L’Abruzzo ha un problema di politiche dell’acqua calda. Se parli con i politici ti dicono che nella nostra regione di acqua ce n’e’ abbastanza da innaffiare anche altre regioni. Poi arriva il sindaco del paese delle trote che chiude i rubinetti, pardon i pozzi, il quale attraverso un gesto eclatante ripropone la questione dei pagamenti degli sfruttamenti idrici. Ed ecco che la polemica si infiamma e si allarga a dismisura fino a provocare l’emergenza idrica in 64 comuni. E pensare che tutto ha avuto inizio da un pozzetto chiuso per protesta. E’ vero che la siccita’ sta ponendo gravi problemi di approvigionamento idrico in tutta Italia e quindi anche in Abruzzo, ma e’ vero anche che noi abbiamo ancora da risolvere ataviche problematiche: le tubature colabrodo. Questa regione ha perso milioni di ettolitri d’acqua negli ultimi anni solo perche’ chi doveva vigilare e’ stato piu’ attento a tenersi la poltrona sotto al kulo e programmarsi lauti stipendi piuttosto che infilarsi gli stivali e andare a tappare i buchi delle condotte kraft. Quindi oggi se ci sono 64 comuni che muoiono di sete, se la gente se ne va in giro a questuare il prezioso liquido con le tanichette, di cosa parliamo se non di scoperta dell’acqua calda?
(abruzzoreport)






