AVEZZANO – Vasche di accumulo per i corsi d’acqua, aumento della superficie, eliminazione degli allagamenti nei piani Palentini, portando parte dell’acqua al Fucino, ad Avezzano (L’Aquila) e producendo ulteriore energia idroelettrica, mitigazione climatica di tutto il territorio marsicano, considerando l’ingente quantità di acqua accumulata nelle grandi vasche lungo tutta la strada provinciale “Circonfucense”, a riformare una parte dell’ ex-lago del Fucino.
Questi alcuni dei punti cardine del “proprio progetto contro le criticità del Fucino”, messo a punto dall’ingegnere, Giuseppe Mario Di Mattia, con l’obiettivo di risolvere le criticità che interessano la zona fin dai primi tentativi di prosciugamento del lago, ad opera degli antichi Romani.
“Ne conseguirebbe un abbassamento dei costi di produzione dei prodotti agricoli – scrive in una nota il tecnico – grazie ad un aumento di energia elettrica e il minor costo dei carburanti consumati per l’irrigazione, riducendo, così, anche l’importazione di patate dall’estero: quelle francesi ad oggi costano di meno di quelle prodotte nel Fucino”.
Se ne trarrebbe vantaggio anche in una situazione emergenziale, come per esempio quella che sta vivendo nelle ultime settimane l’Abruzzo devastato dagli incendi, poiché le grandi vasche potrebbero essere utilizzate per lo spegnimento delle fiamme.
Il progetto ideato dal tecnico si basa, dunque, su un sistema di vasche di accumulo da posizionare a un livello più elevato rispetto sia al fondo del lago, che ai corsi d’acqua affluenti dell’ex bacino idrico: le tubazioni di collegamento tra le vasche e i canali sarebbero dotate di turbine, alimentate dall’energia cinetica dell’acqua in cascata, che permetterebbero la produzione di energia idroelettrica.
“Per quanto riguarda i finanziamenti si può attingere dal Masterplan per l’Abruzzo – aggiunge l’ingegnere – potendo contare su circa 50 milioni. Inoltre ingenti finanziamenti sono già disponibili per le rinnovabili-idroelettriche del ministro Carlo Calenda: 61 milioni l’anno, per 25 anni consecutivi”.
Il tutto in totale sicurezza sismica e idrogeologica, contrariamente agli accadimenti dei recenti terremoti e frane verificatisi in Centro Italia. Come la rottura della montagna di Norcia (Perugia) per circa 15 chilometri, simile geologicamente ad Amplero (L’Aquila) o la frana della montagna di Visso (Macerata).
“Un progetto che si attuerebbe in piena compatibilità ambientale – assicura, infine, Di Mattia – essendo similare ai canali del Fucino”.






