L’AQUILA – “Un lavoro collettivo ci ha portato a costruire questa lista forte e rappresentativa. Nel centrodestra si è usata l’opportunità delle donne usandole come portatrici di voti, noi abbiamo il 50% di uomini e donne con un parterre molto forte e autorevole”.

Così il segretario comunale del Partito democratico dell’Aquila, Stefano Albano, presentando oggi in un incontro con la stampa la lista dem per le prossime elezioni amministrative dell’11 giugno, a sostegno del candidato sindaco Americo Di Benedetto, presente al vernissage assieme ai maggiorenti del partito e alla senatrice Stefania Pezzopane.

Presenti 27 su 32 candidati, tra i ricandidati assenti anche il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, l’assessore Pietro Di Stefano e il consigliere Antonella Santilli.

Un candidato è come indipendente, Fabio Pelini, ex Rifondazione, partito uscito dal centrosinistra per sostenere i civici “con una scelta che ritengo folle, incoerente”, ha detto l’interessato, che ha precisato che, qualora eletto, “non aderirò al gruppo dem, i patti sono chiari”.

Albano, che ha rivolto un ringraziamento a Mario Schettino, ha confermato ad AbruzzoWeb che “resterò segretario comunale anche qualora eletto fino al congresso con l’intenzione di ricandidarmi”.

Ha poi rimarcato la presenza nella lista di “persone che hanno governato una città complessa, anche quello attuale è un momento complesso, ma ci sono le opportunità ed è il momento di raccogliere i frutti dell’impegno degli ultimi anni”.

Dure le critiche contro le polemiche di “centrodestra e Cinque stelle che in questa campagna faranno leva sulle paure, paura della mancanza di fondi, paura degli immigrati eccetera, noi vogliamo fare leva sulle speranze e le opportunità”.

“Il centrodestra deve riesumare il governo Berlusconi di 8 anni fa, ma ricordo che la tassa di scopo per avere subito il diritto alla ricostruzione ci fu negata, ogni 6 mesi finivano i soldi e dovevamo inventarci manifestazioni – ha aggiunto ancora – Ai Cinque stelle ricordo che le intercettazioni di cui parlano riguardano vicende per cui Cialente è stato assolto. Ci dà il senso che non hanno altri argomento, sono forze che in questi anni non ci sono state”.

La senatrice Pezzopane ha rivendicato per molti dei candidati “l’esperienza di aver lavorato con Massimo Cialente e l’orgoglio di avere tenuto la barra dritta. Abbiamo creato le opportunità, ora si può migliorare il lavoro, ci sentiamo classe dirigente che dovrà affrontare altri problemi, non riusciranno a farci parlare del passato, non si può avere il torcicollo, dobbiamo guardare avanti”.

“C’è il segretario, alla prima candidatura, ma anche un gruppo di giovani di qualità che non fanno il riempitivo, vengono dai territori, dalle frazioni, e si sono messi alla prova – ha evidenziato – I candidati sono tanti e non vedono l’ora di mettersi a trottare per vincere”.

Quanto a Di Benedetto, a domanda di AbruzzoWeb intanto ha precisato di voler rimanere alla guida della società idrica Gran Sasso Acqua, di cui è presidente da 11 anni, “almeno fino al 10 giugno”, scelta fortemente avversata dalle opposizioni.

In conferenza ha rivolto “un profondo ringraziamento a Massimo Cialente”, contestando la pubblicazione di notizie sulle sue intercettazioni “in un momento in cui è il sindaco della città e dovrebbe avere riconoscenza e riconoscimento perché è stato il sindaco del terremoto e non c’è parte politica che gli possa togliere quest’etichetta”.

“Non abbiamo giocato sull’utilità del consenso, avremmo potuto candidare quattro delle persone più forti che il Pd ha”, ha detto poi in riferimento agli stessi Cialente e Pezzopane, al vice presidente della Regione Giovanni Lolli e al consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che tra l’altro Di Benedetto ha sconfitto alle primarie.

“Gliel’abbiamo chiesto, erano disponibili – ha svelato – ma poi insieme abbiamo deciso che non era opportuno anche se ci avrebbero dato una grossa mano a vincere le elezioni: ci proponiamo al governo della città con persone che ci si dedicheranno per cinque anni, gli altri sono indispensabili nei loro ruoli”.

Anche Di Benedetto, per una volta, all’attacco contro il centrodestra: “Hanno gestito solo una cosa, la zona franca era un de minimis che si poteva avere il giorno dopo, se ne sono fatti carico e l’abbiamo avuta dopo anni. Inoltre sui piani di ricostruzione si è giocato per rallentare l’avvio dei lavori. L’allocazione delle risorse per il loro utilizzo nella ricostruzione è stata fatta dal governo di centrosinistra – ha concluso – e questo è un dato incontrovertibile”.