LANCIANO – “Nessun accordo è stato raggiunto, ma in compenso entro il 31 agosto i dipendenti del supermercato Conad di Lanciano, in provincia di Chieti, dovranno dichiarare se vogliono accettare l’incentivo all’esodo volontario o no”.

È un’ennesima fumata nera quella che emerge dall’ultimo incontro della cosiddetta fase sindacale della vertenza Conad, che consiste in 45 giorni per trovare un accordo, a fronte degli esuberi dichiarati dal noto marchio di supermercati.

A rischio ci sono 66 lavorati ed altrettante famiglie abruzzesi: 45 nel punto vendita di Vasto e 21 in quello di Lanciano. Uno scenario che ha gettato nella preoccupazione centinaia di lavoratori in tutta la regione, l’azienda, infatti,  ha dichiarato lo stato di crisi dal 2013, accedendo a una serie di ammortizzatori sociali, ma dei dieci ipermercati facenti riferimento a Conad Adriatico, quattro in Puglia, uno a Campobasso, tre in provincia di Chieti, uno all’Aquila e uno a Teramo, solo tre sono usciti dallo stato di crisi aziendale, (Teramo, il punto vendita all’interno del Centro commerciale Megalò di Chieti e L’Aquila), mentre per tutti gli altri la procedura di licenziamento è aperta, con quasi 300 posti a rischio.

“Adesso non resta che attendere la convocazione dalla Regione per poter dare il via alla fase istituzionale (ulteriori 30 giorni). Anche per Vasto, gestito dalla società ‘Pianeta’ e per cui l’ultimo incontro è fissato alle 10 di questa mattina, si potrebbe ripetere la stesso copione di Lanciano, perché al momento non ci sono le condizioni per poter firmare un accordo”, spiega ad AbruzzoWeb Maria Luisa Di Guilmi, segretario provinciale dell’Ugl Terziario di Chieti, presente al tavolo, convocato per il 21 agosto alle 15, insieme ai vertici della società “Adriatica”, che gestisce il punto vendita di Lanciano, rappresentata da Paolo Piombaroli, della Conad, per cui erano presenti Lino Fioravanti ed Ernesto Bianco e ai colleghi sindacalisti Elena Zanola, segretaria provinciale della Filcams Cgil e Stefano Murazzo della Fisascat Cisl provinciale.

L’incentivo all’esodo si traduce in un reddito da lavoro dipendente, pagato dal datore di lavoro a fronte della risoluzione anticipata consensuale del rapporto, dunque per essere considerato tale occorre che risulti dalla volontà delle parti che l’erogazione è finalizzata allo scioglimento del contratto di lavoro.

Questa misura comporterebbe, da parte del datore di lavoro, un’offerta di somme aggiuntive, rispetto al  trattamento di fine rapporto (Tfr).

Ma questo come potrebbe in concreto risolvere il problema degli esuberi?

“In base al monte ore dei dipendenti, che hanno diversi tipi di contratto, e a seconda delle persone che decideranno volontariamente di accettare l’incentivo, si farà un conteggio complessivo delle ore, che dovranno essere decurtate dal monte ore di esubero che l’azienda ha dichiarato. Solo così riusciremo ad avere contezza di quante ore dovranno essere ridotte dall’orario contrattuale dei lavoratori che resteranno in campo”, ha sottolineato Di Guilmi.

In uno scenario dove restano da sciogliere molti nodi e in un clima di tensione generale, assumono grande importanza gli incontri che si terranno domani a Vasto, alle 10, e a Campobasso alle 15, anche se, da quanto appreso, sarà difficile riuscire a trovare un risultato diverso da quello ottenuto a Lanciano l’altro ieri.