L’AQUILA – Americo Di Benedetto, presidente della Gran Sasso Acqua, società idrica del territorio aquilano, il prossimo luglio potrebbe lasciare il suo incarico dopo oltre dieci anni di mandato.

A confermarlo ai microfoni di AbruzzoWeb è lui stesso, in un’intervista tutta “in difesa” in cui ammette che sì, “c’è la scadenza del mio mandato e ho dedicato molto del mio percorso alla Gsa” e che “l’estate prossima sarà l’occasione per una riflessione un po’ più a 360 gradi”.

Ma dall’altra parte, fa anche notare che questo “non credo sia in funzione della mia prospettiva futura”, ovvero quella che, già da un po’, lo vede come possibile candidato alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco dell’Aquila nel 2017.

Al netto di questa notizia, Di Benedetto conduce un’intervista “catenaccio” in cui sta ben attento a non concedere neanche un millimetro alle sue future ambizioni politiche e amministrative.

“Voglio scongiurare e stemperare una mia partenza anticipata – assicura – se poi in città esce il mio nome non posso rammaricarmene, sono orgoglioso, vuol dire che ho fatto qualcosa di buono e potrei essere una delle 70 mila persone che possono dare un contributo”.

Per Di Benedetto “c’è una certezza, il partito si è espresso sull’esigenza e la bontà di perseguire la definizione del futuro candidato sindaco attraverso il percorso delle primarie”, che potrebbero vederlo protagonista.

Secondo quanto affermato da fonti politiche bene informate, infatti, lo snodo di luglio è decisivo in tal senso perché Di Benedetto lascerebbe la presidenza Gsa solo se fosse sicuro di partecipare alle pre-consultazioni misurandosi contro un avversario che considererebbe alla sua portata.

Vale a dire, tutti tranne Giovanni Lolli, vice presidente della Regione, che sarebbe il candidato che metterebbe d’accordo tutti sulla successione a Massimo Cialente: peccato che l’unico a non essere d’accordo sia lui.

In questo caso, sempre da quanto appreso, per la successione alla presidenza sarebbe favorito l’attuale vice, Salvatore Santangelo, riconducibile al centrodestra ma gradito a Cialente, che più volte lo ha lodato in pubblico. Un nome che farebbe comunque discutere.

Viceversa, con Lolli in campo, ipotesi difficile ma che a oggi non si può escludere, Di Benedetto resterebbe saldamente al comando del Consiglio d’amministrazione della Gran Sasso per altri 3 anni e non andrebbe a fare le primarie ‘a perdere’, anche se a specifica domanda non si tira indietro, tutt’altro.

“Non si può avere timore reverenziale, bisogna avere rispetto, che deve essere reciproco: la prudenza è essenziale, è l’intelligenza del coraggio – prosegue su Lolli – ma in politica è bello il confronto. Il dibattito va aperto, ma poi bisogna trovare una sintesi”.

Sulla guerra generazionale che lo vede possibile candidato “giovane” del Partito democratico pronto a opporsi ai cinquantenni, scenario smentito da chi, come il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, ha fatto notare che “Chicco” non è poi così giovane (48 anni da compiere, gli ultimi 10 da presidente e prima ancora 11 da sindaco di Acciano), Di Benedetto taglia corto.

“Nessuno ha firmato un patto generazionale, ci sono persone valide giovani e meno giovani, così come ci sono quelle rallentate ma anagraficamente giovani e viceversa”.

Smentita anche l’altra contestazione, arrivata sempre da Benedetti, quella di essere “troppo di centro”, vista la provenienza Udeur.

“Se essere di centro significa avere volontà amministrativa piuttosto che contrappositiva, equilibrio relazionale, capacità di sintesi e mediazione, allora sì; se invece vuol dire sensibilità, delicatezza nei rapporti, attenzioni, potrei essere anche un radicale di sinistra – fa notare – Le spillette lasciano il tempo che trovano”.

E sul Pd assicura: “È un partito fatto per me, che ho scelto da quando è nato e l’ho sempre difeso e aiutato a prescindere dal segretario”, lui che fu renziano della prima ora e che arrivò a scontrarsi con Stefania Pezzopane nelle primarie per la segreteria. “Asperità mai esistite, era dibattito interno al partito”, conclude.