L’AQUILA – “La politica si dovrebbe occupare dei ‘lontani’ e non illuderli con fantasiose promesse e considerarli soltanto per dare loro forti dosi di cloroformio mentale per addormentarli. Per renderli arrendevoli, indifferenti, incapaci di reagire. Addirittura contenti dello stato di minorità in cui sono stati cacciati e di quello che accade intorno a loro”.

Lo dice in una nota Claudio Robimarga del Movimento culturale Paesi nostri.

“Questa gente viene ‘convinta’ con tecniche di persuasione che impediscono di vedere i guai che verranno con le decisioni che la politica di palazzo attua nel presente. A una comunità così ‘trattata’ gli si può far inghiottire tutto e farla applaudire anche mentre le si sta portando via identità e dignità. Spacchettare il cervello dei ‘lontani’ è la peggiore dittatura che viene espressa con il marchio della suadenza o, se vogliamo usare parole meno gentili, con l’uso della vaselina”.

“Ma dove vivono i ‘lontani’? I ‘lontani’ vivono in un ignoto territorio dove alcuni esploratori arrivano solo in ‘campagna elettorale’. E poi? Poi gli esploratori scompaiono. E chi li vede più aggirarsi nei luoghi dove vivono i ‘lontani’. Meglio restare nel ‘palazzo’ dove gli esploratori vengono ripresi dalle tv in atteggiamento altero e battagliero se all’opposizione; o con espressione pensosa se della maggioranza”, continua Robimarga.

“Il ‘palazzo’ è bello, i ‘lontani’ no. I ‘lontani’ servono solo per i voti. Le commissioni, le sedute, le riunioni. Alla Camera, al Senato, alla Regione, al Comune: nel Palazzo. Lì è bene essere presenti. I ‘lontani’ che restino pure nelle loro riserve. Riserve che chiamiamo con vari nomi per essere carini: borghi, frazioni, paesi, paesini”.

“Ci abitano i ‘lontani’ che non danno né gettoni di presenza, né visibilità. Danno solo voti. Quindi la campagna elettorale diventa l’apertura della caccia. Ai ‘lontani’ si dà l’impressione di diventare vicini. Ma non preoccupiamoci resteranno ‘lontani’. La dimostrazione è la solita da sempre. Fate svolgere le elezioni e vedrete. Come sarebbe bella la democrazia ‘dello stare in mezzo alla gente’. Passare cioè dal palazzo sovrano al ‘popolo sovrano’, come dice la Costituzione. Gaber cantava: ‘libertà non è uno spazio libero!'”, conclude Robimarga.