L’AQUILA – Lo strappo nel centrodestra abruzzese, con l’annuncio della corsa solitaria della Lega alle prossime elezioni regionali in Abruzzo, è un caso nazionale, complice il fatto che l’unità della coalizione è un tema di attualità fin da quando la Lega, che vinto le politiche del 4 marzo scorso in coalizione con Fi e Fdi, governa il Paese con il Movimento cinque stelle.
Insomma, l’Abruzzo in questi giorni in seguito alla rottura della Lega e alla risposta degli azzurri, anche loro intenzionati ad andare da soli, è diventato il termometro italiano della tenuta del centrodestra che governa in molte regioni italiane, ma che vede attualmente rapporti tra salviniani, in forte ascesa elettorale, e berlusconiani, in forte calo, molto freddi: in vista delle prossime elezioni, più o meno consapevolmente, l’Abruzzo si segnala come un laboratorio che potrebbe disegnare nuovi scenari e creare nuovi equilibri nel panorama politico del Paese.
Personaggi di caratura nazionale sono intervenuti, in alcuni casi per invitare a riflettere nel portare avanti la rottura tra Fi e Lega.
A scuotere gli equilibri e revocare una intesa, sancita appena due settimane fa, sono state le parole del coordinatore regionale e deputato della Lega, Giuseppe Bellachioma, che ha annunciato una corsa in solitaria.
Immediata la reazione di Forza Italia, con l’onorevole Antonio Martino che in una nota ha scritto: “anche noi correremo da soli e per vincere”.
Ad aprire le reazioni in una domenica calda politicamente nonostante il periodo di ferie ferragostane, è con un lungo intervento il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi (Fdi), che dal giugno dello scorso anno guida una coalizione di centrodestra che ha vinto a sorpresa le amministrative, che parla di una “incomprensibile rincorsa alla sconfitta” e richiama all’unità le forze politiche, una volta “archiviate le esternazioni ferragostane e placati gli animi”, invitando il centrodestra a ripartire “azzerando l’assurda spirale fatta di provocazioni che sta entusiasmando solo grillini e Partito democratico e torni a discutere del programma di governo da sottoporre agli abruzzesi. Solo dopo si parlerà di nomi e si sceglierà il migliore”.
Il leader di Idea ed ex ministro, Gaetano Quagliariello, senatore eletto nel collegio L’Aquila – Teramo in quota al centrodestra nella file di Noi con l’Italia-Udc, su Rai News spiega che: “Siamo in una fase di transizione ora, e le fasi di transizione sono tali perché devono durare un tempo limitato. In questo momento abbiamo una forza di centrodestra al Governo e due forze, Forza Italia e Fratelli d’Italia all’opposizione. Io credo che la politica non si faccia mai con lo specchietto retrovisore, guardando indietro, però vorrei fare un appello tutte le forze politiche: ricordatevi che cos’è stato l’Abruzzo, la regione che avuto due terremoti, per i quali si sono potuti confrontare due esempi di ricostruzione, che in Abruzzo non è ancora finita. Abbiamo una responsabilità nei confronti dei cittadini e degli elettori, dobbiamo dare loro quello che abbiamo promesso e dobbiamo farlo tutti insieme”, dichiara il leader di Idea.
Anche Giovanni Toti, alto dirigente di Forza Italia, governatore della Liguria e figura di raccordo fra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, ha commentato al Corriere.it lo strappo in Abruzzo: “Alle Regionali in Abruzzo mancano molte settimane. E in politica anche 24 ore sono un’eternità. Il centrodestra ha tutto lo spazio per recuperare il dialogo, ma a una condizione: dobbiamo renderci conto che si è chiusa un’epoca e se ne è aperta un’altra. D’altro canto, le tensioni che ci sono, e non solo in Abruzzo, sono un sintomo e non la malattia”, spiega.
Il presidente è più che convinto che: “Pensare di affrontare il mondo del 2018 con gli schemi del 1994 è faticoso e probabilmente inutile. Forza Italia ha bisogno di cambiamenti profondi. In diverse regioni, penso alla Lombardia, al Veneto, alla mia Liguria, al Friuli Venezia Giulia, l’alleanza Lega-Fi funziona benissimo. Per non disperdere questo patrimonio dobbiamo ripensare a un nuovo centrodestra a due gambe: quella leghista, che ha trovato la sua dimensione, il suo leader e alcuni temi da proporre all’opinione pubblica, che è forte ma non autosufficiente e una seconda gamba che rappresenta chi votava e chi vota Forza Italia, Fratelli d’Italia, il mondo civico e il mondo cattolico. La mia idea è un Pdl 4.0. che chiarisca la sua collocazione a destra e l’alleanza strategica con la Lega. Se non faremo così regaleremo il Carroccio ai grillini”, avverte.
“Il governo giallo-verde non può diventare l’obiettivo di una forza della nostra coalizione quale è la Lega legata al blocco sociale di centrodestra – afferma Renata Polverini di Forza Italia – Decidere a tavolino di voler correre da soli in Abruzzo è un atto di grande autolesionismo che danneggia gli elettori di centrodestra della Regione e finisce con il rafforzare il Pd. Cui prodest? Perché Salvini o Giorgetti non richiamano alla ragionevolezza Bellachioma?”.
Un monito arriva anche da Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, che mette in guardia Salvini: “Il centrodestra è sempre più a rischio. Questa coalizione ha una logica se la componente moderata è prevalente. Oggi i rapporti si stanno ribaltando – dice a Repubblica il presidente – La rottura in Abruzzo conferma che Salvini si sta allontanando da posizioni moderate che avevano garantito il nostro legame. Lui vola nei sondaggi ed è il più bravo a cogliere il vento populista. Io resto convinto che se abbandona Forza Italia è destinato a crollare”.




