L’AQUILA – “La pandemia del covid deve indurci a fare un bilancio purtroppo molto severo di quello che è lo stato dell’arte del nostro sistema sanitario pubblico: abbiamo pagato nell’emergenza gli effetti di politiche neoliberiste dissennate, che negli ultimi anni hanno tagliato pesantemente i posti letto negli ospedali e bloccato le assunzioni. E ancora oggi registriamo gli stessi problemi, come se poco o nulla fosse accaduto…”
Quasi due anni di pandemia, di crisi sanitaria, economica e sociale devastante, 12,3 milioni di italiani contagiati, e 152mila morti, di cui quasi 3mila in Abruzzo. Ben 370 i medici che hanno sacrificato la vita per salvare quella del prossimo. Alla luce di questi numeri drammatici è ancor più pesante l’accusa alla classe politica di ogni colore e rango istituzionale che ha governato questo Paese, da parte da Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, da due anni sul fronte della guerra al coronavirus, nonché segretario regionale Anaao Assomed.
Nel suo reparto, in un quasi sfogo a questa testata, Grimaldi rivela che “dal ministero è arrivata la direttiva di trasformare i posti letto in terapie semintensive, per far fronte all’emergenza covid, ma esse necessitano di personale h24, non basta certo la reperibilità notturna. Però, questo il punto, il personale non è stato rinforzato, come sarebbe stato logico”.
E ancora, attingendo alla sua esperienza personale, cita un episodio emblematico: “Mi ha chiamato una collega per sfogarsi, dopo un turno massacrante sul fronte del covid 12 ore, ricevuto la richiesta di farne altre 12 di turno di notte. Che non sarebbe neanche consentito dalla legge”.
Del resto prosegue il segretario Anaoo, “l’Italia è uno dei paesi che spende di meno in rapporto al Pil per la sanità, e riesce nonostante tutto ad offrire molto. E alla pandemia siamo arrivati con un numero di posti letto molto inferiore ad altri Paesi, la Germania ne ha 8 per mille abitanti, la Francia e la Svizzera ne hanno 6, l’Italia non arriva a 3 per mille abitanti. Non deve sorprendere poi che quando un paziente arriva al pronto soccorso deve spesso aspettare ore..”
In questa durissima requisitoria di Grimaldi, rientra anche la famigerata legge Lorenzin, del 2018, che anche all’Abruzzo impone, a maggior ragione avendo la sanità ancora convalescente dopo un lungo commissariamento terminato nel 2016, la riorganizzazione del sistema ospedaliero e il ridimensionamento dei piccoli presidi
“In linea di principio – spiega il segretario Anaoo – la deospedalizzazione è una giusta strategia, ma prima bisogna strutturare nel territorio un sistema sanitario diffuso ed efficiente, cosa che però attualmente non esiste, e ce ne siamo purtroppo accorti anche nella fase acuta della pandemia, una guerra che è stata combattuta essenzialmente negli ospedali, andati inevitabilmente in sovraccarico. La medicina di territorio esiste solo In pochissime realtà, sicuramente non in Abruzzo. La Lombardia è stata travolta dalla pandemia avendo puntato su un sistema misto pubblico e privato che non ha retto alla prova dei fatti, non avendo una rete territoriale”.
Provoca dunque amarezza il fatto che nonostante quello che è accaduto con l’avvento del covid, “non è stato ancora tolto il tetto alle assunzioni e continuiamo ad avere gravi carenze di personale. Molti medici sono andati in pensione, e non è facile trovare un rimpiazzo con pari competenze e specializzazioni. Ci sono operatori che hanno cambiato mestiere non reggendo una pressione che è diventata pesantissima durante le emergenze. Assistiamo al fenomeno preoccupante di molti giovani che non vogliono entrare nel sistema sanitario pubblico, preferendo quello privato, dove si lavora con ritmi più sostenibili. O che fanno le valige partono per l’estero, dove sono pagati molto di più”.
Questo dopo che il nostro Paese, è stato più volte evidenziato, ha speso in media 250mila euro per formarli come come medici. Pesa e di molto anche la barriera di accesso alle facoltà di Medicina, che sono a numero chiuso.
Vero è che sono stata concessa finalmente alle Asl, la possibilità di fare assunzioni per far fronte alla pandemia, ma anche qui osserva il medico, “parliamo di immissioni in ruolo a tempo determinato, sarà importante stabilizzarlo questo personale, anche se rimarrà il problema di coprire i tanti troppi ruoli scoperti a livello di specializzazioni”.
Governo e Regioni però adesso sventolano come soluzione a tutti i problemi, i massicci investimenti che saranno possibili con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), destinati in particolare alla creazione di case della salute, finalmente i primi baluardi di una sanità territoriale di prossimità.
“Quello che però il governo non dice è che questi investimenti cesseranno in ogni modo nel 2027, e a quel punto le strutture come le – commenta Grimaldi – le case della salute che saranno realizzate, dovranno in qualche modo autofinanziarsi con risparmi sulla spesa sanitaria complessiva, ovvero togliendo risorse agli ospedali, molti dei quali già oggi sono alla canna del gas, visto che hanno già tagliato tutto il tagliabile”.
E inoltre osserva Grimaldi, “ci si dovrebbe chiedere sin da ora chi poi andrà a lavorare in queste case della salute, visto che la carenza di personale è generalizzata, e riguarda anche i medici di famiglia”. (f.t.)






