L’AQUILA – Dolore e sconcerto a Montereale, in provincia dell’Aquila, paese di origine di Luca Sacchi, 24 anni, ucciso barbaramente con un colpo di pistola alla  testa, mercoledì  sera a Roma, dopo aver provato a sventare una rapina, per difendere la fidanzata Anastasia Kylemnyk.

Le sue condizioni sono apparse da subito critiche agli operatori del 118 che lo hanno soccorso e trasportato al San Giovanni, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico che non è bastato a salvargli la vita.

Sono stati fermati nella notte i due responsabili dell’omicidio, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, ventenni del quartiere San Basilio. Si indaga sull’ipotesi che l’omicidio si sia consumato dopo un tentativo di rapina legata alla vendita di hashish, che la fidanzata di Sacchi, avrebbe chiesto ai due di procurarle.

La famiglia è originaria della frazione di Cavagnano di Montereale, alcuni parenti vivono tuttora nella vicina Pago di Capitignano. Papà Alfonso è proprietario a Roma della taverna delle Coppelle, in zona Pantheon.

La madre Margherita, alla notizia della morte del figlio, ha avuto un malore. Ad accorrere nel luogo del delitto, dopo pochi minuti il fratello Federico.

I familiari hanno già disposto la donazione degli organi.

Contattato da Abruzzoweb, esprime a nome dell’intera comunità  rabbia e cordoglio, il sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi.

“Era una famiglia che come tante qui si erano trasferite a Roma, il primo il nonno di Luca, Elio, che nella capitale ha avviato l’attività di ristorazione. Ma Luca, e i suoi familiari, tornavano qui ogni estate, non hanno mai reciso il legame con la loro terra di origine”. 

E aggiunge: “è una famiglia rispettabilissima, sempre attiva nell’organizzare attività in paese. Luca lo ricordo come un ragazzo piene di vita, pacifico, sempre sorridente. Non si puo morire in qusto modo, a 24 anni, un buona notizia è che i presunti autori sono stati catturati, auspico una pena esemplare, ma la vita a Luca non la potrà restituire nessuno. Il tema della sicurezza non puo essere sottovalutata”.

Infine il sindaco, spiega che “verrà il momento per onorare pubblicamente la memoria il nostro compaesano che non c’è più. Ora è il momento del dolore, e dello stare vicino alla famiglia”.

A quanto ricostruito finora, Luca e la fidanzata erano vicini a un pub quando intorno alle 23.30 in via Teodoro Mommsen si sono avvicinati alle spalle due uomini che hanno colpito Anastasia alla testa e le hanno strappato lo zaino. A quel punto Luca, un personal trainer amante delle arti marziali, li ha rincorsi e li ha affrontati.

È stata una questione di pochi attimi: uno dei due ha estratto la pistola, probabilmente un revolver, premendo il grilletto. Il colpo ha centrato il 24enne alla testa e scheggiato anche una vetrata del pub. Ricoverata all’ospedale San Giovanni anche la fidanzata, che lavora come babysitter, per una contusione alla testa.

La svolta alle indagini, che ha portato al fermo di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, è arrivata nel tardo pomeriggio del 23 ottobre quando la madre di Del Grosso, autore materiale dello sparo, si è presentata in un commissariato della Capitale. “Mio figlio ha fatto una c…”, le parole della donna che ha portato polizia e carabinieri del Nucleo Investigativo sulle tracce dei due.

Oltre al fermo la novità è legata alla dinamica dei fatti, ipotizzata dagli investigatori: l’omicidio si sarebbe consumato dopo un tentativo di rapina legata alla vendita di hashish, che la fidanzata di Sacchi, avrebbe chiesto ai due di procurarle.

Ma la quantità di soldi che la ragazza aveva nello zaino avrebbe spinto i due a scipparla. Poi il tentativo di difesa da parte di Luca finito nel sangue.

Ipotesi smentita da Anastasia Kylemnyk: “La droga? Non c’entra niente. Luca era lì per guardare il fratellino piccolo che si trovava nel pub”. “Luca non ha mai incontrato gli spacciatori – ha aggiunto Anastasia -. Non ho visto e sentito nulla. Ho sentito solo la voce di un ragazzo romano e giovane. Mi ha detto ‘dammi sto zaino’. E Luca mi ha protetto come ha sempre fatto: l’ha messo a terra e forse per questo si sono spaventati”.

Anche la famiglia Sacchi smentisce le voci secondo cui il ragazzo potesse fare uso di droga.

“Prima di donare gli organi, come è stato scelto dalla famiglia – spiega il legale Domenico Pavone – l’ospedale ha effettuato tutti gli accertamenti clinici e tossicologici, che hanno dato esito negati e dunque si è proceduto all’espianto”. “Luca era un atleta, naturista e salutista – aggiunge il legale per voce dei genitori del ragazzo – e non usava nulla che potesse danneggiare il suo equilibrio sia nell’animo che nel corpo”.

La famiglia, per il tramite del legale precisa anche che Luca non conosceva i due fermati nè aveva mai avuto contatti con loro.