L’AQUILA – L’emergenza cinghiali nell’Aquilano non si ferma e c’è chi chiede l’intervento della Regione Abruzzo.
“Dopo venticinque anni – scrive Dino Rossi, del Comitato spontaneo allevatori (Cospa) Abruzzo – ho rinnovato il permesso per andare a caccia, dovuto all’emergenza cinghiali e per capire meglio il mondo dei cacciatori moderni. Il risultato non è stato dei migliori: in una giornata di caccia nella piana di Navelli, sono stati mossi dai cani circa 100 cinghiali, ma solo 3 sono stati abbattuti”.
Le cause sono parecchie, secondo Rossi, “in primis rivalità tra le squadre dei cacciatori che, invece di trovare accordi per una migliore soluzione anche in funzione di sicurezza, si mettono a litigare per il fazzoletto di terra assegnatogli dall’ambito territoriale di caccia, nel contempo i cinghiali trovano la via di fuga”.
“Poi, – spiega – molti cacciatori non fanno centro, dovuto allo scarso allenamento essendo abituati a sparare con il calibro 12 a rosata e non a palla unica, le padelle fanno concorrenza alle migliori fabbriche cinesi. I cani utilizzati per la battutala cinghiale sono veramente la causa della salvezza dei cinghiali in Abruzzo. La gente si chiede come mai? È presto detto: i cani utilizzati per la battuta al cinghiali, una volta si utilizzavano per la caccia alla lepre o alla volpe, che dopo ore di inseguimento la preda tornava sul posto di partenza, mentre per il cinghiale la cosa cambia, una volta che l’animale riesce a fare fesso “la posta” , percorre infiniti km fino a rientrare nelle zone protette. Pensate che ritrovare i cani, i cacciatori si servono dei radiocollari”.
E ancora “il divieto di prelievo del cinghiale nelle aree protette diventa la roccaforte dei cinghiali in Abruzzo e solo nella nostra regione, per l’imposizione di alcuni amministratori e dirigenti che bivaccano da anni nei meandri delle sedi amministrative dei parchi, proprio come fanno i cinghiali nell’interno delle aree protette. Mentre negli altri parchi della nostra nazione viene consentito il prelievo del cinghiale 8 mesi l’anno con l’ausilio di un cane da traccia adatto alla girata selezionando l’animale da abbattere. Un cane veramente eccezionale, non crea assolutamente disturbo come i cani adoperati degli attuali cacciatori, abbaia solamente alla vista dell’animale e lo insegue per un paio di chilometri al massimo”.
Rossi precisa quindi di averne acquistato uno “e utilizzato per una battuta di caccia a Carpineto della Nora, i risultati sono stati sorprendenti. Nel giro di poche ore sono finiti a terra nove cinghiali come dimostra la foto allegata. Bisogna dire che anche i cacciatori che hanno partecipato alla battuta sono ottimi tiratori”.
“Domani, sabato, 2 gennaio 2016 si chiude la caccia al cinghiale, di animali abbattuti ne sono pochi, ma in compenso sono stati ributtati dentro le aree protette e tra poco torneranno a fare i danni sui campi coltivati a agli automobilisti. Per tanto si chiede all’assessore regionale Dino Pepe misure urgenti da attuare prima che questi cinghiali ricominciano a fare incursioni sui nostri campi”, conclude.





