L’AQUILA – “È un elezione amministrativa che ci dice che siamo andati bene nei grandi centri, nelle grandi realtà urbane, c’è invece da corregge il tiro in qualche piccola realtà. A livello nazionale occorre riseminare”.

Archiviato il voto di domenica, che ha coinvolto 72 i Comuni abruzzesi per oltre 273 mila elettori che hanno rinnovato i sindaci e i Consigli comunali, in attesa  ballottaggi del 19 giugno, arriva l’analisi del voto del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, Partito democratico, che come ovvio enfatizza i risultati positivi del suo partito e del centrosinistra, a cominciare da Francavilla, dove ha vinto al primo turno Antonio Luciani, un “imperatore”, lo definisce D’Alfonso, e a Sulmona, dove vanno al ballottaggio Annamaria Casini, la candidata sostenuta dal suo assessore regionale, il civico Andrea Gerosolimo e il Pd con Bruno Di Masci, mentre per il centrodestra e il Movimento 5 stelle (che non si è nemmeno presentato), è stato un “armageddon”, ovvero una disfatta.

Non nasconde però il presidente i deludenti risultati a livello nazionale, e in Abruzzo, in parte dei centri minori, ma importanti, come ad esempio Penne dove il presidente si era speso anche in prima persona, e dove però ha vinto il centrodestra con Mario Semproni mentre il candidato Pd Ennio Napoletano, vicesindaco uscente, che si è fermato al 24,8, un armageddon anche in questo caso.  Fiducioso D’Alfonso infine sull’esito positivo per il centrosinistra nei ballottaggi a Vasto, Lanciano e Roseto, non più roccaforte del centrodestra. 

“Abbiamo un imperatore – esordisce D’Alfonso – che si è insediato a Francavilla, frutto di un lavoro riuscito tra attività amministrativa e il supporto sorridente del partito. C’è un lavoro significativo riuscito a Lanciano con una figura storica del partito, Mario Pupillo, che è anche presidente della Provincia, che avuto un importante margine di vantaggio che lo porterà alla vittoria”. 

“C’è il giovane Francesco Menna a Vasto – prosegue D’Alfonso – dove si è trovato di fronte uno squadrone diciamo della ‘morte’, per loro che l’hanno concepita, fuori del perimetro del centrosinistra, però siamo al ballottaggio, e lui ha una grande qualità umana, che secondo me lo porterà alla vittoria. Poi c’è il tema di Roseto, dove finalmente dopo anni lunghi di oblio si ricostituisce la presenza politica del Pd e il giovane avvocato Sabatino Di Girolamo, carta vincente scelta dalla politica locale. E poi c’è l’armageddon di Sulmona, per il centrodestra e il Movimento 5 stelle, praticamente lì il campo del centrosinistra ha preso tutto, quasi una percentuale orientale, prima che lì arrivasse la democrazia”.

“Ci sono piccole realtà – aggiunge però il presidente – dove noi dobbiamo riordinare l’iniziativa politica, perché dove si governava da vent’anni, abbiamo dato luogo ad alternanza”.

Infine l’analisi del voto su base nazionale, dove il Pd ha perso molti voti, e per D’Alfonso la prima cosa da fare è rivedere qualcosa dentro il partito.

“A livello nazionale c’è da riseminare – spiega il presidente – dobbiamo lavorare in maniera tale che non ci sia più una parvenza di collaborazione tra partito e istituzione, perché una è l’attività delle istituzioni, un’altra è quella del partito”.

“Matteo Renzi –  conclude D’Alfonso –  che è un grande leader e sta facendo benissimo in questi 24 mesi, deve però consentire anche una dualità di vita autonoma al partito, nei territori e a livello centrale. Io personalmente lo aiuterò molto, a partire dalla vicenda referendaria di ottobre, per scatenarci a favore del ‘Si’ al referendum di ottobre”.