L’AQUILA – “Quando sono diventato vice sindaco dell’Aquila mi hanno detto che comandavano le famiglie: da campano, inizialmente, avevo pensato alla camorra, poi mi hanno spiegato che non è quello, ma si tratta di entità astratte neanche raggiungibili. Io non sono legato a nessun carro, nessun centro di potere, li voglio scardinare”.

Così l’ex vice sindaco del centrosinistra, Nicola Trifuoggi, nel corso dell’incontro con la stampa di oggi per presentare la candidatura a consigliere di Maria Pia Mazzocco, ha svelato alcuni retroscena della sua nomina nella Giunta di Massimo Cialente, giunta nel gennaio 2014 dopo l’uragano politico e giudiziario che travolse l’amministrazione con le indagini a carico di Roberto Riga e la sua rimozione da numero 2 della Giunta.

“Io ho fatto il vice sindaco come tecnico – ha chiarito Trifuoggi – mi invitavano alle riunioni di maggioranza per decidere la linea politica e io non ci andavo perché il mio problema era un altro, fare da garante della trasparenza e legalità”.

“Non so che cosa accadesse prima, quando non c’ero, ma in molti mi hanno detto che, dopo il mio arrivo, non sono mai arrivate in Giunta delibere spazzatura: mai me ne è stata messa una sotto il naso, veramente – ha aggiunto – Il mio principio base di amministrazione è verificare prima se è legalmente possibile realizzare un’idea e solo poi valutare se è opportuna politicamente, non viceversa. Non è stato facilissimo all’inizio, ma dopo qualche seduta di Giunta un po’… vivace, il principio è passato”.

Sulla volontà di candidatura a sindaco, ha ammesso che “l’idea sarebbe rimasta solo nella mia testa se poi non me l’avessero poi chiesto in tanti. Sono rimasto a fare il vice sindaco fino al giorno dell’annuncio della candidatura per due motivi – ha aggiunto ancora – quello di esaurire i colloqui che avevo in lista d’attesa e quello di cercare di capire sempre più dove ci fosse l’errore su cui intervenire”.

“Non essere nato in questa città mi dà due vantaggi: non ho legami, non ho compagni di scuola, non sono legato a nessuno, e poi da esterno mi accorgo di cose di cui gli aquilani non si accorgono più – ha rivendicato Trifuoggi – Se mi avesse chiamato il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, per ‘regalare’ all’Aquila il ponte della Mausonia, mi stareste ancora sentire gridando. Quel ponte lo vorrei pure, perché significherebbe che abbiamo finito le esigenze, ma basta con i regali che piovono dall’altro”.

Il candidato ha affrontato anche l’aspetto anagrafico, dato che compirà 75 anni cinque giorni dopo le elezioni.

“Mi posso difendere da tutte le accuse, ma non posso mentire sulla carta di identità – ha scherzato – Certo non voglio procurarmi una futura carriera grandiosa in politica, lo faccio disinteressatamente anzi, totalmente contro i miei interessi personali. Lo faccio perché sono indignato dalle condizioni di ingiustizia in cui versa questa città. Ho due obiettivi, far crescere la classe dirigente della città, perciò vorrei un Consiglio di giovani e di donne e non con il solito, fetido cerchio magico, e poi riacquistare la dignità e l’autorevolezza del capoluogo di Regione”.

Infine, la questione dell’appartenenza a sinistra, che svelò proprio nella conferenza del 2014 rispondendo ad AbruzzoWeb.

“Ideologicamente mi sentivo una persona a sinistra, e l’ho tenuto nascosto talmente bene nella mia carriera in magistratura che, prima di venire all’Aquila, Gianni Chiodi mi chiese di fare l’assessore regionale alla Sanità se avesse vinto – ha svelato – Dissi di no sia perché appartenevo a un altro campo politico sia perché, visti i precedenti (la sua inchiesta Sanitopoli che decapitò la Giunta Del Turco, ndr) qualcuno avrebbe potuto pensare che volevo prendere il loro posto”.

“Continuo a pensarla così, ma questo non significa entrare a far parte dei partiti di centrosinistra, da cui mi tengo alla larga con grandissima convinzione – ha aggiunto – Non voglio averci niente a che fare, stanno affossando la città. I miei candidati consiglieri hanno diversissime provenienze ideologiche, la loro non l’ho chiesta a nessuno”.

Per concludere, in caso di ballottaggio, “nessuna alleanza o apparentamento né con il centrodestra né con il centrosinistra – l’annuncio – Con gli altri civici, se ci saranno le condizioni valuteremo il da farsi, non ho preso nessun impegno ma non ho nessuna preclusione”.