L’AQUILA – “Siamo davvero noi italiani ad avere violato le regole della moneta unica, o l’hanno invece fatto i nostri fustigatori tedeschi? Vi sono delle ‘regole del gioco’, ben note all’analisi economica, che rendono un’area monetaria sostenibile. Ispirate da precetti monetaristi, le regole nei fatti adottate nell’Eurozona sono invece altre, e sono quelle che la Germania ha ritenuto più confacenti al proprio modello mercantilista”.
Verrà presentato domani, giovedì 27 settembre alle ore 17 all’Aquila, presso la sala convegni dell’Hotel L’Aquila in via Simonetto 5/A, l’ultimo libro dell’economista Sergio Cesaratto dal titolo “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’Euro” (Imprimatur edizioni), nel corso del convegno “Euro e fake news. Chi e perché mistifica la realtà sulla moneta unica”.
Al convegno, che andrà anche in diretta su Facebook, organizzato dal quotidiano digitale AbruzzoWeb.it, interverrà telefonicamente il professor Giulio Sapelli, economista ed ex docente universitario, tra i possibili candidati premier prima che la scelta cadesse su Giuseppe Conte.
Previsto anche un intervento di un ex lavoratore della Intecs dell’Aquila.
Cesaratto, professore ordinario di Politica monetaria e fiscale dell’Unione Economica e Monetaria europea, Economia internazionale e Post-Keynesian Economics all’Università di Siena, ripercorre nel libro le ragioni storico-politiche che hanno portato l’Italia a sostenere la moneta unica come sostituto di un patto sociale interno volto a regolare il conflitto distributivo, accettando così regole del gioco esterne basate su principi antidemocratici, vantaggiose per gli altri, lesive per la nostra crescita.
“L’illustrazione delle proposte di riforma tedesche -spiega l’economista – mostra la continuità con gli errori che hanno prodotto la crisi finanziaria e accentuato le asimmetrie europee”.
Lo stesso Cesaratto ha cercato di spiegarlo al pubblico tedesco in una conferenza tenuta a Friburgo, città-simbolo del discorso politico-economico ‘ordoliberista’ dominante in Germania, considerato un “universo parallelo” nel resto del mondo.
“La questione, però – spiega ancora l’economista – è di farlo capire agli italiani, in particolare a quella parte della classe dirigente che ancora prende per populismo le critiche all’Europa condivise dai migliori economisti internazionali”.





