PESCARA – “Ho espresso perplessità sulla necessità di estendere la zona rossa anche alla provincia di Pescara, dove gli indicatori del contagio da covid-19 sono ad oggi decisamente migliori rispetto alle altre province. C’erano i margini per aspettare almeno qualche giorno. Ma la mia è stata una presa di posizione meramente tecnica”.
A precisarlo, contattato da Abruzzoweb, Giustino Parruti, direttore della Uoc malattie infettive della Asl di Pescara, che domenica ha partecipato, in qualità di componente del comitato tecnico scientifico regionale, la task force dell’emergenza covid in Abruzzo, alla riunione fiume che si è risolta con la chiara indicazione all’esecutivo regionale di far passare con ordinanza del presidente Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, l’Abruzzo da regione “arancione” a a regione “rossa”, con il massimo delle restrizioni, compresa quella imporre ai cittadini di restare a casa, e con la chiusura di tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Ipotesi quest’ultima, su cui si è espresso a favore anche Parruti, assieme alla totalità dei componenti dell’organismo presieduto da il dottor Alberto Albani, referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, in quanto “gli studenti sono oggettivamente veicolo di contagi”. Contro quanto sostenuto dal ministro dell’Istruzione, la pentastellata Lucia Azzolina, molti sindaci abruzzesi.
Sulla geografia della zona rossa, si è poi però subito aperta una frattura in maggioranza in Regione, con il presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia e pescarese, che avrebbero voluto far salvo il suo territorio provinciale, meno colpito dalla seconda ondata, e premendo per zone rosse solo nei territori dove il contagi stanno picchiando duro, a cominciare dall’aquilano e dal teramano. Non è dunque sfuggito che Parruti, pescarese, si sia schierato anche lui contro l’estensione della zona rossa nella sua provincia, e qualcuno ha ipotizzato il suo essere la longa manus di Sospiri in seno al Cts.
“Solo sciocchezze – tiene però a sottolineare il medico – la mia è stata una valutazione tecnica, basata sui numeri. È poi prevalsa la posizione tra i colleghi secondo la quale, proprio per preservare la provincia pescarese, occorreva un lockdown generalizzato. Ne prendo atto e mi attengo serenamente a quanto deciso”.
Per quanto riguarda le scuole, Parruti si e’ invece allineato a quanto stabilito dal Cts, che però non è stato recepito dall’esecutivo regionale.
“C’è stata piena convergenza – spiega il medico – sulla necessità di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado, almeno per 15 giorni. E questo perché esse rappresentano un volano di trasmissione del contagio, ci sono tutte le basi di evidenza scientifica per affermare questo. Non è un caso che l’impennata di contagi in Abruzzo, è coincisa con il ritorno alle lezioni in presenza. Gli studenti che sono diventati veicolo del virus, portandolo nei nuclei familiari. Del resto, durante la pausa pranzo nella mensa, e durante gli intervalli, è estremamente difficile, se non impossibile, garantire il mantenimento del distanziamento fisico e il rispetto delle norme convenute per prevenire le infezioni”.
Al di là della sua estensione anche Parruti ha considerato urgente la zona rossa in Abruzzo.
“Va compresa la gravità della situazione, che rende necessario un atto di responsabilità anticipatorio, con misure molto più stringenti per evitare assembramenti, e la circolazione del virus. Il carico assistenziale nei nostri ospedali sta diventando insostenibile – spiega Parruti -. Siamo vicini alla saturazione dei posti letto, e questo potrebbe avere conseguenze drammatiche, saremo costretti a tagliare le altre prestazioni. Va compreso che se si decidesse di utilizzare un reparto ad esempio di geriatria, per utilizzarlo per ospitare e curare i malati covid, questo significa che non potremmo garantire le prestazioni normalmente fornite da quel reparto. In altri termini si rischierebbe di un impennata di morti per cause diverse dal coronavirus come avvenuto anche nella prima ondata, non in Abruzzo, per fortuna, ma ad esempio nel Bergamasco”.





