L’AQUILA – “Le aree interne devono tornare ad essere una grande questione nazionale. Bisogna affrontarle con un ordine di priorità, significa agire su due versanti: immaginare degli automatismi nella ripartizione della spesa pubblica, destinando quote importanti di finanziamenti alle aree interne, ed esenzione fiscale per tutti coloro che decidono di investire capitali privati nelle aree interne”.

Lo dice Danilo Leva, deputato di Articolo 1 candidato capolista di Liberi e uguali alla Camera nel collegio proporzionale L’Aquila-Teramo, per il quale occorre “potenziare a garantire i presidi sanitari sul territorio, garantire un diritto alla mobilità dignitoso di un Paese civile, garantire un diritto al lavoro”.

“Immagino non le grandi industrie, ma le piccole attività artigiane o commerciali che nei borghi che hanno più sofferto lo spopolamento in questi anni decidono di impiantare la propria iniziativa imprenditoriale. Bisogna dargli una medaglia perché oltre ad una funzione economica svolgono molto spesso una funzione sociale”, aggiunge.

“Noi immaginiamo questo pacchetto di azioni, c’è chi parla del ponte sullo stretto, chi parla dell’alta velocità e poi ci siamo noi che come infrastrutture strategiche puntiamo alla riqualificazione dei centri delle aree interne”.

“La sfida, per una classe dirigente degna di questo nome, è come implementare l’attrattività di queste aree, in termini di impresa, di innovazione. Per provare ad uscire dalla crisi che stiamo vivendo”, continua Leva.

“Quello che noto è un difetto vero, un limite, una criticità; è la grande conflittualità tra i territori, manca un vero progetto di area vasta in grado di valorizzare le singole specificità. Se pensiamo, ad esempio, al comprensorio che va da L’Aquila a Isernia, non capisco perché si debbano avere programmazioni differenti e non creare invece un unico sistema di offerta turistica, di trasporto, di collegamenti e anche di offerta industriale, perché degli investimenti importanti possano arrivare, anche attraverso dei distretti che vadano a valorizzare le singole attività”.

“All’Aquila sono stati spesi 8 miliardi di euro per la ricostruzione, vorrei capire quanti di questi soldi sono rimasti sul territorio in termini di occupazione diffusa, di crescita, di sviluppo – fa osservare Leva – Il rischio vero è che una volta terminata la ricostruzione e chiuso questo cantiere rimane il tessuto sociale ed economico di questo territorio poi da ricostruire, con il rischio di uno spopolamento ancora più feroce”.

Componente della Commissione giustizia di Montecitorio e vice presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere, Leva fino al 2013 è stato responsabile nazionale del Forum Giustizia del Pd, per il quale ha seguito la vicenda della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.

“Se avessi saputo come sarebbe finita mi sarei risparmiato la fatica”, dice con amara ironia. “Noi ci siamo battuti per affermare un principio di legalità, che si lega a quello di uguaglianza – aggiunge – Renzi ha pensato bene di riabilitare Berlusconi, l’altro giorno ha anche rilanciato con convinzione il Patto del Nazareno, frutto di quel patto è questa legge elettorale terrificante, pasticciata, in cui non vincerà nessuno”.

“C’è chi Berlusconi lo ha fatto decadere trattandolo come tutti i cittadini di questo Pese, e chi invece cerca di imitarlo in tutto e per tutto”, dice.

“Noi siamo l’unica forza di sinistra che nella testa ha il centrosinistra, certo è che il centrosinistra non lo possono fare Casini o la Lorenzin. Il centrosinistra deve ripartire intanto da un’idea di Paese comune, che rimetta al centro la sanità pubblica, la scuola, la formazione, l’università, il lavoro stabile. Il centrosinistra si batte contro la precarietà, cioè esattamente il contrario di quello che ha fatto il Partito democratico di Renzi e Gentiloni in questi ultimi anni”, conclude Leva.