L’AQUILA – Per chi non conosce o non ha mai visto il centro storico dell’Aquila e le zone immediatamente adiacenti del post-terremoto basta immaginare tanti tasselli di un mosaico sparsi alla rinfusa.

Spezzati, lesionati o anche semplicemente impolverati.

Di rivedere qualche luce nelle abitazioni per ora non è aria, ma in alcuni negozi i commercianti hanno ricominciato, coraggiosamente, a far risplendere neon che illuminano strade un tempo trafficate di auto o pedoni. In attesa che vi tornino.

È il caso di Gianluca Ianni ed Eleonora Marchini: insieme gestiscono da 13 anni un negozio di rivendita e assistenza per computer, “Computer discount”, che da metà novembre 2010 ha riaperto i battenti nella sede di viale Duca degli Abruzzi, all’interno delle mura storiche.

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Il palazzo dove si trova la loro attività è tornato agibile, anche se parzialmente, e non hanno perso tempo prima di tornare nei locali acquistati con anni di sacrificio.

“Dopo il terremoto abbiamo operato attraverso un’unità mobile, fornendo supporto a domicilio a privati ed Enti – spiega Eleonora, che con il marito condivide l’amore per la piccola Ginevra, la loro bambina avuta dopo il matrimonio – Abbiamo avuto attestati di solidarietà da tanti, in primis dalla ‘Cdc’ spa, la nostra casa madre, che non ha mai smesso di sostenerci, e tante persone, specialmente da fuori città”.

Dopo oltre un anno di lavoro ‘mobile’ con un furgone attrezzato, il ritorno in centro. Una scelta dettata dalla possibilità di avere un locale di proprietà disponibile e agibile e dalla voglia di riprendersi un pezzo di vita.

“Credo che gli aquilani – aggiunge la commerciante – debbano essere protagonisti del proprio futuro per far ripartire la città. Chiaramente il discorso è molto più ampio e non può essere ridotto con una battuta così semplicistica. La nostra è sorta di sfida con noi stessi e con il destino. Abbiamo stretto i denti per ripartire e adesso siamo qui, per dimostrare che L’Aquila, dove è possibile, può ripartire”.

In un’area dove il traffico quotidiano era all’ordine del giorno, il passaggio di persone continuo per la presenza di uffici, impianti sportivi a due passi e scuole, ciò che impressiona di più “è il silenzio che avvolge ogni cosa, specie verso sera. Sembra di essere in una periferia, anche a causa di una natura che si sta riprendendo i  suoi spazi”, sospira Eleonora.

Cosa vuol dire?

Mah, che mancano le piccole cose, un minimo di pulizia dalle erbacce che spuntano ai bordi della strada. Non chiediamo niente alle autorità, ma almeno un segnale per dare fiducia a chi vuole tornare. Alcuni palazzi nella zona sono tornati agibili e presto vi torneranno le persone. Inoltre fino a qualche tempo fa un po’ di movimento c’era perché le macerie venivano rimosse. Adesso, invece, con il problema delle ordinanze è tutto fermo e i detriti e i materiali inerti sono abbandonati, e non si sa fino a quando. La ricostruzione è un percorso enorme da percorrere, ma le piccole cose credo si possano affrontare poco alla volta per dimostrare che la città non è abbandonata a sé stessa.

E dal punto di vista della clientela come vanno le cose?

Come molte attività, abbiamo perso una parte di clienti, ma altri hanno continuato a darci fiducia. Non ci lamentiamo di tutto, anzi, ci riteniamo fortunati, pur nella difficoltà, perché poteva andare peggio: in fondo siamo tornati nel nostro locale, non abbiamo mai chiuso l’azienda. Avevamo due dipendenti, uno è rimasto con noi, l’altro non ci ha creduto e ha cercato un’altra occupazione. E abbiamo assunto un’altra persona. E poi adesso i clienti hanno la possibilità di parcheggiare più comodamente…

Un augurio per la città.

Mi auguro che i cittadini trovino la forza e la volontà di farla ripartire. Molti si sono rimboccati le maniche, ma in molti altri noto una sorta di senso di attesa che le cose cambino. Ognuno di noi, anche nel suo piccolo, può fare qualcosa per contribuire alla ripresa della nostra splendida città.