PESCARA – “L’emendamento non è mio e il voto mio e quello del collega del Movimento 5 Stelle, Francesco Taglieri, sono stati contrari. Mi spiace veramente leggere una ricostruzione tanto fuorviante, scritta da un amico che ho sempre stimato e che sa come lavoro. Sarebbe bastato alzare il telefono e chiedermi cosa era accaduto davvero, al di là di quello che si può mal interpretare da un video”.

Passa al contrattacco, la consigliera regionale pescarese del Movimento 5 stelle, messa sotto accusa dal segretario nazionale di Rifondazione comunista ex consigliere regionale e deputato, anche lui pescarese, Maurizio Acerbo (Qui il link), per aver consegnato un emendamento scritto a penna, il numero 49, alla legge urbanistica regionale, la 58 del 2023, approvato in Consiglio regionale 16 giugno.

Norma poi bocciata su questo e altri punti dal Ministero delle Infrastrutture, e che ora la Regione guidata dal presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, dovrà modificare, per eliminare i vizi di incostituzionalità.

Il famigerato emendamento numero 49 è venuto in possesso di AbruzzoWeb: prevede che i cambi di destinazione d’uso non costituiscono variante urbanistica, e di conseguenza, non devono più passare attraverso il voto dei Consigli comunali. Un emendamento scritto a mano senza nemmeno essere stato discusso ed illustrato in aula.

Si legge nell’emendamento 49: “Aggiungere all’articolo 13 il comma 12. ‘i cambi di destinazione d’uso disciplinati dai commi 1, 2 e 3 del presente articolo non costituiscono varianti urbanistica. E pertanto non sono soggetti a verifica di conformità rispetto alle destinazioni di zona previsti agli strumenti urbanistici comunali vigenti, comunque denominati”.

L’emendamento reca la firma, leggibile, del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, e poi c’è un’altra firma non decodificabile. La firma di Alessandrini effettivamente non c’è.

Acerbo ha però invitato a riguardare la registrazione del Consiglio regionale: “il presidente Sospiri pone in votazione l’emendamento 49 e si rivolge alla consigliera Erika Alessandrini  dicendole che non lo trova tra quelli distribuiti ai consiglieri, e questo deduce Acerbo, “perché glielo ha consegnato lei”. Sospiri poi chiede alla consigliera di spiegarlo ai colleghi dell’opposizione, “ma la consigliera pentastellata non interviene. Nessuno illustra il testo. Nessuno interviene contro. Il Consiglio regionale approva”.

Commenta ancora Acerbo: “Se l’emendamento è stato consegnato al presidente Sospiri dalla consigliera Alessandrini è lecito pensare che lo ha scritto lei” .

Parole dure anche dall’ex vicepresidente del consiglio regionale ed ex M5s Domenico Pettinari, ora consigliere comunale civico di Pescara, che con i pentastellati ha il dente avvelenato: “Una cosa appare sempre più evidente: centrodestra e centrosinistra, troppo spesso, finiscono per essere le due facce della stessa medaglia”. E per una volta sullo stesso fronte il sindaco di Pescara Carlo Masci, contrario a quel​l’emendamento che toglie poteri in materia urbanistica ai Comuni, ma che ha dato per assodato che a presentarlo sia stata Alessandrine, commentando ironicamente, “da Grillo al Marchese del Grillo”.

Per  la consigliera si tratta però solo di un grosso abbaglio, e la replica è arrivata con una risposta al post nella pagina Facebook  di Acerbo.

Nei lavori d’aula spiega Alessandrini, Sospiri nel rivolgersi alla consigliera, si è semplicemente confuso, come può capitare, con un altro emendamento, che qui pubblichiamo, questo sì presentato e firmato da Alessandrini, nello specifico sulla riperimetrazione del territorio urbanizzato, che poi è stato respinto.

L’emendamento chiede di modificare l’articolo 40 della legge urbanistica del 2023: “Il PUC individua il perimetro del territorio urbanizzato, il quale comprende: …le aree non edificate, sottoposte a pianificazione di dettaglio, comunque denominata, approvata e in corso di validità alla data di entrata in vigore della presente legge”.

L’emendamento chiede di togliere le parole “le aree non edificate, sottoposte a pianificazione di dettaglio, comunque denominata, approvata e in corso di validità alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Questa dunque la ricostruzione di quanto accaduto: “Quel giorno in Consiglio sono stati presentati fuori sacco diversi emendamenti e subemendamenti, alcuni anche sulla legge urbanistica. Uno l’ho depositato anche io e riguardava, nello specifico, la perimetrazione del territorio urbanizzato e cosa inserire o no al suo interno. Una modifica all’articolo 40 della 58/2023. L’ho presentato con carta intestata e firma, come sempre”.

Di questo emendamento, rivela Alessandrini, “ne ho discusso, nel corso della seduta, con il presidente Sospiri, con il consigliere Nicola Campitelli, con altri consiglieri di maggioranza e finanche con il presidente Marco Marsilio perché, per come è scritta oggi la norma, con la perimetrazione si generano non pochi problemi sugli standard pubblici per i Comuni. Ma dopo tanti discorsi, Campitelli, delegato in materia, ha chiesto tempo e ha deciso di non ammettere il mio emendamento”.
Ma quando Sospiri nell’iter di approvazione è arrivato all’emendamento 49, quello invece incriminato, racconta Alessandrini, “il presidente mi ha chiamato in causa perché si è confuso con quello di cui avevamo parlato fino a poco prima. Nel fuori microfono gli dicevo che quello che avevo consegnato io era quello sulla perimetrazione e che avevano deciso di non farlo votare, come richiesto da Campitelli. Quello che è diventato il subemendamento 49 invece era un testo scritto a penna. Il Presidente, durante la seduta, me lo aveva dato dicendomi ‘Leggiti questo’ e, dopo qualche minuto, dopo averlo letto, glielo avevo semplicemente riconsegnato al banco, nello stesso frangente in cui ho depositato il mio subemendamento sulla perimetrazione del territorio urbanizzato”.
Insomma assicura Alessandrini: “quello scritto a mano e che avevo letto e riconsegnato, non era un emendamento né un sub e non era firmato. Quando, durante la votazione, lo ha richiamato esplicitamente al microfono, ho capito che quel testo senza riferimenti, era invece stato messo in votazione e che, come dice nel video, quella richiesta di lettura era stata da lui interpretata come una messa a conoscenza del contenuto”.
“Il mio voto contrario, parla chiaro su cosa ne pensassi – incalza Alessandrini – e non certa dell’esito della votazione, che non era stato espressamente dichiarato al microfono, quindi mi sono alzata, sono andata al banco e ho confermato e ribadito ai segretari il voto contrario mio e del collega Taglieri”.
Entrando dunque nel merito dell’articolo 13 sui cambi di destinazione d’uso, ribadendo la contrarietà all’emendamento 49, Alessandrini afferma che “sarebbe da riscrivere tutto”.
Questo perché “prevede troppe le categorie compatibili e complementari e troppe incertezze nell’applicazione per i Comuni. Incertezze e ambiguità normative che pervadono interamente la legge regionale 58/2023 mettendo in difficoltà i Comuni e rispetto alle quali, ogni volta che ne ho occasione, cerco discussione anche con la maggioranza, per arrivare a possibili soluzioni. Come nel caso della proposta di modifica della perimetrazione del territorio urbanizzato che lascerebbe i PRG/PUC senza standard pubblici e come ho fatto, purtroppo da sola contro tutti, per il regolamento sul Progetto di sviluppo aziendale che permette di costruire qualsiasi cosa, con qualsiasi destinazione, in aree agricole”.
Ma non finisce qui: Alessandrini sempre su questa vicenda si è anche scontrata con il sindaco di Pescara Masci, contrario anche lui dell’emendamento 49 inserito alla chetichella, di cui assicura “non sapeva assolutamente nulla, come immagino tutti i sindaci d’Abruzzo e non può in alcun modo accettare una norma simile, che trancia di netto l’autonomia dei Comuni e genera seri problemi alla sostenibilità dei territori”.
Ha però poi aggiunto: “i grillini (oggi seguaci di Conte) – dichiara, paladini a parole del processo decisionale dal basso, dell’uno vale uno, nei fatti agiscono esattamente al contrario, e oggi tutto questo viene a galla. Da Grillo al marchese del Grillo. La cosa paradossale è che dal video dell’adunanza consiliare, postato da Maurizio Acerbo, e dal contenuto del suo post, emerge che questo stravolgimento nasce da un emendamento della consigliera del M5S Erika Alessandrini: scritto a mano, mai inserito nel sistema telematico, approvato al buio senza discussione, con la maggioranza che ha votato a occhi chiusi e con l’opposizione che si è astenuta (compresa la presentatrice)”.
E anche qui veemente è la replica di Alessandrini: “Ma quanto deve essere disperato un sindaco che attribuisce a me la responsabilità di un emendamento presentato, firmato e votato dalla destra? Tanto! Le dichiarazioni deliranti con cui Masci attacca me e il M5S potrebbero esserne la prova”.
“Chi governa la regione è la stessa compagine che lo sostiene in Consiglio comunale ed è lì che deve andare a cercare responsabilità sulle norme urbanistiche abruzzesi, non certo nel M5S che ha manifestato chiaramente la propria posizione votando contro l’emendamento a cui si riferisce. Addirittura dalle sue parole vorrebbe forse dire che io governo la regione per il tramite del Presidente del Consiglio del suo stesso partito? Assurdo! Siamo davanti alla peggiore mistificazione che rappresenta pienamente il modo di fare politica di questi signori”, conclude la consigliera M5s.