L’AQUILA – “Il tempo stringe”: se lo vanno ripetendo in continuazione nelle ultime ore i big del Popolo della libertà abruzzese, presi alla sprovvista dall’improvvisa accelerazione alla crisi di governo decisa da Silvio Berlusconi e già in frenetica attività per ritagliarsi un seggio sicuro in uno dei due rami del Parlamento.
Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha annunciato che le elezioni politiche ci saranno il 17 o il 24 febbraio, un mese e mezzo prima andranno depositati simboli, programma e coalizioni e nei successivi dieci giorni l’elenco dei candidati.
Questo vuol dire che a metà gennaio i giochi devono essere fatti: poco più di 30 giorni di fuoco, con in mezzo le festività natalizie, per chiudere accordi, assicurarsi l’appoggio di un qualche capo-corrente romano, sgomitare con gli altri aspiranti candidati e, soprattutto, cercare di piazzarsi il più in alto possibile nella lista, visto che si tornerà a votare con il “Porcellum”, cioè senza preferenze.
La legge elettorale, infatti, nonostante i buoni propositi, è rimasta la stessa, per cui saranno le segreterie di partito a stabilire il “blocco” dei papabili, nella circoscrizione Abruzzo 14 per Montecitorio e sette per palazzo Madama, e l’ordine di presenza in lista diventa fondamentale.
Alle scorse politiche il Pdl incassò undici parlamentari in tutto, sette deputati e quattro senatori, un risultato a oggi impensabile. Gli eletti del 2008 furono Maurizio Scelli, Carla Castellani, Sabatino Aracu, Paola Pelino, Marcello de Angelis, Daniele Toto (poi passato a Futuro e libertà) e Giovanni Dell’Elce alla Camera e Andrea Pastore, Fabrizio Di Stefano, Filippo Piccone e Paolo Tancredi al Senato.
Stando ai numeri snocciolati dai ben informati, a questo giro il Pdl potrà puntare, al massimo, su un seggio da senatore e tre da deputato, sempre che non ci siano clamorose sorprese.
Al netto dei non ricandidati certi, Pastore e Castellani, e del transfuga Toto, gli uscenti sono già il doppio dei posti disponibili. Senza contare quelli che spingono per giocarsi la partita dopo anni tra enti locali e Consiglio regionale.
Il leader abruzzese del Pdl Piccone o il suo vice Di Stefano, quindi, dovranno scegliere di trasmigrare nell’altro ramo del Parlamento, così come pure Tancredi, esponente della potente cordata teramana. Quest’ultimo, però, nel suo territorio dovrà fare i conti con i rumors che danno il governatore, Gianni Chiodi, in procinto di tentare la scalata a Roma, grazie ai buoni rapporti con Berlusconi stesso e con l’ex sottosegretario Gianni Letta.
Dalle parti di Teramo, anche in vista delle regionali del prossimo anno, si ragiona sul fatto che qualcuno, tra il consigliere Emiliano Di Matteo e gli assessori Mauro Di Dalmazio (esterno) e Paolo Gatti, è di troppo, nonostante si siano liberati della concorrenza dell’altro componente della Giunta Giandonato Morra, confluito nella Destra di Francesco Storace.
Per Gatti si era parlato di un approdo nell’Unione di centro, fermamente smentito dall’interessato. Attualmente è dato molto vicino all’ex ministro Giorgia Meloni che, insieme agli arrabbiati del Pdl (l’ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo), per domenica ha organizzato una grande manifestazione al teatro Brancaccio di Roma nella quale potrebbe essere decisa la scissione dalla “casa madre” per dare vita a una nuova formazione nella quale potrebbe recitare un ruolo di primo piano, forte anche delle 10 mila preferenze che gli hanno consentito un ingresso in grande stile all’Emiciclo.
Nel Pescarese, territorio lasciato scoperto dall’addio di Pastore e dalla defezione di Toto, se la giocano almeno in tre: il presidente dell’assemblea regionale, Nazario Pagano, il numero due nell’esecutivo di Chiodi, Alfredo Castiglione, e il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, che è anche il coordinatore provinciale del partito.
I primi due sono arrivati alla terza legislatura e premono per fare il grande salto nei palazzi dorati della politica che conta ma Castiglione, vicinissimo a Franco Frattini, rischia di ritrovarsi senza “copertura” romana dopo la rottura dell’ex ministro degli Esteri con il Pdl e il voto di fiducia dato al governo di Mario Monti in difformità con le indicazioni del gruppo alla Camera.
Un altro che a Pescara sta lavorando, neanche troppo sottotraccia, per farsi largo è l’assessore regionale al Bilancio Carlo Masci, che gode di ottimi rapporti con il vice capogruppo dei senatori pidiellini Gaetano Quagliariello, tanto che tempo fa si era parlato di una sua discesa in campo al Senato con il movimento Rialzati Abruzzo con il quale fu eletto all’Emiciclo. I sondaggi, però, danno al momento un’ipotesi del genere perdente, quindi potrebbe decidere di correggere il tiro verso Montecitorio.
C’è poi la consigliera regionale Nicoletta Verì, da tempo a disagio nel suo partito, che potrebbe decidere di accasarsi altrove.
Sull’Aquila un candidato in pectore da tempi non sospetti è l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante, uomo di fiducia di Altero Matteoli, ex ministro che, nonostante la sua provenienza dai ranghi di Alleanza nazionale, è sempre stato un berlusconiano convinto.
Ma è matteoliano pure Marcello de Angelis, insieme a Giovanni Lolli (Partito democratico) uno dei più vicini nella sua attività parlamentare al territorio colpito dal terremoto del 2009, che è anche direttore del quotidiano Secolo d’Italia, un ruolo di prestigio che, in passato, ha sempre garantito un seggio sicuro.
Quanto ad Aracu, il deputato più longevo della pattuglia abruzzese, bisognerà verificare se il Pdl lo confermerà dopo 17 anni ininterrotti alla Camera. Scelli e la Pelino, infine, sono due “creature” di Berlusconi, per cui la lotta è apertissima.
Nel territorio della provincia di Chieti ci sono le ambizioni dell’assessore regionale Mauro Febbo che, ad AbruzzoWeb, ha confessato di “essere pronto a fare il parlamentare dopo la lunga gavetta di partito”, ma anche quelle di un evergreen come Giuseppe Tagliente, già presidente del Consiglio regionale ed eletto, l’ultima volta, nel listino bloccato del presidente Chiodi, scomparso dopo la riforma della legge elettorale.
Un altro che non fa mistero di voler approdare a Roma è il consigliere regionale Emilio Nasuti, così come il suo collega Nicola Argirò, l’unico ex Forza Italia del Chietino nel gruppo Pdl, che potrebbe rivendicare un diritto di antica appartenenza alle schiere del Cav.
In generale il taglio degli inquilini dell’Emiciclo, che da 45 passeranno a 31, restringe, e di molto, gli spazi disponibili, per cui in tanti sperano nella “scappatoia” parlamentare, soprattutto se il centrodestra non dovesse riconquistare il governo della Regione.
Una piccola fonte si sollievo per il Pdl è rappresentata dal fatto che quasi certamente non sarà convertito in legge il decreto sul taglio delle province e la cancellazione delle relative giunte, che avrebbe messo in campo altri amministratori locali smaniosi di trovare una nuova collocazione.
Al contrario, però, incombe lo spettro dei “paracadutati”, cioè di quegli esponenti che, in virtù della contrazione dei seggi sicuri nella loro circoscrizione di elezione, potrebbero trovare posto nelle liste abruzzesi.
La scorsa volta capitò un po’ in tutti i partiti, basta ricordare i casi di Dell’Elce nel Pdl, di Livia Turco nel Pd o di Ferdinando Adornato nell’Udc, che tolsero, rispettivamente, posto a Sospiri, a Emanuela Loretone e al consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis.
Senza contare gli “ousider” che Berlusconi potrebbe decidere di buttare nella mischia per dare un “volto nuovo” al Pdl.
Dubbi che si aggiunge ai tanti che già sono sul tavolo delle trattative convulse di queste ore.





