L’AQUILA – “Se emergono criteri moderni di approfondimento e monitoraggio sul cemento, è chiaro che possono essere mutuati in maniera extragiudiziale, e se esce un nuovo criterio scientifico per valutare il cemento, questo non varrà solo per il Morandi ma potrà essere usato anche in forma preventiva, perché no, anche sui viadotti abruzzesi”.
Per l’avvocato Giandonato Morra, 59enne di Teramo conosciuto per il suo impegno politico, il procedimento sul crollo del ponte di Genova, in cui difende Fulvio Di Taddeo, alto dirigente di Autostrade per l’Italia accusato tra le altre cose di omicidio colposo e omicidio stradale, potrebbe rivelarsi un “processo pilota” in materia di infrastrutture.
Il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia è stato scelto per il prestigioso incarico di difensore del manager teramano anche per la sua conoscenza del settore legata anche all’esperienza di assessore regionale alla Infrastrutture e Trasporti nella Giunta Chiodi.
Tra un’udienza e l’altra, Morra, uno dei tre papabili dei meloniani alla candidatura alla presidenza della Regione per il centrodestra alle elezioni del 10 febbraio prossimo, costretto a fare i conti anche con una coalizione litigiosa, non lo dice esplicitamente ma fa capire di trovare spesso più gratificazioni nella vita professionale che in quella politica: “Il procedimento del Morandi è un’esperienza di grande importanza e di grande crescita, sono temi che interesseranno l’opinione pubblica per i prossimi anni”.
“È chiaro che è una vicenda che ha toccato molti innocenti e si sente forte questa sofferenza che aleggia su tutto il procedimento”, spiega, “se da un lato c’è una grande attenzione professionale, umanamente è presente un senso di vicinanza a chi ha sofferto”.
Pur non entrando mai nel merito dell’inchiesta, in fase di incidente probatorio “al quale ne potrebbe seguire un altro – spiega – per cristallizzare, dopo le fasi del crollo, anche le sue ragioni”, in un’intervista ad AbruzzoWeb fa osservare come “le approfondite indagini sulla qualità del cemento e sulla particolarità delle opere, possono creare un metro di giudizio per tutte le infrastrutture italiane”.
“Abbiamo un sistema viario molto vecchio, ponti e viadotti hanno tutti, se non i cinquant’anni del Morandi, una vetustà ben acclarata”, ricorda Morra, “se passano dei criteri per esaminare bene i momenti del crollo, questo sistema può essere utilizzato in futuro anche in maniera preventiva”.
“Siamo di fronte a una fase nuova, caratterizzata anche da nuovi metodi di studio”, continua l’avvocato teramano.
Il riferimento è all’affidamento ad un super laboratorio svizzero, l’Empa di Duebendorf, nel Canton di Zurigo, di alcuni importanti pezzi del ponte per valutare lo stato di corrosione e la qualità dei materiali usati ai tempi della costruzione del viadotto. Il materiale, tra cui i reperti numero 132 e 134, di grandi dimensioni, oltre ad altri pezzi più piccoli, il 7 novembre scorso sono stati caricati su due tir, scortati da due pattuglie della guardia di finanza.
In laboratorio verranno analizzati il calcestruzzo e i materiali interni dei detriti del ponte, il cui crollo il 14 agosto scorso ha provocato la morte di 43 persone. L’esame servirà a cercare eventuali agenti chimici e residui di salino e altri elementi eventualmente compatibili con la dinamica del cedimento. I risultati dovrebbero arrivare in meno di un mese visto che la fine delle operazioni del primo incidente probatorio è prevista per il 2 dicembre, con deposito della relazione dei periti del gip il 5 dicembre.
“C’è bisogno di una rivistazione di tutte le opere del Paese”, riprende Morra con un occhio anche allo stato dei viadotti abruzzesi, su cui si sono accesi i riflettori negli ultimi mesi, “che venga fatta da tutti gli enti concessionari, dai Ministeri competenti, dalle Regioni, deve esserci un approfondimento da parte del sistema nella sua interezza”.
“In Abruzzo essendoci molti viadotti, in particolare sulle autostrade A24 e A25, si è già innescata una fase di controllo del Ministero e di approfondimento di Strada dei parchi”, continua Morra, che tuttavia fa notare come “dovrebbero essere opere diverse, le problematiche del ponte Morandi particolarmente lungo e vetusto sono diverse dai viadotti abruzzesi che sono più recenti”.
“Le dichiarazioni sia dell’ente concessionario che del Ministero, che hanno basi scientifiche e sono le uniche di cui bisogna tener conto, hanno trovato la sintesi con rassicurazioni degli enti di riferimento, quello concessionario e quello di controllo, e non ho sentito voci discordanti, sono i dati ufficiali che vanno valutati”, aggiunge.
L’avvocato teramano, che difende Di Taddeo, 61enne teramano, insieme all’avvocato Carlo Marchiolo di Roma, pone poi l’accento sulle parti civili, auspicando grande attenzione, non solo per familiari e parenti delle vittime, ma anche per tutte le persone danneggiate, direttamente o indirettamente, dal crollo del ponte.
“È chiaro che è una vicenda che ha toccato molti innocenti e si sente forte questa sofferenza che aleggia su tutto il procedimento”, conclude, “se da un lato c’è una grande attenzione professionale, umanamente è presente un senso di vicinanza a chi ha sofferto”.





