L’AQUILA – AbruzzoWeb non ha diffamato il rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, raccontando la vicenda del testamento di un suo zio sacerdote don Giuseppe Di Iorio conteso con alcuni parenti.
Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, archiviando il procedimento nato dopo la denuncia per diffamazione inoltrata dal rettore nei confronti del direttore di questa testata Berardo Santilli e del caporedattore Alberto Orsini, estensore dell’articolo, oltre che del congiunto che rilasciava alcune dichiarazioni.
Santilli e Orsini erano difesi dagli avvocati Fabrizio Fiaschetti e Raffaele Picariello.
Il pezzo del 15 maggio 2012 raccontava di un’inchiesta giudiziaria, oggi conclusa, nata a seguito di una denuncia di alcuni parenti marsicani del rettore, capeggiati dal cugino Romolo Calisi, autore dell’esposto per conto della madre, Elvira Di Iorio, sorella del religioso. I parenti contestavano la nomina di Di Orio a erede universale di don Giuseppe, che gli ha lasciato 160 mila euro, due abitazioni e un terreno.
La pubblicazione di questa vicenda, privata ma di pubblico interesse vista l’importanza del personaggio, come oggi riconosciuto anche dal tribunale, ha mandato su tutte le furie il rettore: il suo legale, Giovanni Marcangeli, ha chiesto e ottenuto la pubblicazione di una lunga nota di replica, ma non pago di questo, Di Orio ha querelato tutti.
Ma la diffamazione non c’è stata. In particolare, infatti, come si legge nell’ordinanza di archiviazione, Gargarella ha riscontrato che “nel caso in esame appare correttamente esercitato il diritto di cronaca giornalistica, poiché né vengono usati termini di per sé offensivi, né si fa riferimento a fatti non veri”.
Inoltre, “la notorietà e la figura pubblica dell’odierno querelante giustificavano l’interesse pubblico alla conoscenza di tale notizia”, terzo e decisivo paletto per la sussistenza del diritto di cronaca.
Argomentazioni condivise anche dal pubblico ministero rappresentante dell’accusa, Roberta D’Avolio: “Né tale diritto di cronaca appare essere stato usato fuori dai limiti consentiti, come delineato con chiarezza e precisione dal Pm nella sua richiesta di archiviazione”, scrive ancora Gargarella.
Nemmeno è importante, per il magistrato, che il procedimento giudiziario nei confronti di Di Orio reso noto dall’articolo di AbruzzoWeb sia stato poi a sua volta archiviato: “Il dato che interessava la pubblica opinione, e che è stato correttamente riportato – sottolinea – non è quello della sussistenza al fatto ascritto in capo all’odierno querelante, ma il fatto che in ogni caso vi fosse un procedimento penale che lo vedeva interessato”.
Ecco perché, “non potendo in ogni caso essere utilmente sostenuta l’accusa in giudizio”, viene disposta l’archiviazione del procedimento.
A proseguire, invece, sarà invece la vicenda di Di Orio, questa volta in sede civile: “I parenti – ha detto infatti ad AbruzzoWeb l’avvocato di Calisi, Raffaele Tolli – hanno intentato causa civile perché sostengono che il testamento di don Giuseppe non sia genuino. Sono già state fissate alcune udienze ma ci vorranno tempi più lunghi, probabilmente dopo la pausa estiva”. (red)





