L’AQUILA – Modesta, inferiore alla media italiana e con un recupero che è meno di un quarto della ricchezza persa nel 2009: così la ripresa economica abruzzese nel 2010 secondo Confcommercio che per il biennio 2011-2012, parla di crescita del Pil caratterizzata da una tendenza al rallentamento.
“Partendo da una situazione così negativa del 2009 – afferma il presidente Giandomenico Di Sante – è naturale che risultino consistenti nel 2010 sia la crescita della domanda estera, che, però, al netto delle importazioni non ha contribuito di molto allo sviluppo del Pil, sia quella degli investimenti. L’altra decisiva componente della domanda interna, cioè i consumi delle famiglie, ha evidenziato, invece, nel 2010 una crescita molto contenuta rispetto al 2009. Su quest’ultimo comparto di spesa hanno influito, in particolare, le dinamiche negative dell’occupazione”.
“Passando da considerazioni di carattere economico intersettoriale a quelle di carattere settoriale – continua – emerge che, dopo la pesante recessione nel biennio 2008-2009, è proseguito nella nostra Regione il processo di terziarizzazione dell’economia, che ha visto accrescere ulteriormente l’incidenza dei Servizi in termini di valore aggiunto, asceso ad oltre il 70 per cento”.
La recessione ha colpito in Abruzzo in maniera pesante il comparto industriale.
Nei mesi di aprile e maggio dell’anno in corso il tasso di disoccupazione risulta in regresso, ma diminuisce, purtroppo, anche il numero degli occupati, mentre è in forte aumento il numero di inattivi, cioè di coloro che non hanno né cercano un lavoro.
L’inflazione, invece, resta sostanzialmente stabile con rialzi e ribassi tra i diversi prodotti e servizi.
“A questo punto è chiaro – afferma Di Sante – che, per consolidare la debole ripresa nella nostra regione, bisogna coniugare il risanamento dei conti pubblici con il rilancio dei consumi ed il sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese ed in particolare di quelle del terziario (commercio, turismo e servizi), che contribuiscono alla formazione del valore aggiunto e dell’occupazione in misura di molto superiore agli altri settori”.
“La Regione, poi – conclude -, per recuperare le risorse necessarie, oltre a intervenire sul governo centrale per la soluzione di problemi di competenza nazionale dovrebbe utilizzare al più presto le risorse europee, continuare ad operare con costante determinazione sulla riduzione delle spese meno necessarie, sul miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa, con la riduzione degli oneri burocratici e l’accelerazione dei termini di pagamento delle pubbliche amministrazioni”.





