PESCARA – Una ricostruzione minuziosa dell’albero genealogico della famiglia del poeta Gabriele D’Annunzio durata 8 anni di ricerche.
Nel suo libro I d’Annunzio origini e storia, edito da Menabò e presentato sabato 17 giugno nella sala consiliare del comune di Pescara, Fernando Bellafante è tornato indietro fino alle origini, fino a scovare quell’errore di trascrizione commesso da un impiegato dell’ufficio anagrafico che quasi trecento anni fa segnò nel registro dei defunti di San Cetteo (Pescara) Giuseppe D’Annunzio invece di Giuseppe Nunzi, capostipite così di una famiglia di personaggi che hanno dato lustro alla cittadina adriatica e all’Abruzzo.
A moderare il dibattito, era presente il giornalista Franco Farias.
“Nel volume sono tracciate le biografie dei personaggi più importanti dei d’Annunzio che parteciparono alla vita amministrativa e commerciale di Pescara: Antonio d’Annunzio, ricco commerciante che adottò suo nipote Francesco Rapagnetta, il notaio Vincenzo d’Annunzio, il perito agrario Erminio d’Annunzio, l’avvocato Teofilo d’Annunzio, Francesco Rapagnetta d’Annunzio” ha spiegato Bellafante nel suo intervento, subito dopo i saluti istituzionali del sindaco di Pescara Marco Alessandrini.
“Sono stati tracciati anche i profili dei paesi che hanno caratterizzato la vita familiare e lavorativa degli antenati di Giuseppe Nunzi – originari delle Marche – e quindi: Poggio Canosa, Montefiore, Fermo e Campofilone, comuni tra le province di Fermo e Ascoli Piceno” ha aggiunto l’autore.
Alla presentazione ha preso parte anche lo storico aquilano Raffaele Colapietra che ha commentato il lavoro di ricerca di Bellafante parafrasando la potenza dell’eroe troiano Enea “è temibile e potente l’amico Fernando che per lunghi anni è stato frequentatore assiduo di archivi e biblioteche, di atti notarili, di testamenti, di documenti consultati, sicuramente più di me. Il risultato fa onore al proposito di dare alla figura di Gabriele d’Annunzio l’importanza della famiglia, del retroterra dei suoi avi e dell’ambiente e della società che li hanno visti protagonisti”.
A chiusura del dibattito, le parole dello scrittore Andrea Lombardinilo che ha definito Fernando Bellafante un “rammemoratore della famiglia d’Annunzio” ed individuato un percorso dannunziano che riconduce alle origini di queste famiglie che da Poggio Canosa, salendo per Montefiore dell’Aso, Campofilone e Fermo sono giunte sino Pescara.
“La genealogia o le genealogie – ha affermato lo scrittore – al di là delle stereotipie e dei luoghi comuni che a volte accompagnano la biografia di Gabriele D’Annunzio, ci mostrano la famiglia del Vate attraverso una lente d’ingrandimento che prima non esisteva. Questo significa che le pagine memoriali di D’Annunzio assumono un valore culturale e non solo letterario, sociale e civile”.
“Penso alle prose memoriali scritte al Vittoriale durante i suoi ultimi anni di vita, in cui volle sedimentare il flusso dei ricordi, che in vita era già forte sin dai tempi dell’esilio francese quando iniziò la stesura de Le faville del maglio o delle pagine della Contemplazione della morte dedicate al culto della memoria – ha concluso Lombardinilo – oppure nel Notturno o nel Libro Segreto in cui è presente quel sentimento filiale e quel rapporto con la madre e il padre. Il lavoro di Fernando negli archivi parrocchiali e nelle biblioteche che sono i luoghi della memoria ancora viva, rappresenta il contraltare di carattere documentario di quel senso di appartenenza che d’Annunzio che ha definito e palesato nelle auliche prose memoriali”.



