VIAREGGIO – Una corona di alloro in mare davanti alla Costa Concordia in memoria delle 32 vittime del naufragio di due anni fa della Costa Concordia all’isola del Giglio.
La corona, con la scritta Comune Isola del Giglio, è stata depositata davanti alla prua della nave, dopo la benedizione del vescovo Gugliemo Borghetti dal sindaco Sergio Ortelli e da Beniamino Maltese di Costa Crociere. Insieme alla corona alcuni familiari delle vittime hanno voluto lanciare anche un mazzo di fiori in ricordo dei loro congiunti che due anni fa hanno perso la vita davanti a punta della Gabbianara.
“Profondo cordoglio” e “dolore indelebile per tutti noi” vengono espressi stamani dal comandante della Costa Concordia Francesco Schettino a due anni dal naufragio dell’isola del Giglio. Schettino non sarà presente all’udienza odierna del processo che lo vede imputato. “Esprimo il mio più profondo cordoglio e rinnovo la mia vicinanza ai famigliari delle vittime. Mi associo al silenzio commemorativo in aula che rinnova un dolore indelebile per tutto noi”.
Schettino ne parla anche rispetto all’iniziativa di alcuni naufraghi con i loro legali stamani a Grosseto, una specie di sit-in per ricordare la tragedia. “Purtroppo – ha ancora affermato Schettino, imputato al processo sul naufragio della Costa Concordia – non sarò presente (in aula, ndr) a seguito dell’adesione dei miei legali allo sciopero degli avvocati penalisti italiani in programma da oggi al 15 gennaio”.
Commozione e lacrime in aula a Grosseto durante il minuto di silenzio che i giudici, su richiesta delle parti civili – e con adesione anche della difesa dell’imputato Schettino – hanno accordato in concomitanza con il secondo anniversario del naufragio all’Isola del Giglio.
Alcuni superstiti sono ancora sotto choc. ”Non salirò mai più su una nave, neanche su un piccolo viaggio in traghetto”, ha detto Mandy Roadford ai giornalisti, uscendo dal Teatro Moderno trasformato in aula di tribunale. E’ una passeggera inglese della Concordia. Accompagnata dal marito John ha lasciato piangendo il teatro dopo la breve udienza di stamani in cui c’è stato il minuto di silenzio per ricordare le vittime.
”Io andrò al Giglio – ha spiegato il marito – ma mia moglie no perché da quel giorno non ha voluto mai più salire su un’imbarcazione, neanche piccola. E pensate, che noi siamo inglesi, gente che convive con i mari”. ”Fummo – ha ricordato la coppia – gli ultimi a scendere, eravamo rimasti bloccati al ponte 4, a un certo punto precipitammo al ponte di sotto. Fortunatamente cademmo sul ponte, e non in acqua. Scoppiò il panico, venimmo calpestati, ci fu il peggio del genere umano in mezzo a noi”.
fonte Ansa.it



