L’AQUILA – “L’Aquila è diventata il simbolo del disastro di questo Paese, del fallimento della politica, il luogo dove più drammaticamente sono emerse l’incapacità, l’inettitudine, la responsabilità di una classe dirigente che ha portato l’intero Paese nel precipizio”.

Così il candidato premier di Rivoluzione civile Antonio Ingroia, intervenuto all’Aquila al Palazzetto dei Nobili questa mattina nell’ultimo giorno di campagna elettorale.

Il magistrato in aspettativa, prima dell’intervento di fronte a un folto pubblico che ha riempito la sala, ha visitato quel che resta della casa dello studente, nella quale rimasero uccisi 8 giovani in seguito ai crolli del sisma che ha distrutto L’Aquila la notte del 6 aprile 2009.

Al fianco di Ingroia, arrivato con forte ritardo, il candidato numero due alla Camera Carlo Costantini, il capolista al Senato Alfonso Mascitelli e il candidato numero nove alla Camera Enrico Perilli. Prima di entrare, il candidato premier ha salutato, tra gli altri, l’ex candidato sindaco dell’Aquila con l’Italia dei valori Angelo Mancini.

“All’Aquila – ha detto Ingroia – sono stato nella casa dello studente, vedo che la ricostruzione non è mai effettivamente partita. L’Aquila è un atto d’accusa contro questa classe dirigente. Voglio dire con forza, ricordando e avendo nella mente e nel cuore il dramma della tragedia, che dobbiamo cacciare via la classe dirigente responsabile di tutto questo”.

“L’Aquila – ha aggiunto – rimane nel cuore e nell’anima di tanti cittadini onesti, non soltanto degli aquilani che più di tutti hanno sofferto, ma di tutti gli italiani onesti”.

“CLASSE DIRIGENTE INSENSIBILE E SCIATTA DA COMBATTERE HA VOLTO DI SILVIO BERLUSCONI”

“Quando dico classe dirigente – ha proseguito Ingroia nel suo intervento – non significa solo, purtroppo, ceto politico, ma è molto di più. Classe dirigente è classe imprenditoriale, classe di tecnici e di funzionari nazionali e locali che mai come nella vicenda dell’Aquila hanno offerto lo spaccato di un degrado politico, etico e morale, di insensibilità, di sciatteria, di egoismo sociale e politico che è alla base di tutto questo, che ha prodotto quella casta che si è arricchita alle spalle dei cittadini onesti che è rappresentata da Silvio Berlusconi, tutto ciò che noi combattiamo”.

“ACCORDO CON PD? NO CON POLITICA DEI DISASTRI”

“Bersani – aveva detto Ingroia ai giornalisti durante la visita alla casa dello Studente – ha sostenuto le politiche del Governo Monti a braccetto con Berlusconi e qualche settimana fa ha scritto una dichiarazione di intenti con la colazione di centro sinistra che dice che vuole fare un accordo di legislatura con il cnetro liberale di Monti per mantenere lo stesso disastro in eterno. Noi non possiamo mai fare un accordo con questa politica responsabile di questi disastri”.

“SIAMO STATI PRATICAMENTE CENSURATI”

“È stata una campagna elettorale nella quale chi ha cercato di portare i contenuti – ha polemizzato – di portare una politica diversa come noi, sono stati praticamente censurati dagli organi di informazione. Ciò è avvenuto soprattutto nell’informazione pubblica televisiva. Questa è anche la ragione per la quale noi abbiamo nel nostro programma di cacciare i partiti dal Consiglio di amministrazione della Rai, dagli organi di vigilanza della Rai, perché questi partiti gestiscono il potere dell’informazione a proprio uso e consumo e hanno falsato l’intera campagna elettorale”

“POLITICA ITALIANA CONTRO MAGISTRATURA PERCHE’ HA PAURA, MIO PASSO NECESSARIO”

Per Ingroia, l’ex premier ha “cambiato in peggio il nostro Paese, ma è stato purtroppo un modello che ha contagiato la classe dirigente dappertutto, finendo per contagiare anche chi in questi anni non è stato berlusconiano. Ormai Questa classe dirigente non è capace di autoriformarsi e di rinnovarsi. Ecco perché un magistrato decide un passo che non vorrebbe mai fare”.

“Un magistrato come me – ha spiegato – innamorato della propria professione capisce che fare il magistrato non basta in questa Italia dove la politica ha cercato in tutti i modi di ostacolare la magistratura, perché ha paura di una magistratura che presenta il conto della responsabilità, perché questa casta pretende impunità penale e irresponsabilità politica, amministrativa, economico-finanziaria e così via” .

“RICOSTRUZIONE L’AQUILA FERMA E’ INDEGNO, SERVE PIANO FINANZIARIO STRUTTURATO”

“Credo – ha affermato poi Ingroia – che sia indegno che la ricostruzione dell’Aquila sia ferma, che non vi è un piano finanziario strutturato e che si navighi a vista anno per anno. Un Paese serio non si comporta in questa maniera. Un Paese e uno Stato seri programma una ricostruzione, investe, mette in campo la solidarietà finanziaria che si deve nei confronti di chi viene colpite da queste tragedie”.

Poi ha precisato: “Non sono qui per fare promesse, sono venuto qui soltanto per dirvi che sono con voi come sono dalla parte di tutti i cittadini dimenticati, perché l’Italia è diventato ormai un Paese che viaggia a due velocità, un Paese che ha una fascia di cittadini di serie A privilegiati, che pensano solo a se stessi, e una fascia di cittadini dimenticati che è la stragrande maggioranza. Dobbiamo ricostruire un senso di solidarietà e di comunità da parte di tutta questa grande fascia di cittadini espropriati dei loro diritti”.

“INVERTIRE L’ORDINE DELLE PRIORITA’ CONTRO GRUPPI DI POTERE”

“So che anche qui all’Aquila i problemi della disoccupazione sono drammatici come in tutto il Paese – il pensiero di Ingroia – a causa di questa classe dirigente irresponsabile che pensa di far sopravvivere solo se stessa e i suoi amici. Responsabilità significa far pagare il conto a chi è responsabile del disastro, ma anche assumersi la responsabilità sulle proprie spalle di essere cittadini attivi, partecipi, che affrontino un cammino difficile, un processo di cambiamento radicale che passa attraverso una fase che io definisco rivoluzionaria. Ho voluto che questo movimento si chiamasse Rivoluzione civile perché abbiamo bisogno della condizione preliminare di liberarci di questa classe dirigente perché altrimenti sarebbe impossibile ricostruire il Paese”.

“I passaggi sono due: primo, liberarci di questa classe dirigente. Secondo, ricostruire sulle macerie e non soltanto fisiche come qui all’Aquila – ha affermato quindi il magistrato in aspettativa – ma anche ideali come quelle del buio, dei diritti negati, della crisi che sta strangolando il nostro Paese, il cui polmone economico sono le piccole e medie imprese”.

“Per ridare fiato – l’analisi di Ingroia – dobbiamo invertire l’ordine delle priorità. Oggi l’ordine delle priorità vede nella politica che governa l’autoconservazione della casta e la tutela dei diritti e degli interessi dei poteri forti. Quando parlo dei poteri forti parlo dei grandi gruppi industriali, delle grandi multinazionali, dei grandi poteri finanziari del sistema bancario nazionale e internazionale. Ecco, allora l’ordine delle priorità va esattamente capovolto. Diventa prioritario l’interesse dei cittadini, dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, dei ceti medio-bassi che hanno pagato da soli la crisi, allargando la fascia di povertà”.

“CASINI RAPPRESENTA CASTA DA ABBATTERE, E’ IN PARLAMENTO DA TEMPI DELLA GUERRA FREDDA”

Prima di andare via, parlando di un confronto politico in tv al quale deve prendere parte in giornata, Ingroia ha usato parole dure contro il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, che a quel dibattito sarà presente. “Casini, ma potrei fare qualsiasi altro esempio, è colui il quale ha portato Totò Cuffaro al Senato e che lo ha promosso dopo una sentenza di condanna in primo grado, ma oggi Cuffaro si trova in carcere. Casini è in parlamento dal 1984, da prima della caduta del Muro di Berlino, eravamo ancora in piena Guerra Fredda. Lui come altri rappresenta la casta contro cui Rivoluzione civile combatte”.