L’AQUILA – “Tra fare presto e accertare la legalità ho sempre privilegiato la seconda. E questi sono i fatti”.
Lo ha detto Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione Civile, conversando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa di Legambiente, a proposito del dossier di ‘Libera’ pubblicato oggi da un quotidiano. Secondo Gabrielli “è molto facile e per ceti aspetti non corretto, immettere nel circuito parole e valutazioni che non hanno un riscontro”.
Gabrielli ricorda di essere stato per 13 mesi a L’Aquila come prefetto, dal 7 aprile 2009 al 14 maggio 2010, e spiega: “le cose le ho dette chiare sin dal primo momento e sfido qualuqnue dossier a dimostrare che le informazioni arrivate al prefetto dell’Aquila in quel periodo non siano rimbalzate immediatamente alla Dna, al Dda e alle forze di polizia. Se qualcuno mi dimostra il contrario sono disposto a rispondere e se preso in castagna anche a dimettermi”.
Su possibili infiltrazioni, aggiunge, “tutte le volte che sono state sottoposti alla mia attenzione degli elementi ho emesso provvedimenti interdittivi senza alcuna sottovalutazione”.
E ancora continua: “le infiltrazioni e i comitati d’affari vanno perseguiti e anche messi nella condizione di non nuocere più all’economia del Paese. Ma fare generalizzazioni non serve a nessuno”.
In particolare, sui bagni chimici Gabrielli sostiene di aver fatto fare tutti i controlli con un Comitato di ordine pubblico e sicurezza creato ad hoc. Sulla sicurezza da possibili infiltrazioni mafiose o criminali, Gabrielli sottolinea che in quel periodo “oltre il 60% di accesso a tutti i cantieri in Italia è stato fatto all’Aquila e sono stati controllati tutti i cantieri del Progetto Case. Non ho mai fatto passi indietro – conclude – rispetto all’esigenza di controllo. Questi sono fatti con la effe maiuscola, monumenti che non vengono scalfiti ne’ da dossier ne’ da inchieste”.
CRIMINALE COSTRUIRE DOVE C’E’ PERICOLO
“Nei luoghi dove non ci sono sicurezze rispetto a particolarità del territorio, credo non sia intelligente continuare nell’ottica di costruire un posto dov’era e com’era. Se Onna all’esito di una seria verifica di ‘microzonazione’ non garantisce una sicurezza, allora uno potrebbe immaginare una delocalizzazione. Se poi i tecnici dicono che a Onna si puo’ ricostruire utilizzando tecniche particolari, si ricostruisce”.
Ha aggiunto Gabrielli riferendosi al dossier pubblicato dal quotidiano “Repubblica”:
“All’Aquila – ha osservato – mi sembra complicato delocalizzare il duomo o le anime sante”. E le case? “La microzonazione serve proprio a questo – ha risposto ai giornalisti – a individuare se il terreno e’ idoneo alle costruzioni. Non si possono ripetere errori del passato: costruire in certe zone non è solo irresponsabile, ma è criminale. Ci sono condizioni di pericolo anche consentite garanzie a sanatorie e condoni che hanno dato alla gente la legittimazione di costruire in zone a rischio”.
Tanto che, ha spiegato nel corso della conferenza stampa, “nel 99% dei casi l’antropizzazione è la causa” dei disastri.
In ogni caso, ha aggiunto, “non credo che i terremoti si possano prevedere: dal giugno 2009 sui monti reatini c’è uno sciame sismico come quello che ha interessato l’Abruzzo. Ma i cittadini che cosa possono fare? Non possono vivere in una tenda o in macchina da un anno e mezzo…”.
Quindi, “l’unico strumento e’ rendere le case sicure. Il problema e’ che quando compriamo una casa, vediamo se c’e’ il parquet ma non chiediamo ad un ingegnere di fare una verifica delle condizioni della struttura ne’ chiediamo se sia una zona sismica. Il problema poi non e’ se la casa si danneggia, ma se collassa. In Abruzzo e’ morto chi ha avuto la casa collassata”.
MAI FATTO PASSI INDIETRO
“Non ho mai fatto passi indietro” sui controlli degli appalti per il terremoto de L’Aquila e “sfido chiunque a dimostrare che tutte le informazioni arrivate al prefetto de L’Aquila non siano state rimbalzate alla Dda e alle forze di polizia”.
“Tutte le volte che sono stati sottoposti alla mia attenzione elementi concreti – dice Gabrielli, che dal 7 maggio 2009 al 14 giugno 2010 è stato prefetto de L’Aquila – ho emesso provvedimenti interdittivi, senza alcuna sottovalutazione”. E dunque “é molto facile e per certi versi non corretto immettere nel circuito parole e valutazioni che poi non hanno un riscontro”.
“Le infiltrazioni e i comitati d’affari – prosegue li capo della Protezione Civile – vanno non solo perseguiti, ma anche messi nelle condizioni di non nuocere più all’economia del Paese, ma fare delle generalizzazioni non serve a nessuno”. Gabrielli ha ricordato che per quanto riguarda l’appalto dei bagni pubblici forniti durante l’emergenza a L’Aquila, è stato fatto un comitato ordine e sicurezza pubblica ad hoc “per effettuare tutte le attività di controllo necessarie” e sono stati anche controllati tutti i cantieri del progetto case.
“Oltre il 60% degli accessi ai cantieri fatto in Italia in quel periodo, è stato fatto a L’Aquila”.
“Questi sono fatti con la esse maiuscola, monumenti che non vengono scalfiti ne da dossier ne da inchieste – conclude -. In 13 mesi a L’Aquila non ho mai visto nessuno di quella associazione e allora sorge una domanda retorica: perché consideravano il prefetto Gabrielli colluso? Ma allora dovevano muovere mari e monti per rimuovermi, o, forse, più semplicemente il prefetto Gabrielli poteva essere distonico rispetto a una realtà prefigurata?”.
L’ASSOCIAZIONE ‘LIBERA’: “NESSUN ATTACCO ALLA PREFETTURA”
L’AQUILA – “Il dossier di ‘Libera’ “non contiene alcun attacco all’operato della Prefettura ma pone sotto la lente di ingrandimento l’operato della Protezione Civile” e le “procedure messe in atto” dal Dipartimento “nella gestione dell’emergenza e della post ricostruzione”.
Lo afferma in una nota la stessa Associazione dicendosi “sorpresa dalla risposta e dalla reazione” dell’ex prefetto dell’Aquila e attuale capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli. Nel dossier inoltre, prosegue Libera, si evidenzia “come gli strumenti di contrasto previsti nel Decreto Abruzzo (insieme al Progetto Case) non siano stati attivati per tempo. Basti pensare che la tracciabilità dei flussi finanziari e l’ istituzione della cosiddetta “white list” (la lista delle ‘imprese oneste’ cui possono rivolgersi i soggetti aggiudicatari per il conferimento di subappalti) sono entrati in vigore solo nel settembre del 2010, cioé a lavori del Progetto C.a.s.e. finiti da mesi”.
“Qgni qualvolta abbiamo riscontrato incongruità o anomalie, le stesse sono state segnalate alle Forze dell’ordine. E anche sulla base di tali segnalazioni – conclude Libera – la Prefettura ha disposto accertamenti, indagini, inchieste e preso provvedimenti: questi sono fatti. Non vediamo quindi di cosa il Prefetto si possa dolere”.
ARTICOLI CORRELATI:
MAFIA E RICOSTRUZIONE: DON CIOTTI DISTRIBUIRA’ DOSSIER SULLA LEGALITA’



