CITTÀ SANT’ANGELO – La collina sembra “Apocalipse Now”. Un cratere grigio enorme, alberi anneriti, macerie sparse per chilometri. E fumo. Incendi. Olivi in fiamme a centinaia di metri.

Una scintilla forse, un errore umano, non si sa: è saltata in aria così intorno alle 10.30 la premiata fabbrica di fuochi d’artificio Di Giacomo, vanto iridato del settore in Abruzzo, celebrata e conosciuta tanto da partecipare ai prossimi mondiali di Valmontone (Roma).

Cioè gente brava ed esperta, soprattutto. Un boato terrificante di centinaia di chili di polvere pirica che ha subito ammazzato tre persone della famiglia: il titolare Mauro e il fratello Federico, più l’altro parente Roberto Di Giacomo.

E mentre su mezza provincia pescarese un immenso e impressionante fungo ‘atomico’ biancastro si alzava nel cielo, la tragedia non si era ancora compiuta definitivamente: ambulanze, vigili, soccorsi e vigili del fuoco, sirene e elicotteri si avviavano verso Villa Cipressi, frazione agricola di Città Sant’Angelo, verso la collina in fiamme, e con loro anche Alessio, il figlio 22enne di Mauro.

La devastazione e la tragedia erano evidenti, sconvolgenti, case sventrate, mura polverizzate: Alessio arriva di corsa insieme ai soccorritori, che gli dicono di allontanarsi, di stare attento.

Ma il ragazzo è sconvolto e si butta tra le macerie per tentare di salvare padre e zio. Non ascolta nessuno. Una incoscienza, un suicidio, una follia. Lui che in mezzo ai fuochi d’artificio è nato e vissuto, e che sa che non bisogna scherzare con quei pericolosi pacchetti incartati.

E proprio in quell’attimo una seconda e potente esplosione lo colpisce in pieno: schegge, mattoni, blocchi di cemento che lo investono e lo uccidono sul colpo.

Anche quattro vigili del fuoco vengono feriti da questo scoppio bis, uno in modo serio. Alessio per ora è l’unica vittima riconosciuta all’obitorio della tragedia di Villa Cipressi: dei tre Di Giacomo non c’è ancora traccia, spariti nel fungo ‘atomico’ creato da almeno 10 tonnellate di polvere da sparo.

Per una vittima accertata ecco poi il miracolo della nonna dei Di Giacomo: a 92 anni è uscita miracolosamente illesa dall’abitazione attigua alla fabbrica esplosa, ma non si sarebbe resa conto di quanto stesse avvenendo.

In un primo momento era stata data per dispersa nel crollo seguito allo scoppio. Ma Gilda Tauro, la decana della famiglia Di Giacomo, è in condizioni cliniche discrete, considerato che soffre di una forma di demenza senile. E non sarà facile per le forze dell’ordine se e come proseguire nella ricerca dei dispersi, in quanto c’è il forte pericolo di nuove esplosioni per la presenza di polvere nera e fuochi di artificio inesplosi.

L’enorme area del cratere, campi coltivati, boschi, uliveti, colline e dirupi, è ancora interdetta e dovrà essere bonificata dagli artificieri, perché come hanno spiegato i carabinieri “con la deflagrazione in tutta l’area si sono disseminati gli ordigni, le bombette con le quali si fanno i fuochi d’artificio”.

Mentre anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto informazioni sulla tragedia al prefetto Vincenzo D’Antuono, la procura di Pescara ha già aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di disastro colposo e omicidio plurimo colposo a carico di ignoti: l’inchiesta è nelle mani del pm Anna Lisa Giusti.

TROVATI I CADAVERI DEI TRE DISPERSI

Sono stati ritrovati i corpi dei tre dispersi per l’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio nel pescarese, a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo (Pescara).

Ne ha dato notizia a Pescara il sottosegretario all’interno con delega ai vigili del fuoco Giampiero Bocci, insieme al capo dipartimento dei vigili del fuoco Francesco Paolo Tronca.

Con loro anche Alfio Pini, capo del Corpo nazionale dei vigili, tutti a Pescara per una visita istituzionale al comando provinciale dei vigili, in viale Pindaro.

Ad accoglierli il comandante provinciale Pietro Di Risio e il prefetto Vincenzo D’Antuono.

I resti dei dispersi sono stati trovati tra le macerie.

Il sottosegretario Bocci ha parlato di un “bilancio pesantissimo”, dopo aver dato notizia del ritrovamento dei tre dispersi, ricordando che ci sono anche diversi feriti.

Ha portato il saluto del ministro Alfano, contattato da Pescara, e “la solidarietà del governo e del Corpo nazionale a questi uomini che hanno dimostrato una grande passione e si sono sacrificati, come sempre, per salvare cose e persone”.

“Sono intervenuti in pochissimo tempo – ha fatto notare – e la grande capacità di intervenire subito li ha portati per fatalità a essere colpiti dall’esplosione”.

UN TESTIMONE: “C’ERA UNA PIOGGIA DI SASSI INFUOCATI”

È l’unico testimone oculare e può raccontare perché ha visto fisicamente l’esplosione.

Sergio, 66 anni, è il trattorista di un’azienda agricola che ha i terreni sulle colline prospicienti la fabbrica Di Giacomo è saltata in aria a Villa Cipressi di Città S.Angelo.

“Stavo arando il terreno quando mi sono dovuto fermare e spegnere perchè avevo appena ricevuto una telefonata – inizia il racconto Sergio, ex militare nel genio pionieri dei paracadutisti – stavo proprio guardando in quella direzione, quando all’improvviso si è scatenato l’inferno. Sotto di me il terreno ha cominciato a sollevarsi, fumo, polvere e un rumore incredibile, ma il ricordo più forte è la pioggia di macerie incandescenti”.

“Tutti gli incendi dei terreni circostanti – prosegue – è stava dovuta proprio a questi blocchi di cemento o altro materiale che sono caduti sul terreno dopo l’esplosione, come palle di fuoco”.

L’ESPLOSIONE DAL DEPOSITO DI BOTTI ILLEGALI

Sarebbe stato il deposito giudiziario di botti illegali a esplodere per primo ieri mattina nell’azienda dei fratelli Di Giacomo.

Testimoni e prime ipotesi d’indagine confermano che l’incidente ha avuto origine non nella fabbrica Di Giacomo ma nella casamatta giudiziaria.

Sono state due complessivamente le esplosioni che ieri hanno devastato la collina a Villa Cipressi, provocando quattro morti.

La prima, intorno alle 10.15, si è verificata nel deposito autorizzato nel quale le forze dell’ordine conservavano in deposito giudiziario tutti i botti sequestrati illegalmente nelle varie indagini in Abruzzo.

La seconda esplosione, che ha ucciso il giovane Alessio Di Giacomo, il cui corpo è stato l’unico ritrovato al momento, è avvenuta nella fabbrica.