AVEZZANO – Case di accoglienza per disabili completate ma che ancora non possono aprire per problemi economici, con il rischio che, nel frattempo, le strutture possano deteriorarsi e ritrovarsi “vecchie” senza che ne sia stato garantito l’utilizzo.
È il grido di allarme che lanciano alcune associazioni abruzzesi e, in particolare, l’Anffas onlus di Avezzano (L’Aquila) che, insieme ad altri cinque sodalizi, ha ottenuto un finanziamento regionale per la realizzazione di case-famiglia per soggetti con handicap gravi privi dell’assistenza dei familiari, le cosiddette “Comunità Dopo di Noi”.
“Con grande lavoro, enormi sacrifici economici e debiti, a fine 2010, siamo riusciti a realizzare la nostra struttura a Tagliacozzo, che può ospitare fino a 20 disabili adulti – scrive il presidente dell’Anffas, Giovanni Di Pangrazio, in una lettera indirizzata al governatore Gianni Chiodi – la quota a nostro carico per la realizzazione della struttura è arrivata a una cifra superiore ai 500 mila euro. Diversi ostacoli burocratici (il blocco degli accreditamenti legge regionale 32/2007 e il ritardo dell’attuazione del programma di riordino e di razionalizzazione della rete residenziale e semiresidenziale regionale), non hanno permesso l’apertura e l’utilizzo delle strutture complete di tutto il necessario per l’accoglienza dei disabili”.
“Vogliamo sottolineare – aggiunge Di Pangrazio – che la mancanza di queste strutture in Abruzzo, costringe le famiglie dei disabili a viaggi fuori regione, e causa elevati costi alle Asl per la mobilità passiva; ma soprattutto, viene tolto alle famiglie un diritto fondamentale, ossia la possibilità di far vivere ai loro familiari disabili una vita dignitosa, anche quando la famiglia di provenienza non sarà più in grado di prendersene cura e soprattutto quando la persona disabile resterà sola. Non a caso, la struttura si chiama ‘Dopo di Noi'”.
“Considerato che le strutture sono a rischio di deperimento e danneggiamenti, se la situazione non evolverà in breve tempo, ci vedremo costretti a donare le strutture alle Asl dei territori di competenza – conclude Di Pangrazio – in modo da evitare la vanificazione del notevole lavoro e sforzo economico da parte delle associazioni”.





