VASTO – “Riflettendo sul pasticcio di ieri, nonostante l’eccezionale sforzo organizzativo, sono costretto ad ammettere l’inadeguatezza del servizio sociale, al quale ho sempre riconosciuto la buona fede”.
Così lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia nel bosco, all’indomani del rinvio dell’incontro previsto tra i bambini e i genitori nella nuova casa di Palmoli, deciso dai servizi sociali per l’assenza delle condizioni di “sicurezza e privacy”.
Intanto oggi è stato il primo giorno di scuola per i tre bambini. Due sono iscritti alla seconda elementare e uno alla quarta. Primo giorno con gli occhi addosso dei compagni di scuola, genitori e la solita comitiva di giornalisti e fotografi. Primo giorno di socializzazione dopo diversi mesi trascorsi nella vicina casa famiglia denominata Casa accoglienza Genova Rulli che dista qualche chilometro dalla scuola dove sono stati iscritti. I bambini sono arrivati accompagnati dagli assistenti sociali.
Nella giornata di martedì era saltato il ritorno a Palmoli per la calca di giornalisti davanti alla casa messa a disposizione dal Comune. L’incontro tra figli e genitori è avvenuto altrove, lontano da occhi indiscreti.
“Basta criminalizzare questi genitori. Non è certo colpa loro se l’incontro non è avvenuto ieri”, afferma Cantelmi, secondo cui si è trattato di “una decisione unilaterale e per noi discutibile e sconcertante del servizio sociale”.
Lo specialista contesta anche l’ipotesi che il rinvio sia stato determinato dal comportamento della famiglia e chiede di “ristabilire la verità”.
Secondo Cantelmi, il servizio sociale era stato informato venerdì, tramite Pec, della possibile presenza di giornalisti nei pressi dell’abitazione.
“A queste Pec è seguito un silenzio glaciale”, sostiene.
La famiglia avrebbe quindi rivolto appelli ai giornalisti e, successivamente, il sindaco avrebbe fatto sgomberare l’area. Nonostante l’assenza dei giornalisti, prosegue Cantelmi, il rientro sarebbe stato comunque considerato rischioso per il clamore mediatico. I bambini, dopo circa 40 minuti di viaggio e 30 minuti di attesa in auto, sarebbero stati accompagnati in un altro luogo per un breve incontro con i genitori e poi riportati a Vasto.
“Tre ore e mezzo di odissea – commenta lo psichiatra, secondo cui “il caos, il traumatismo, la delusione e l’incomprensibilità di quanto avvenuto” potrebbero aver avuto un impatto sui bambini maggiore del rischio paventato.
“Questi bambini hanno bisogno dell’amore dei loro genitori”, conclude Cantelmi, auspicando che non si verifichino altri “pasticci” e che venga messo “al primo posto il vero benessere dei bambini: ritornare a casa”.
Sostiene invece il Servizio sociale dell’Ambito Sociale Alto Vastese Ecad 14.
“Unica possibilità di garantire la dovuta riservatezza è non fornire informazioni alla stampa e non rendere note le date degli incontri. L’equipe di questo Servizio Sociale ha il dovere di garantire che i bimbi non siano sottoposti a spettacolarizzazione mediatica. Giornalisti e Tv erano pronti a mandare in onda le immagini di un incontro che rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di ricongiungimento”.
Nella nota indirizzata all’avvocato Simone Pillon, che rappresenta la ‘famiglia nel bosco’, e alla tutrice dei bambini nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Maria Luisa Palladino, si ricorda che il Servizio sociale “ha comunicato alla famiglia, per mezzo del loro legale, che l’incontro non avrebbe avuto luogo in caso di presenza dei giornalisti”. Secondo il Servizio sociale i bambini “di lì a poco si sarebbero nuovamente trovati in tutti programmi televisivi, immortalati e videoripresi in quello che per antonomasia è un ‘incontro protetto””.
“L’allontanamento temporaneo dei giornalisti dall’area – spiega ancora il Servizio sociale nella nota a Pillon e Palladino, firmata da ‘l’équipe educativa’ – non poteva essere motivo sufficiente di garanzia, potendo gli stessi riavvicinarsi in prossimità dell’abitazione in ogni momento, essendo presumibilmente rimasti poco distanti”.





