L’AQUILA – Per l’assessore Nicoletta Verì della Lega, “non c’è alcuna voragine nei conti della sanità abruzzese e soprattutto non esiste alcun rischio che l’Abruzzo torni a essere commissariato”. A sentire il capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, ex assessore alla stessa delega, “per la prima volta dopo oltre 10 anni le perdite accumulate nel 2019 dalla sanità abruzzese sottraggono risorse allo sviluppo. Parliamo di perdite riscontrate dalle gestioni delle Asl, pari a oltre 60 milioni di euro”.

Come in un’opera pirandelliana, “così è se vi pare” lo stato dell’arte della sanità abruzzese. 

I commenti diametralmento opposti dei due esponenti politici fanno seguito all’articolo di oggi di Abruzzoweb in cui si riferiva della lettera che la Direzione regionale della salute ha inviato al Dipartimento Bilancio nella quale si chiede ufficialmente di ripianare con fondi della Regione Abruzzo un disavanzo di circa 13 milioni di debiti contratti dalle quattro Asl nel 2019. 

Evidenziando che il ripianamento in questione è al di fuori dal miliardario budget assicurato ogni anno dallo Stato con il riparto del fondo sanitario nazionale. Segnale che le Aziende sanitarie provinciali abruzzesi non sono riuscite, con fondi propri, a colmare del tutto un debito che, stando anche ad alcuni assessori regionali, avrebbe toccato quota 60 milioni di euro con Chieti, diretta da settembre da Thomas Schael, e L’Aquila, dallo stesso mese da Roberto Testa, le più indebitate. 

Fonti interne alla sanità abruzzese sottolineano poi che che il ricorso al bilancio regionale per coprire la spesa sanitaria non si verificava dal 2007: proprio in quegli anni, ai tempi della Giunta di centrosinistra di Ottaviano Del Turco, esecutivo decapitato poi dal ciclone giudiziario Sanitopoli, l’Abruzzo è stata commissariata dal governo per l’eccessivo deficit. 

Per Verì però questo rientra nella normale gestione di bilancio.

 “Il ricorso a questa opzione è previsto dalla normativa vigente in materia – sottolinea la Verì – e riguarda l’accesso a un fondo vincolato, afferente alla sanità, che oggi ha una disponibilità di circa 40 milioni di euro. Questo significa che la Regione è perfettamente in grado di garantire l’equilibrio economico-finanziario del servizio sanitario abruzzese”.

Sulla circostanza che a questa possibilità non si facesse ricorso da anni, l’assessore sottolinea come “non sia affatto cambiato il quadro del risultato complessivo delle Asl, che anche nel passato ha sempre presentato un disavanzo. Finora, però, queste perdite erano sempre state coperte con i fondi della Gsa, la gestione sanitaria accentrata, a cui nel 2015 (sulla base del decreto commissariale 48, firmato dall’ex presidente Luciano D’Alfonso) fu assegnato un fondo di ulteriori 36 milioni di euro inizialmente destinato in parte al potenziamento dell’assistenza territoriale e in parte al riequilibrio della situazione economico-finanziaria di ogni singola Asl, ma che invece fu utilizzato interamente per il ripiano delle perdite delle aziende sanitarie che si sono registrate negli anni successivi”.

“E’ dunque evidente – continua l’assessore – come furono utilizzate risorse destinate ad altro per coprire le perdite. Noi, invece, stiamo lavorando fin dall’insediamento per avere un quadro fedele di quella che è la reale situazione economico-finanziaria del nostro sistema sanitario, sulla quale predisporre correttivi e interventi. Nel frattempo, nel 2019 abbiamo attivato numerose azioni per il potenziamento dell’assistenza territoriale, i cui costi sono andati a incidere sul risultato finale dell’esercizio. Si trattava, però, di passi necessari e indifferibili, messi in campo per iniziare a recuperare un ritardo di anni”.

In conclusione si precisa che la perdita 2019 della Asl Lanciano-Vasto-Chieti si è attestata a 15 milioni di euro, lo stesso risultato del 2018.
Non si è fatta attendere la replica di Paolucci, sempre agguerrito sulla materia sanitaria che ha gestito per cinque anni.

 

“Per la prima volta dopo oltre 10 anni le perdite accumulate nel 2019 dalla sanità abruzzese sottraggono risorse allo sviluppo. Parliamo di perdite riscontrate dalle gestioni delle ASL, pari a oltre 60 milioni di euro -, avvisa il capogruppo Pd – Si tratta di una cifra enorme, che per essere completamente coperta avrà bisogno di 13 milioni di euro dal bilancio della Regione, che verranno sottratti al nostro sistema economico. Inoltre per il 2020, considerata l’assenza di atti di programmazione e indirizzi che da un anno a questa parte denunciamo, sarà anche peggio”. 

La verità è che gestione della sanità di questo centrodestra a trazione Lega è così lenta e ferma – incalza Paolucci – da invertire la rotta della storia amministrativa più recente. Non era mai accaduto né nella legislatura Chiodi che in quella D’Alfonso che il comparto della sanità non riuscisse a coprire con le risorse del Fondo Sanitario Regionale i costi delle prestazioni. Certo non è il momento di fare polemiche, ma allo stesso tempo è necessario suonare un campanello d’allarme per evitare che si crei un abisso, considerata anche la congiuntura che stiamo vivendo. La questione “coronavirus” non ha implicazioni a riguardo, perché non incide sul 2019 e in secondo luogo perché l’analisi della gestione interna per il 2020 è in grado di tener ben distinti i costi legati all’emergenza da quelli del funzionamento del sistema, al netto di quanto sta accadendo”.

“Il punto è invece che la gestione dell’anno corrente, senza contare l’emergenza sanitaria, si presenta con costi interni crescenti, senza che ci sia stata una sola scelta di programmazione, senza Governance e senza investimenti. Così il deficit può solo crescere. Infatti a ormai più di un anno dall’insediamento, questo governo regionale non ha fatto scelte: non ha completato nemmeno la governance aziendale, in effetti nessuna delle 4 Asl ha un management perfezionato con le figure previste dalla 502; non c’è strategia sugli investimenti e la struttura dell’Assessorato è fortemente svuotata, il programma 2019/2021 forse si approverà alla fine del 2020! E’ necessario muoversi e decidere, stare fermi è un costo economico e sociale per una regione che aveva riacquistato, anche sulla sanità, equilibrio e credibilità”, conclude Paolucci.