneficiario che aveva presentato il rendiconto a novembre senza aver avuto notizie della sua pratica. La risposta è a firma di Rivera, che scrive quanto segue.

“In riferimento alla vostra richiesta di pagamento del saldo del contributo concesso a valere sul
Bando in oggetto, si fa presente che, a causa di problemi riguardanti la sottoscrizione della nuova
convenzione con la società in house della Regione Abruzzo deputata all’assistenza amministrativa al Bando, non è stato possibile garantire la prosecuzione delle attività di istruttoria in corso alla data del 31 dicembre u.s., in quanto le unità di personale che avevano in carico tale istruttoria sono cessate il 30 novembre 2020”.

E aggiunge: “Si comunica, altresì, che nel mese di aprile tale attività istruttoria è stata riavviata con il supporto di personale regionale che, essendo in numero esiguo, dal 3 maggio p.v. verrà affiancato da ulteriori unità, in modo da poter accelerare l’attività in questione, che si prevede possa terminare entro la fine del prossimo mese”.

Non è dato a sapere se questo rafforzamento dell’ufficio sia avvenuto e in che consistenza, è intanto significativo che la lettera di risposta è stata inviata da Rivera per conoscenza al direttore del Dipartimento Presidenza Emanuela Grimaldi, come a voler rendere edotto l’esecutivo regionale del problema che riguarda il bando Fare centro, da parte di un rup che non fa parte più parte della compagine regionale e si deve occupare ora pressoché  a tempo pieno delle pratiche post sisma 2016, che sono decollate negli ultimi due anni hanno avuto un ulteriore abbrivio  con  l’insediamento del commissario Giovanni Legnini ad inizio 2020 e le sue ordinanze che hanno semplificato l’iter.

LA REPLICA DI VINCENZO RIVERA

“In base al report aggiornato le pratiche del bando di Fare centro in attesa sono 23 e non 40, e parte delle quali sono riferibili al recentissimo scorrimenti della graduatorie, di esse 12 sono in attesa di integrazioni, 11 in lavorazione tra cui 4 relative al recente scorrimento, per una cifra molto inferiore ai 3,5 milioni”.

Lo afferma Rivera in replica all’articolo di Abruzzoweb.

“La convenzione sottoscritta con Abruzzo engineering   – afferma poi Rivera – non è pari a 1,8 milioni  ma di finora sono stati  774.523 euro, che corrisponde al 3% della dotazione finanziaria complessiva del bando, una quota di gran lunga inferiore rispetto a quanto prende Formez e Invitalia, che è pari a circa l’8%”.”La nuova convenzione  firmata con Abruzzo engineering  a fine aprile  sarà pari a circa 125.618 euro.  Pertanto il mancato rinnovo della convenzione con Abruzzo engineering non è imputabile all’onerosità della convenzione, che è stata prorogata  contestualmente a tutte le altre in essere con la Regione Abruzzo”, prosegue Rivera.

Inoltre Rivera evidenzia che “la direttrice degli affari della presidenza è co-firmataria della nota e non destinataria della stessa, pertanto non avevo alcuna ragione di rendere edotta la nuova amministrazione, poiché perfettamente consapevole della questione”.

Il rup tiene poi a sottolineare che “in base al report aggiornato e pari alla metà di quanto indicato sono una ventina, e parte delle quali sono riferibili al recentissimo scorrimenti della graduatorie”.

Quanto all’attività di ricostruzione nel cratere 2016 Rivera tiene a sottolineare che “il recupero degli anni passati è già abbondantemente avvenuto, tanto che l’Abruzzo ha lasciato l’ultima posizione della graduatoria tra le quattro regioni del cratere del centro Italia. La regione Abruzzo non è più fanalino di coda ed autorizza circa 100 cantieri ogni mese per un importo finanziario, nel solo corrente mese, pari a 20 milioni. Fino ad oggi sono state autorizzati 910 cantieri di cui 59 riconducibili alle nuove procedure, introdotte con la semplificazione.”