L’AQUILA – “Siamo in un contesto geopolitico molto complesso, dove l’Italia e l’Europa rischiano di perdere ulteriormente competitività, in particolare per le politiche aggressive di Stati Uniti e la spinta all’innovazione della Cina. Basti pensare che fino a un po’ di anni fa su dieci nuovi farmaci, cinque venivano prodotti in Europa, oggi solo due, e in generale nell’ultima decade la quota di studi clinici condotti qui è notevolmente diminuita (dal 18% al 9%)”.

A ricordarlo, nell’intervista ad Abruzzoweb, è Fulvia Filippini, direttore Affari Istituzionali Sanofi in Italia, durante l’evento “Fare Rete per fare Inclusione e Sviluppo in Abruzzo”, un momento di confronto tra istituzioni, mondo accademico, impresa e associazioni, organizzato da Sanofi, multinazionale del farmaco che a Scoppito, vicino all’Aquila, ha uno dei suoi due stabilimenti in Italia.

Un polo strategico che, solo nel 2024, ha contribuito per circa 74 milioni di euro al PIL, ha generato oltre 38 milioni di euro di reddito per le famiglie e sostenuto un impatto occupazionale complessivo tra diretto, indiretto e indotto, quasi 900 persone.

Considerazioni, quelle di Filippini, che riguardano l’intero comparto farmaceutico abruzzese che, come certificato dai recenti dati della Banca d’Italia, rappresenta il nuovo motore l’economia regionale e in particolare dell’export, cresciuto nel 2025 del 6,9%, più della media nazionale, grazie alla forte crescita delle vendite di prodotti farmaceutici, del 56,5, gli oltre 3mila addetti senza contare l’intero indotto. Tutto questo grazie non solo a Sanofi, ma ad altri colossi come Dompé Farmaceutici e Menarini all’Aquila, Alfasigma ad Alanno, in provincia di Pescara, Acs Dobfar a Teramo.

Comparto che negli ultimi mesi vive con una certa preoccupazione la decisione del l’Agenzia del farmaco, l’Aifa, che a fronte alla spesa farmaceutica di 4,7 miliardi di euro oltre il tetto stabilito per gli acquisti diretti, sarebbe pronta ad una drastica revisione del prontuario, al fino di comprimere la spesa.

“Assistiamo a un ruolo crescente della Cina nell’ambito, anche nella ricerca e nelle ricerca clinica – entra nel merito Filippini – per non parlare della politica dei dazi Usa di Donald Trump, in una situazione di forte incertezza, a cui si aggiunge la politica del Most Favorite Nation”, riferendosi all’intervento da parte dell’amministrazione Trump sul tema del prezzo dei farmaci, con un meccanismo che impone alle aziende farmaceutiche di allineare i listini dei prodotti ancora sotto tutela brevettuale, e quindi più innovativi, al prezzo minimo praticato in Stati con reddito pro capite comparabile a quello statunitense.

Davanti a questo scenario, prosegue Filippini, “è fondamentale che l’Europa, e l’Italia, prevedano una strategia chiara per favorire la competitività nell’innovazione e dedicare incentivi per la ricerca e sviluppo, e per lo sviluppo industriale di farmaci innovativi. In questa direzione va senz’altro il Biotech act, in discussione in Europa, il cui obiettivo è proprio quello di cercare di estendere la copertura della proprietà intellettuale e di portare degli incentivi che ci consentano di tornare a competere con gli Stati Uniti e Cina. L’Italia, infatti è un hub strategico in Europa per quanto riguarda il manufacturing, e, senza questa strategia chiara e una pronta azione, rischieremmo di perdere questa competitività”.

Cosa significa il farmaceutico per l’Italia lo dicono del resto in numeri resi noti nella recente assemblea di Farmindustria, l’associazione di categoria: parliamo di un valore della produzione di 74 miliardi di euro leader in Europa, il valore dell’export è di 69 miliardi di euro, generando il 75% della crescita in Italia nel 2025. E, per quanto riguarda l’occupazione, 72 mila sono gli addetti al settore, in crescita del 10%, e del 25% tra gli under 35. Se si considera anche l’indotto e la filiera, si arriva a 316.000 addetti. Gli investimenti in ricerca e sviluppo superano i 4 miliardi di euro.

“La nostra missione – ricorda a questo proposito Filippini – è proprio quella di ricercare, sviluppare, produrre e mettere a disposizione dei pazienti farmaci first in class, best in class, che vadano a rispondere a bisogni non soddisfatti per i pazienti. Per questo la nostra ricerca è focalizzata soprattutto nell’ambito dell’immunologia, con una pipeline altamente innovativa sia in farmaci sia in vaccini e soluzioni di immunizzazione. Abbiamo circa un’ottantina di progetti di ricerca in questo momento in sviluppo, alcuni (34) in fase anche molto avanzata, e in Italia investiamo molto anche nell’ambito della ricerca clinica. Solo nel 2024 abbiamo investito circa 45 milioni di euro”.

Da questo punto di vista, conclude Filippini, “il nostro sito di Scoppito è davvero strategico, è un hub di eccellenza globale, grazie anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, per accelerare il passaggio dalla ricerca alla produzione su larga scala, con sempre anche un forte impegno nelle politiche di sostenibilità e abbiamo anche sempre attivamente collaborato con la Regione e il MiMIT in ottica di sinergia su progetti altamente innovativi come ad esempio il Columbus”.