ROMA – Con 153 sì, 42 no e 82 astenuti la Camera ha approvato in via definitiva il ddl sulla detenzione domiciliare dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscono a un programma di recupero.

Il provvedimento prevede una particolare detenzione domiciliare fondata sull’adesione a programmi di cura in caso – fatte alcune eccezioni – di condanna non superiore a otto anni.

Un ddl che viene definito “epocale” dal ministro della Giustizia Carlo Nordio “perché – afferma – consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone, tossicodipendenti che hanno commesso reati e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire”.

Il numero di 10mila va considerato, indicano fonti del Ministero, in “prospettiva pluriennale”.

La legge prevede una copertura finanziaria per il 2026 pari a 500 unità “e l’auspicio è che la misura possa estendersi ulteriormente per gli anni successivi”.

La norma non piace però ai Cinque stelle, che hanno votato contro assieme ai vannacciani che sono visti anche bocciare un emendamento pro-Roggero: è stato dichiarato infatti inammissibile l’emendamento che prevedeva la detenzione domiciliare per gli autori di reato “determinati da un impulso contingente insorto in stato di provocazione” che avrebbe consentito di far rientrare fra i casi in deroga quello del gioielliere 72enne di Cuneo.

A favore della legge sui domiciliari hanno votato Lega e Fdi della maggioranza mentre il Pd si è astenuto.

“A chi si applicherà questa nuova misura? – è insorta invece Valentina D’Orso del M5s – A soggetti che devono scontare una pena residua fino a 8 anni, anche a chi ha commesso un unico reato molto grave. Persone potenzialmente assai pericolose che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza alcuna vigilanza e controllo”.

“Potrà andare in comunità di recupero – ha aggiunto – anche il black bloc che in Val di Susa spacca la testa al poliziotto, se riesce a dimostrare nel processo di essere tossicodipendente e che era su di giri durante la manifestazione”.

Rivendica però la bontà del provvedimento Nordio che al question time nel pomeriggio lo collega al più ampio “piano” per le carceri.

“Sta andando avanti secondo i piani prefissati – sottolinea -: nei giorni scorsi abbiamo inaugurato un padiglione modello per il 41 bis nel Cagliaritano ed il commissario all’edilizia carceraria sta portando avanti la costruzione di edifici per 10mila detenuti. Questo, insieme all’altro provvedimento, contribuirà ad una deflazione della popolazione carceraria”.

Per la Lega, l’obiettivo del provvedimento “non è svuotare le carceri ma evitare che chi delinque, se tossicodipendente, ci torni. Se la causa della condotta criminale è la dipendenza combattere la dipendenza significa ridurre il rischio di nuovi reati”.

Debora Serracchiani, del Pd, ha evidenziato il sovraffollamento delle carceri ricordandone i numeri: “Ci sono 64.645 persone ristrette in istituti penitenziari su 51.183 posti disponibili, di cui 4.941 di fatto non lo sono. Dunque ci sono 64.645 persone ristrette su 46.242 posti disponibili in questo momento. Da inizio anno si registrano 24 suicidi. Oggi c’è quasi il 140% di sovraffollamento”.

Tuttavia i Dem si sono astenuti perché “noi condividiamo il principio” ma la norma “contiene delle criticità, ad esempio le risorse del tutto insufficienti”.

Carolina Varchi, di FdI, ha rimarcato come la legge contenga “limiti invalicabili”. Contro la criminalità organizzata di stampo mafioso e i reati più gravi non c’è nessun passo indietro da parte di questa maggioranza”.

“Naturalmente noi siamo d’accordo con le finalità di questo provvedimento – ha evidenziato invece Devis Dori di Avs – Tuttavia ci asteniamo nel voto finale perché la legge non prevede stanziamenti”.

Osserva il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella: “Il ministro della Giustizia ha parlato di oltre 10.000 persone detenute che potrebbero uscire dal carcere per scontare la pena presso una comunità grazie al provvedimento sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti. Da dove arrivi questo numero però non è dato saperlo”. E “sembra complicato che la capacità di un sistema come quello delle comunità di recupero possa farsi carico di numeri così grandi senza essere potenziato”.

La legge, aggiunge Gonnella, “prevede una serie di paletti, che vanno dalla volontarietà della persona stessa ad una valutazione del tribunale e della magistratura di sorveglianza, che potrebbero ben erodere questo numero”.

Secondo il presidente di Antigone “sarebbe utile sapere se il Governo ha effettuato una ricognizione nazionale delle comunità terapeutiche accreditate per verificare quanti posti siano effettivamente disponibili per l’esecuzione della nuova misura”.

Inoltre, aggiunge, “il costo medio di una persona in comunità è di circa 100 euro al giorno e, al netto della previsione finanziaria di poco meno di 20 milioni di euro, i soggetti beneficiari potrebbero essere meno di 600”.

Gonnella pone infine l’accento sul rischio “di dare luogo a forme di privazione della libertà affidate ai privati”.

Per quanto riguarda il piano carceri, conclude Gonnella, “cui il ministro Nordio ha fatto riferimento: 10.000 posti dovrebbero essere realizzati entro la fine del 2027, ma da inizio 2025 (quando il piano è partito) fino ad oggi la realtà ci dice che i posti realmente disponibili hanno subìto un decremento pari a 481 unità”.