TERAMO – Ricorre oggi il decennale dalla morte del politico teramano Marco Pannella, leader dei Radicali.

‘Nessuno tocchi Caino’ celebra la ricorrenza, anche simbolicamente, con la decisione di stabilire la sua nuova sede a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Pannella ha vissuto fino all’ultimo.

Marco Pannella fondò il Partito radicale nel 1955, insieme a personaggi del calibro di Leo Valiani ed Eugenio Scalfari.

“Un partito nuovo per una politica nuova”, lo slogan scelto per il battesimo di una forza politica nata, paradossalmente, per combattere proprio la partitocrazia, come ripeterà instancabilmente Pannella nel corso dei decenni.

Nel 1963 Pannella assume la segreteria, di fatto, dicono i suoi critici, se ne ‘impossessa’, ne diventa il dominus indiscusso, anche se negli anni successivi alla guida della formazione, che poi nel 1989 prenderà il nome di Partito radicale transnazionale scegliendo di svolgere attività politico-culturale e di non partecipare a competizioni elettorali in favore della Lista Pannella-Riformatori, si alterneranno altri leader, tutti comunque ‘cresciuti’ dal fondatore.

Nel 1965 Pannella inizia la campagna divorzista, d’intesa con il socialista Loris Fortuna. Sarà uno dei suoi tanti successi politici. Anni dopo verrà anche la vittoria sull’aborto.

Pannella, intanto, sviluppa un intenso dialogo con Aldo Capitini, iniziatore del Movimento nonviolento in Italia e fondatore della marcia Perugia-Assisi. La lotta nonviolenta sarà la cifra di tutta l’azione politica di Pannella e dei Radicali: non si contano gli scioperi della fame e della sete, le clamorose proteste, sempre non violente, di disobbedienza civile, i sit-in. Tutte iniziative che si richiamano ai metodi resi celebri in ogni angolo del mondo dal Mahatma Gandhi e da Martin Luther King.

Tutto, secondo la concezione pannelliana, per affermare la legalità, il “diritto alla vita e la vita al diritto”. Il primo digiuno nel 1961, contro la guerra d’Algeria, la prima volta in Italia nel 1968, per il ritiro dei sovietici da Praga.

Lunghissima la sua esperienza politica: nel 1976 viene eletto per la prima volta alla Camera. Ci tornerà nel 1979, nel 1983 e nel 1987. E’ stato europarlamentare con la Lista Bonino, ma anche presidente della XIII circoscrizione del Comune di Roma (Ostia), consigliere comunale a Trieste, Catania, Napoli, Teramo, Roma e l’Aquila, oltre che consigliere regionale del Lazio e dell’Abruzzo.

Innumerevoli le sue campagne e le iniziative referendarie: dall’abolizione della pena di morte alla fame nel mondo, dalla legge elettorale alla giustizia, alla drammatica situazione delle carceri italiane. Celebre il duello a distanza ingaggiato con Bettino Craxi nel 1991 con la consultazione referendario sulla preferenza unica per la Camera: nonostante l’invito del leader socialista ad “andare al mare”, il 9 giugno il 62,5% degli italiani andò a votare per il sì.

Nel 1995 si è fatto arrestare, insieme ad altri esponenti radicali, per ‘spaccio’ di droga. Davanti alle telecamere opportunamente convocate, per dare il più ampio risalto possibile alla sua campagna per la liberalizzazione delle droghe leggere. Nello stesso anno, nel corso della trasmissione televisiva ‘L’Italia in diretta’ di Alda D’Eusanio, si è presentato in studio per ‘regalare’ hashish.

La giornata di Nessuno tocchi Caino ha come titolo: “10 anni ‘senza’ Marco Pannella: fare di una mancanza una presenza”. Dalle 10 di mattina alle 20 della sera, la sede di Via della Panetteria 15, sarà aperta a chi lo ha conosciuto, stimato, avversato o amato.

Per i dirigenti dell’associazione, Rita Bernardini, Presidente, Sergio D’Elia, Segretario ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriere, “la ‘panetteria’ è stata il forno che ha sfornato sempre un pane buono che ha dato da mangiare agli affamati, la fonte da cui è sgorgata un’acqua cristallina che ha dato da bere agli assetati. La fame di amore e conoscenza, la sete di giustizia e libertà. Proseguiremo insieme a lui, ad affermare che non bisogna mai distogliere lo sguardo dal carcere: il luogo dove vive la comunità penitenziaria, quell’umanità sofferente che Marco ha forse amato più di ogni altra, composta da detenuti e da coloro che, come li chiamava lui, sono i detenenti”.

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