PESCARA – “ll senatore Luciano D’Alfonso, non è mai stato il tipo che le manda a dire… e così il procuratore di Pescara, Giuseppe Bellelli, è stato indotto a disertare l’appuntamento per tutelare la funzione e l’ufficio che rappresenta. E non solo. Anche per tutelare un suo collega, pm a Pescara, denunciato da D’Alfonso, poi archiviato dalla procura di Campobasso”.
E’ un passaggio di un articolo del Fatto quotidiano, a firma di Antonio Massari, dedicato all’ex presidente della Regione ora senatore del Partito democratico, presidente della commissione Finanze e Tesoro, ex sindaco di Pescara, che ad ottobre dello scorso anno ha fondato l’Associazione 358, dal nome dall’articolo del Codice di procedura penale che impone al pm di cercare prove anche a favore dell’indagato.
Massari ha scritto l’articolo in vista del dibattito organizzato da D’Alfonso venerdì scorso, “Le indagini preliminari, le paure di ogni cittadino e la soluzione scritta dell’articolo 358 del codice di procedura penale”, a cui hanno partecipato il vicepresidente del Csm David Ermini, l’Avvocato Generale della Corte di Cassazione Pasquale Fimiani assieme alle figure apicali del Distretto di Giustizia Abruzzo: il Presidente della Corte d’Appello di L’Aquila, Fabrizia Francabandera e il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di L’Aquila, Alessandro Mancini. a fare gli onori di casa, il Presidente del Tribunale di Pescara, Angelo Mariano Bozza.
Il Fatto quotidiano però ha rimarcato l’assenza del procuratore di Pescara,Giuseppe Bellelli.
Casus belli le “perle”, scrive Massari, di D’Alfonso in un convegno antecedente, del del 30 aprile,
D’Alfonso, si legge sul Fatto, “ha raccontato che un ufficiale di polizia giudiziaria (“uno degli ultimi resistenti, un appartenente a una ‘cordata sbagliata di servitori dello Stato’, una cordata sbagliata che è quasi s c o mp a r s a”) ha chiesto a un testimone, sentito a sommarie informazioni (“facendo un’attività dovuta autorizzata, prevista dalla legge”) di mostrargli i messaggi intrattenuti con lui (“fammi vedere che whatsapp ti scambi con il senatore D’Alfonso. La persona in discorso è stata anche un po’spaventata dalla consistenza della questione”). Un altro testimone (“vi devo dire: donna, molto più coraggiosa”) gli ha riferito l’accaduto e D’Alfonso ha denunciato il tutto alla Procura di Campobasso, anche perché era potenzialmente coinvolto il pm titolare delle indagini (“il pm potenzialmente ‘mittente’, non lo sappiamo se il pm avesse autorizzato questa intrapresa conoscitiva da curiosità molto intense”)”.
E’ accaduto però, informa il Fatto, che il pm è stato archiviato e “D’Alfonso non ha metabolizzato con piacere l’evento: ‘Sapete cosa c’è scritto nell’archiviazione, che è fascinosa? Sì, può essere vero che abbia guardato per un po’la chat con il senatore D’Alfonso, però l’ha fatto nella parte finale dell’attività acquisitiva’. È come dire che una persona è incinta, ma poco. Naturalmente ho fatto ricorso”.
Per quanto risulta al Fatto, “i messaggi in questione sono stati analizzati da telefoni regolarmente acquisiti durante le indagini. E il procuratore Bellelli – precisando che, peraltro, un pm non può replicare al pubblico dileggio – ha scelto di non sedersi allo stesso tavolo di D’Alfonso. Ha rinunciato al dibattito”.




