PESCARA – Un sindaco del Partito democratico con il vento in poppa, ma che rischia di essere azzoppato da un’inchiesta giudiziaria, un Movimento 5 stelle competitivo, ma in cui si consuma il conflitto con l’ex candidato sindaco poi costretto alle dimissioni.

E un centrodestra ancora alla ricerca di una candidatura credibile.

Sono i motivi di interesse delle imminenti elezioni comunali di Spoltore, popoloso centro di quasi 19 mila abitanti, senz’altro il test più significativo delle sfide elettorali previste in provincia di Pescara.

Al voto vanno anche Scafa, 3.800 abitanti, dove è sindaco Maurizio Giancola di Forza Italia, appena eletto in consiglio provinciale; Alanno, 3.600 abitanti, dove è sindaco Vincenzo De Melis, del Pd, già vicesindaco nelle due precedenti legislature e storico insegnante dell’istituto Agrario ora in pensione.

E infine Villa Celiera, 740 abitanti, con sindaco uscente Oreste Di Lorenzo, e Brittoli, comune di 330 abitanti, colpito in modo significativo dal sisma del 2009, dove è sindaco Domenico Velluto.

In questi quattro comuni del Pescarese i giochi sono ancora aperti e indefiniti, visto che nessuna ufficializzazione di candidati è stata ancora resa nota.

Gli occhi, anche della politica regionale, sono però come detto puntati soprattutto su Spoltore.

Qui il Pd scalda i motori per una ricandidatura, quella del sindaco uscente Luciano Di Lorito, 46enne funzionario alla Confederazione Nazionale dell’Artigianato.

Eletto sindaco nel 2012 nelle file dell’Italia dei valori, ha deciso nel 2013 di tornare armi e bagagli al Pd, partito in cui aveva militato fino al 2009.

Schierandosi senza se e senza ma con Matteo Renzi, però quando l’ex premier aveva anche lui il vento in poppa.

Nella geografia interna del Pd abruzzese Di Lorito è considerato vicino al deputato Antonio Castricone e dunque non “accodato” alla fetta del partito fedele al presidente della Regione Luciano D’Alfonso.

Un motivo in più di interesse per la partita di Spoltore.

Nel Partito democratico ha mostrato però intenzione di candidarsi anche il suo assessore Chiara Trulli, e si vocifera a Spoltore di contatti e incontri con D’Alfonso.

Altro elemento che potrebbe avere un peso nella partita delle candidature prima delle elezioni poi l’avviso di garanzia ricevuto da Di Lorito, l’ipotesi di reato di omissione di atti di ufficio nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dal pm Anna Rita Mantini, partita dopo un esposto della consigliera comunale di Forza Italia, Marina Febo, che aveva denunciato l’impossibilità di accedere ad alcuni atti e in particolare conoscere le destinazioni urbanistiche di alcune particelle catastali nella zona dell’Arca, dove dal 2001 doveva essere realizzato un campo da calcio.

Temibile concorrente del centrosinistra potrebbe essere il Movimento Cinque Stelle, che proprio a Spoltore ha eletto nel 2012 il suo primo consigliere comunale in Abruzzo, l’ingegnere Carlo Spatola Majo, dipendente Arta, con l’8 per cento, ma che poi ha registrato percentuali molto prossime al 40 per cento in occasione delle politiche 2013 e delle europee 2014, di gran lunga superiori alla media nazionale.

Ad agitare però le acque in casa grillina è il conflitto che si è aperto proprio tra Spatola Majo e il circolo grillino.

Un conflitto che nasce da lontano: nel 2014 Spatola Majo si è dimesso da consigliere comunale, dopo essere stato sfiduciato dalla base, “reo” di aver votato alle elezioni provinciali, cosa non consentita dal regolamento dei pentastellati.

Una curiosità: ad invitare Spatola Majo a non dimettersi è stato sorpresa il piddino Lucio Matriccian, presidente del Consiglio comunale, indignato per il siluramento ritenuto “antidemocratico”.

Il posto di Spatola Majo è stato preso dal primo dei non eletti dell’M5S, la giovane Giorgia Cipriani.

Poche settimane fa però dopo un lungo silenzio, Spatola Majo ha postato su Facebook un’eloquente nota in cui definisce “un piccolo manipolo di velleitari sedicenti attivisti”, gli esponenti pentastellati che lo hanno costretto “forzosamente” alle dimissioni.

E, inoltre, critica “l’inconsistenza politica” di Cipriani in Consiglio comunale e lancia un appello a “uomini e donne di buona volontà che non si vogliono rassegnare”, avanzando di fatto la proposta di creare un nuovo gruppo M5S da schierare in vista delle prossime elezioni. Una ridiscesa in campo secondo tutti i crismi, insomma.

Non si è fatta attendere l’inviperita replica dal gruppo del Movimento 5 Stelle di Spoltore, che ricorda che Spatola Majo “non ha affatto i requisiti per poter avanzare una sua candidatura sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle. Al riguardo è stata già inoltrata una segnalazione ufficiale allo Staff nazionale per intraprendere tutte le necessarie e doverose tutele del caso. Si ricorda che legittimato a proporre una lista elettorale e le relative candidature è solo ed esclusivamente l’attuale Movimento 5 Stelle di Spoltore, guidato dalla portavoce e consigliera comunale Giorgia Cipriani”.

E dunque non si esclude che Spatola Majo possa candidarsi senza il simbolo M5S, ma attingendo comunque dallo stesso bacino elettorale, e godendo di un discreto conenso personale.

Una spaccatura che però rischia di avvantaggiare il Pd, tenuto anche conto che a Spoltore, comune con più di 15 mila abitanti, si vota con il doppio turno, e l’M5s esclude, per sua scelta di principio, la possibilità di stringere accordi con altre coalizioni in caso di ballottaggio.

Giochi infine ancora sottotraccia nel centrodestra.

Un ruolo decisivo lo avrà a Spoltore, come negli altri comuni pescaresi dove si vota, il coordinatore provinciale di Forza Italia, Carlo Masci, ex assessore regionale al Bilancio.

Tra i nomi da spendere ci potrebbero essere quella della citata Marina Febo, già candidata sindaco nel 2012, e assistente dell’europarlamentare Laura Comi a Bruxelles.

Non va infine dimenticato che potrebbero essere queste le ultime elezioni comunali di Spoltore, dovesse andare davvero in porto il progetto della Grande Pescara, che prevede la fusione amministrativa dei Comuni di Pescara, Montesilvano e appunto Spoltore, proposto ai rispettivi cittadini con un referendum popolare che ha sfiorato il 70 per cento di affluenza alle urne e decretando la schiacciante vittoria del ‘si’ con il 64% dei voti.