L’AQUILA – Un’inedita guerra generazionale per contendersi la prossima fascia tricolore da sindaco dell’Aquila, cominciata nel centrosinistra, è pronta a invadere anche il campo del centrodestra, con due clamorose alleanze tra personaggi dicotomici politicamente: Massimo Cialente (64 anni, sindaco uscente che non si può ricandidare) a braccetto con Giorgio De Matteis (57, suo sfidante al ballottaggio 5 anni fa) contro Pierpaolo Pietrucci (40, consigliere regionale e possibile candidato del centrosinistra), e Guido Liris (37, vice presidente regionale di Forza Italia e possibile candidato di centrodestra).

Con l’ultimo che, pure in caso di mancata alleanza, sarebbe pronto a “soccorrere” il coetaneo in caso di ballottaggio.

È questa l’ultima suggestione di rumors, intrecci e indiscrezioni che, in tempi di scelte e imminente campagna elettorale, sono da considerare una vera e propria fabbrica che sforna giornalmente ipotesi, strategie ma anche fantasie o peggio boutade.

L’uragano politico innescato dalla guerra generazionale ha preso avvio quando, al quotidiano Il Messaggero, Pietrucci ha annunciato che gli è stato chiesto (oppure si è autoproposto, questo non fa differenza) di correre come sindaco il prossimo anno.

Un’ipotesi, questa, già di per sé clamorosa, visto che stravolgerebbe gli assetti del centrosinistra alle prese con una guerra di successione in cui l’unico a mettere tutti d’accordo sarebbe Giovanni Lolli, ex sottosegretario di Stato e ora vice presidente della Regione: ruolo che, dicono un po’ tutti, lui per primo, non può e non deve lasciare per garantire e rappresentare L’Aquila.

Anche se la triade storica tra Cialente, Lolli e la senatrice Stefania Pezzopane, che sulle elezioni per ora è alla finestra, da trent’anni padri-padroni della politica provinciale, è alla base delle motivazioni del ricambio e quindi della battaglia generazionale.

Qualcuno ha ipotizzato che la fuga in avanti di Pietrucci possa servire a “farsi dire di no” e a bocciare tanto la sua candidatura quanto quella di Lolli, visto che se quest’ultimo è l’unico presidio in Giunta regionale, lui è l’unico esponente in Consiglio.

Il doppio niet lancerebbe, così, il sodale pietrucciano Americo Di Benedetto, presidente uscente, ancorché prorogato, della società idrica Gran Sasso Acqua, come delfino alle primarie di coalizione. Ma questa tesi è rimasta minoritaria e anche sul rapporto Pietrucci-Di Benedetto sono attese novità.

Comunque non ci sono state reazioni pubbliche degli altri giovani e vecchi del centrosinistra, dal segretario Stefano Albano al picconatore ribelle Carlo Benedetti, sintomo di un certo nervosismo intorno a questa ipotesi serpeggiante dietro uno “snobismo” di facciata.

Va anche detto che, per imprevedibile sfortuna di Pietrucci, l’annuncio è finito in edicola il 30 mattina, quando dalle 7.40 in poi la città ha avuto da pensare a tutt’altro che non al totosindaco, dopo la scossa di magnitudo 6.5 nel Centro Italia che ha rigettato tutti nel panico.

Ma terremoti o no, nelle stanze del centrosinistra l’autocandidatura ha fatto discutere eccome. Tra i più nervosi il sindaco uscente Cialente che, proprio domenica mattina, in una pausa della frenetica maratona di controlli a danni vecchi e nuovi sulle strutture edilizie in centro storico, con un sorriso sardonico dei suoi ha fatto notare ai cronisti che lo seguivano: “Avete visto Pietrucci? Ora vuole fare il sindaco!”.

Il calcolo di Cialente è chiaro. Il suo obiettivo è giocare da battitore libero nella coalizione, preparando una lista per le elezioni comunali, candidandosi egli stesso e facendo financo l’assessore o il vice sindaco se ci sarà l’opportunità, almeno fino a quando non riuscirà a centrare l’obiettivo di un prestigioso incarico di livello nazionale, per esempio da commissario alla questione epocale del fascicolo del fabbricato e della prevenzione sismica. E fino a quando non arriverà l’età pensionabile.

Una figura che Cialente si sta cucendo su misura con la partecipazione a eventi in tutta Italia e uscite mediatiche in ambito italiano in cui fa pesare il “know-how” sul tema acquisito da sindaco di 7 anni e mezzo di post-terremoto di una città di 70 mila abitanti. Anche alla luce di questa corsa nazionale, tra l’altro, va letta la sua “riconversione” da bersaniano di ferro a “quasi-renziano” che lo porterà a votare sì al referendum costituzionale, come annunciato su Facebook.

In questo quadro, le ambizioni di Max possono trovare concretezza solo se il sindaco sarà Lolli, non certo in caso di svolta-Pietrucci, che proprio lui ha tenuto a battesimo politicamente: era capo di gabinetto cialentiano, ma è stato cacciato senza complimenti con l’accusa di passare notizie alla stampa anti-Cialente, e la pace è stata siglata solo molti anni dopo.

Nel 2014, durante la serrata campagna elettorale per le regionali, che ha premiato Pietrucci con ben 7 mila voti, se non proprio a pieno sostegno del giovane candidato quantomeno Cialente non ha giocato contro, allineandosi solo nei giorni finali, quando ha capito il suo ex pupillo avrebbe vinto nettamente con un buon consenso.

Il nervosismo del sindaco dell’ultimo decennio nasce dal sospetto che ora l’ex ragazzo di bottega diventato grande possa giocare di sponda con Lolli, ansioso di rimanere dov’è, e magari con la senatrice Pezzopane, cambiando per la prima volta negli ultimi vent’anni gli assetti della “triade”.

Di qui la sponda inedita con De Matteis che, come al solito, ogni volta che viene evocata sembra impossibile: sono nemici giurati, pronti a sfidarsi tra improperi e ironie nei faccia a faccia televisivi come in aula consiliare, l’uno kryptonite dell’altro e viceversa, finiti quasi a fare a botte, rinfacciandosi tra loro attacchi politici sotto la cintola indirizzati a mogli e sorelle.

Eppure, gli esperti delle cose politiche aquilane lo ricordano spesso, in fasi storiche diverse, sia Max sia Gdm, quando hanno avuto l’opportunità di dare il colpo di grazia politico alla propria nemesi, si sono sempre tirati indietro, in una sorta di più che tacito, ma in effetti mutuo soccorso in cui l’uno legittima l’altro.

Di qui a siglare un’alleanza ce ne passa, ma va sempre ricordato il fatto che Gdm è ormai legato a doppio filo con Federica Chiavaroli che, a livello nazionale, sostiene il governo Renzi con il Nuovo centro destra, viceversa all’opposizione in Comune e Regione.

Ma se anche Angelino Alfano evoca nuove alleanze con Silvio Berlusconi nell’ultimo libro di Bruno Vespa, allo scopo di sfidare proprio l’attuale premier, una parte consistente del suo partito è ormai contigua, se non organica, al centrosinistra. Figurarsi chi è stato premiato con un incarico, pesantissimo, da sottosegretario alla Giustizia.

A fiutare questo clima di “convergenze parallele” è stato proprio Pietrucci che, da quanto appreso, ha fatto giungere un’ambasceria all’esponente del centrodestra cittadino Liris, alle prese con tutt’altri problemi: su tutti, quello di ricostruire uno schieramento litigioso e individualista con una serie di “tenenti” pronti a cercare di prevaricarsi l’un l’altro pur di conquistare un posto al sole individuale, a dispetto delle alleanze e senza logica di coalizione.

I due quarantenni contro i due sessantenni? La proposta è stata grossomodo quella, la risposta è stata: parliamone, ma se guerra generazionale dev’essere, deve partire dalla rinuncia ai simboli di partito, quello del Partito democratico quanto quello di Forza Italia. E chi ci starebbe, della “base”, dietro a un progetto così visionario? E chi sarebbe il candidato sindaco tra due alla pari? E come verrebbe compensato nell’equilibrio dei poteri chi, invece, farà il passo indietro? Domande senza risposta immediata e dubbi di difficile scioglimento.

L’ipotesi più probabile resta sempre quella di schieramenti tradizionali, è bene ribadirlo. Ma questa pista “eretica” ha già fondamenti un po’ più concreti della mera “fantapolitica”.

A ora è tutto da vedere, ma il conforto dei quattro protagonisti in campo è che, nella politica di oggi, contano sempre meno le ideologie e sempre più il consenso personale e la riconoscibilità di un “brand” legato alla persona piuttosto che a un partito. D’altronde, Renzi docet.