L’AQUILA – Ieri la presenza e le importanti parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che di fatto ha sostenuto la necessità di una riforma, in discussione in parlamento, delle Province, degradate dal 2014 ad enti di secondo livello, a favore di un loro ripotenziamento e nuovo protagonismo.
Oggi al Ridotto del teatro comunale dell’Aquila, per l’assemblea nazionale delle Unione delle Province italiane, con avvio dei lavori alle 9.30, arriveranno il ministro per gli Affari europei, il Sud e le Politiche di coesione, Raffaele Fitto, e il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.
A chiudere i lavori dell’assemblea in collegamento video, sarà il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, il cui intervento è in programma alle 14. Probabile un altro collegamento video con la premier, Giorgia Meloni.
A fare gli onori di casa, sarà presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso, vicepresidente dell’Upi, al fianco del presidente nazionale Upi, Michele De Pascale, presidente della provincia di Ravenna.
Prima della chiusura dei lavori si terrà una tavola rotonda a cui prenderanno parte il presidente Upi Michele De Pascale e i parlamentari Francesco Boccia (Pd), Stefano Candiani (Lega), Mariastella Gelmini (Azione), Alessandra Maiorino (M5S), Nazario Pagano (FI) e Marco Silvestroni (FdI).
Il dibattito si dipanerà a partire da quanto detto ieri, al massimo livello istituzional, dal presidente Mattarella: “Le norme attualmente in vigore, che disegnano strutture e ambiti delle Province, sono legate a una transizione interrotta e anche per questo, indipendentemente dai giudizi sul merito del percorso allora ipotizzato, giudizi che io non posso esprimere, creano vuoti e incertezze che non possono prolungarsi, rischiando che cittadini e comunità paghino il prezzo di servizi inadeguati, di competenze incerte, di lacune nelle funzioni di indirizzo e coordinamento. La Costituzione richiede di essere attuata”.
E ancora: “la Costituzione disegna una articolazione della pubblica amministrazione tra Stato, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni, un governo multi-livello ispirato ai principi della democrazia e della sussidiarietà, le cui fondamenta poggiano sull’uguaglianza nella libertà, nei diritti, nei servizi essenziali, nelle opportunità dei cittadini, ovunque sia il territorio in cui vivono”.
Parole accolte con scroscianti applausi da tutti i presidenti di Provincia seduti in platea e che attendono con ansia la riforma che superi, e di fatto cancelli, la riforma del 2014 del ministro del Partito democratico, Graziano Delrio, che ha declassato le Province ad enti di secondo livello, senza più giunta e assessori, e con l’elezione dei presidenti e consiglieri non più da parte dei cittadini, ma dei soli sindaci e consiglieri comunali, dalle cui file devono del resto provenire gli amministratori provinciali. Questo in vista della loro futura abolizione, riducendo drasticamente i trasferimenti economici, le deleghe, e il personale. In Abruzzo le Province si occupano da allora sono di edilizia scolastica, viabilità e alcune pratiche ambientali. Solo recentemente è stato ripristinato lo stipendio per il presidente, la cui funzione era inizialmente a titolo gratuito.
Ha detto ieri ad Abruzzoweb il presidente Upi De Pascale: “Sui costi della riforma e la reintroduzione delle giunte provinciali retribuite ha osservato: “sarà un costo contenuto, tra 50 e 80 milioni di euro per tutte le province italiane, necessari per ridare ruolo e prestigio e piena operatività all’ente provinciale, il presidente è del resto già retribuito, Non serviranno molte assunzioni di personale, nel riavere indietro dalle Regioni le deleghe trasferite con la Delrio, riavremo in larga parte le rispettive strutture e personale. Noi però chiediamo anche di potenziare i nostri uffici che si occupano di progettazione e che svolgono il ruolo di stazione unica appaltante perché oggi ci sono tante risorse del Pnrr che sono ferme, e le province potrebbero avere un ruolo prezioso e decisivo”.






