TERAMO – Se la politica nazionale vive una drammatica fase di stallo non riuscendo a trovare la quadra per il varo di un governo, anche nel suo piccolo la politica teramana non scherza.
In vista delle elezioni del 10 giugno, né il centrodestra, né il centrosinistra, riescono infatti a incoronare il loro candidato sindaco. Nel primo caso resta sospesa l’ipotesi Giandonato Morra, ex assessore regionale ai trasporti di Fratelli d’Italia. Nel secondo caso si registra la cocente non disponibilità del rettore dell’Università Luciano D’Amico, ex presidente della Tua, la società unica dei Trasporti.
A tutto vantaggio del Movimento 5 stelle che senza conciliaboli, caminetti ed estenuanti trattative tra alleati o presunti tali, sabato prossimo presenterà il suo candidato, Cristiano Rocchetti, supervisore di una nota compagnia assicurativa, con la convinzione di avere il vento in poppa in virtù del 37,4 per cento ottenuto alle politiche del 4 marzo a Teramo.
Inutile nel centrosinistra il pressing sul rettore D’Amico, che avrebbe messo d’accordo le varie anime e correnti che rischiano di andare divise alle elezioni.
“Darò il mio contributo da cittadino, ma non da candidato sindaco”, ha messo nero su bianco in una nota D’Amico dopo aver incontrato gli ex consiglieri dem Alberto Melarangelo, Maurizio Verna e Flavio Bartolini, spiegando che “devo concludere il mandato all’università, un impegno preso con gli studenti e con i colleghi, e ho assunto impegni con le società scientifiche a cui appartengo”. Mandato che scadrà a fine ottobre, e che non è compatibile con quello di primo cittadino.
Il centrosinistra dovrà dunque come la mitica Penelope, disfare la tela e ricominciare da capo, consapevole che se da una parte il Pd, forza trainate di un eventuale coalizione, come ovunque ha ottenuto un pessimo risultato alle politiche del 4 marzo, ma è anche vero che dall’altra anche il centrodestra non sta messo affatto bene, dopo la rovinosa caduta del sindaco forzista Maurizio Brucchi, disarcionato dai consiglieri di Abruzzo in che fanno riferimento al consigliere regionale Paolo Gatti.
A tentare di imbastire una candidatura unitaria, intorno alla sua persona, era stato il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, ma subito ha ufficializzato la sua candidatura anche Gianguido D’Alberto, ex capogruppo comunale del Partito democratico al Comune di Teramo, ed anche l’ex esponente Pd Gianni Cavallari.
Non è un caso che dopo la fumata nera dell’incoro con D’Amico, D’Alberto ha cominciato a tappezzare di manifesti elettorali la città.
Ora il Pd, a cominciare dai pezzi da 90 come il consigliere regionale Sandro Mariani, dovranno trovare e pure in fretta un altro candidato credibile e vincente.
Non vanno meglio le cose nel centrodestra. Sembrava cosa fatta la designazione di Morra, già nella riunione di martedi sera, a cui hanno partecipato Giuseppe Bellachioma, neo parlamentare e coordinatore regionale della Lega, Nazario Pagano, neo parlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia, e Paolo Gatti in rappresentanza di Futuro in, e infine Morra, presente non solo come papabile candidato sindaco, ma anchecome coordinatore regionale di Fdi.
A mettersi di traverso è stato però Bellachioma. La partita del resto nel centro destra abruzzese è ben più complessa: in vista ci sono le elezioni regionali, e anche le Comunali di Chieti, con sindaco uscente Umberto Di Primio di Forza Italia, ex An, e non si esclude quelle a L’Aquila, se il Tar confermerà l’”anatra zoppa” mettendo in minoranza il sindaco Pierluigi Biondi, anche lui come Morra di Fratelli d’Italia.
In questo scacchiere i salviniani hanno già rivendicato con forza di essere in Abruzzo un forza in grande ascesa, e sempre più determinante, della coalizione di centrodestra, anche se Forza Italia a differenza che altrove ha preso più voti, e così rivendicano intanto il candidato presidente della Regione.
L’appoggio a Morra, insomma, la Lega lo assicurerà a condizione di ottenere le dovute contropartite. Il diretto interessato, Morra, nei giorni ha dato però segni di forte nervosismo, minacciando il passo indietro, per gli “scontri personalistici, i distinguo di matrice egoistica, gli atteggiamenti a volte ai limiti della bega da minorenne”, a cui stava assistendo tra le varie anime dell’ipotetica coalizione.
Bisognerà infine capire cosa farà la “quarta gamba” del centrodestra, Noi con l’Italia, che fa riferimento al parlamentare Gaetano Quagliariello, e che a Teramo ha candidato alle politiche, senza successo, il consigliere regionale, ex sindaco di Teramo ed ex presidente della Regione Gianni Chiodi. Stesso discorso vale per la componente che fa riferimento al consigliere regionale di Abruzzo futuro Mauro Di Dalmazio, e con Azione Politica, movimento fondato dall’imprenditore Gianluca Zelli, che a Teramo ha appena inaugurato la sede, e ha come uomo di punta Rudy Di Stefano, ex fedelissimo di Gatti.





