PESCARA – Quanto incassano e soprattutto quanto costano le Camere di Commercio, a cominciare da quelle abruzzesi?

Curiosità legittima, in giorni in cui si assiste a un fuoco di fila di dichiarazioni al fulmicotone, anche nella nostra regione, contro la proposta, contenuta nekl documento di Economia e Finanza, della loro sostanziale cancellazione e conseguente attribuzione delle funzioni agli uffici dei Comuni e dei ministeri.

Per il premier Matteo Renzi, infatti, le Camere di commercio “di solito non fanno nulla di male, ma raramente fanno anche qualcosa di buono”. La sua idea è dunque quella di ottenere una riduzione fiscale cancellando l’obbligo di iscrizione annuo al Registro Imprese, un adempimento che costa da 88 euro per le piccolissime imprese a 30-40mila per quelle grandi.

Ma è proprio con i proventi dell’iscrizione al registro che le Camere di commercio si auto sostentano per pagare personale, sedi e offrire vari servizi sul fronte della promozione, formazione, internazionalizzazione, sostegno al credito, creazione di reti, azioni di sviluppo delle economie locali.

Detto questo, per farsi un’opinione completa, può essere utile spulciare i bilanci delle Camere di Commercio abruzzesi, pubblicati on line nei siti istituzionli, alla sezione amministrazione trasparente.

Cominciamo dalla Camera di Commercio di Pescara, che incassa 6, 2 milioni per l’iscrizione annuale e al registro, 1.3 milioni dai diritti di segreteria, 500 mila euro di contributi, trasferimenti, 580 mila euro con la gestione di beni e servizi.

Con queste risorse svolge numerose attività utili alle imprese che la finanziano, ma i costi di gestione della struttura sono senz’altro notevoli.

I cinquanta dipendenti costano infatti 2, 3 milioni di euro l’anno.

Il presidente Daniele Becci tra indennità e gettoni e rimborsi guadagna quasi 37 mila euro l’anno. Gli altri componenti del consiglio camerale poche centinaia di euro di gettoni di presenza. Più corposo l’esborso per i quattro dirigenti, che costano 90 mila euro l’anno ciascuno.

Le spese di funzionamento ammontano a 3,5 milioni di euro l’anno, 443 mila euro se ne vanno in consulenze e oneri legali.

La Camera di Commercio di Chieti incassa 9.5 milioni di euro. I dipendenti sono 55 e costano circa 2 milioni di euro l’anno.

Il presidente Silvio Di Lorenzo percepisce circa 35 mila euro l’anno, il direttore generale 142 mila euro, i dirigenti intorno ai 90 mila euro.

La Camera di commercio di Teramo, tutto compreso, incassa 8 milioni di euro. I dipendenti sono 66 per un costo di 2,3 milioni di euro. Per costi di gestione se ne vanno 1,2 milioni.

Il direttore generale guadagna 171 mila euro l’anno, i due direttori 93 mila e 103 mila euro. Il presidente Giustino Di Carlantonio percepisce 30 mila euro l’anno, e i 27 consiglieri camerali percepiscono fino a 4 mila euro l’anno di gettoni di presenza, ma la maggior parte di essi non arrivano ai mille euro l’anno.

Infine la Camera di commercio dell’Aquila: qui gli incassi sono di 6.2 milioni di euro tra diritti annuali e diritti di segreteria.

I 43 dipendenti hanno un costo di 2 milioni di euro. I due dirigenti percepiscono 125 mila e 88 mila euro.

Mentre 129 mila euro, si legge nel bilancio di previsione 2013, vengono spesi tra gettoni di presenza, revisori dei conti (27 mila euro) componenti di giunta (22 mila).

Il presidente Lorenzo Santilli ha percepito circa 30 mila euro. Nel 2013 però ha percepito meno di 6 mila euro, come si legge nel bilancio.

Ci sono poi le spese di funzionamento, molto dettagliate nei documenti che si trovano on line: ammontano a 1,5 milioni di euro e contemplano varie voci, come le spese telefoniche (40 mila euro), automazione servizi (251 mila), riscaldamento (18 mila), manutenzione ordinaria (28 mila), buoni pasto (40 mila) collaborazioni e consulenze (20 mila) e cosi via.

Resta per gli interventi a vantaggio del sistema delle imprese poco meno di 1 milione di euro, utilizzati per offrire servizi informatici, per abbattere gli interessi delle aziende, per partecipazioni a fiere, convegni e seminari, per importanti momenti di formazione, per promozione di prodotti tipici, dai confetti allo zafferano, passando per i prodotti caseari.

Concludendo, avendo un quadro meno vago di un bilancio tipo di una Camera di Commercio: i fautori dello smantellamento argomentano che buona parte degli oneri pagati dalle aziende vanno ad alimentare strutture che come mission principale hanno quella di tenere in ordine e aggiornato il registro delle imprese, e dunque tanto vale abolire il registro e il relativo esborso, sopratutto in un congiuntura di grave crisi economica.

E tutti gli altri servizi possono essere affidati ai tanti dipendenti pubblici sotto-utilizzati e in sovrannumero della pubblica amministrazione italiana.

Di parere opposto tante imprese, soprattutto quelle piccole, che nelle Camere di Commercio trovano un valido supporto per la loro attività, sia dal punto di vista burocratico che di promozione e competitività in mercati sempre più aggressivi.

Scrive a tal proposito in una lettera aperta al presidente Renzi, il direttore commerciale della Pelletteria L’Europea di Alba Adriatica, in provincia di Teramo: “Nei molti anni di attività della nostra azienda, grazie al contributo organizzativo, strategico, formativo e finanziario della Camera di Commercio di Teramo, abbiamo avuto la possibilità di approcciare numerosi mercati esteri, consentendoci di far conoscere i nostri prodotti di alta qualità a vari operatori difficilmente avvicinabili con le nostre sole risorse disponibili e di sviluppare i nostri livelli di fatturato export, a compensazione delle difficoltà congiunturali riscontrate sul mercato interno”.

Ferruccio Dardanello, il presidente di Unioncamere, l’Unione italiana delle Camere di Commercio, a tal proposto fa osservare: “ Non riceviamo un centesimo di trasferimenti dal bilancio dello Stato, ma siamo finanziati unicamente dalle imprese alle quali spetta giudicare se queste risorse siano ben spese. E mediamente, lo sottolineo, la spesa per ogni impresa è di 9 euro al mese”.

“Il registro delle imprese, messo in piedi negli anni ’90, è oggi uno strumento fondamentale per la sicurezza, la certezza, la trasparenza e la garanzia del mercato. In giro per il mondo stanno cercando di copiarci. Basti pensare che ogni anno, su un totale di 40 milioni di visure, magistratura e forze dell’ordine effettuano 6,5 milioni di accessi per le indagini di contrasto alla criminalità”, aggiunge.

Insomma Anche per Dardanello i 14 milioni di euro di costo annuo degli uffici romani di Uniocamere, e il suo emolumento di 70mila euro annuo, sono soldi spesi bene.