L’AQUILA – In tutta Italia, nell’anno terribile del covid, dal primo di gennaio al 30 settembre sono morte, per tutte le cause 527.888 persone, contro le 484.435 registrate in media nello stesso periodo dal 2015 al 2019. Quindi sono morte oltre 43mila persone in più rispetto alla media degli ultimi cinque anni: un aumento del 9%.  Con punte drammatiche in comuni lombardi, epicentro della prima ondata della pandemia, anche del 200%.

Mentre in Abruzzo, dove finora le vittime del virus sono stati 1.017, nella triste percentuale dell’incremento delle morti fino al 30 settembre, si registrano Rocca di Cambio, in provincia dell’Aquila,  con un incremento del 94,4%, Cugnoli, in provincia di Pescara, del 76,1%, Castel Guidone, in provincia di Chieti,  del 66,7%, e Castiglion Messer Raimondo, in provincia di Teramo, anche qui del 66,7%

A dirlo sono i dati dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica, che ha aggiornato il confronto del numero dei morti di quest’anno con la media dei cinque anni precedenti, con cui si rende evidente l’impatto tremendo della pandemia del coronavirus, che finora ha provocato 63.387 vittime in Italia, a spazzare via i deliri dei vari riduzionismi e negazionismi.

Dati aggiornati al 30 settembre, ovvero relativo alla prima ondata e alla coda estiva, quando tutto sembrava finito. Tra tre mesi, al termine della verifica e della validazione degli statistici dell’Istat, si potranno conoscere anche i dati della mortalità rilevati durante i mesi di ottobre, novembre e dicembre, ovvero seconda ondata della pandemia, che da inizio ottobre ad inizio dicembre ha provocato oltre 20.000 morti, e con record di vittime ancora una volta nella martoriata Lombardia, seguita dal Veneto.

L’Istat tiene a spiegare che il dato della sovra mortalità, si riesce a misurare l’impatto della pandemia: non solo le morti dirette – le persone che sono morte a causa della Covid-19 – ma anche le morti “indirette”, cioè causate dalla saturazione del sistema di emergenza, si pensi al fatto che negli ospedali non c’era spazio per tutti, e le ambulanze non riuscivano a soccorrere i malati in tempi rapidi, tanti malati non si sono curati come avrebbero dovuto.

Focalizziamo dunque il confronto dei morti per tutte le cause da gennaio al 30 settembre in Abruzzo, confrontandoli con la media dei cinque anni precedenti.

In provincia di Teramo i picchi si sono verificati a Castiglion Messer Raimondo, con un drammatico 66,7% di persone decedute, segue  Pietracamela con un incremento del 57,9%,  Valle Castellana, 57,4%, Castilenti, zona rossa a primavera, 45,5%, Bisenti 42,9% e Penna Sant’Andrea 38,2%, Cellino Attanasio 28,6%, Isola del Gran Sasso  è 24,4%

In altri comuni, quelli dove il contagio è stato fino al 30 settembre limitato, invece la mortalità e calata, tra cui il capoluogo Teramo, che registra il  -6% di morti.

Spostiamoci in provincia dell’Aquila: la variazione maggiore si registra a Rocca di Cambio, con un con un incremento del 94,4%, a seguire Castel di Ieri, 92,3%, Cansano, 87,5%, Opi,  84,2% , Bisegna, 66,7%, Aielli, 57,1%, Villetta Barrea, 52,2%, Morino, 44,1%, Collarmele,  34,1% e Sante Marie, 26,5%

Nel comune dell’Aquila dichiarato “covid free” nella prima ondata, è al contrario registrata una flessione del 14% di morti per tutte le cause.

Per quanto riguarda la provincia di Chieti: qui i picchi di mortalità si sono registrati a Castel Guidone, del 66,7%, Arielli, 62,8%,  San Martino sulla Marrucina, 61,8%, Gamberale e Villa Santa Maria 60%, Torrebruna, 45,2%, Torricella Peligna  42,9%, Pretoro   51,2% e Fresagrandinara, 40,4% Nel capoluogo Chieti si è registrato un aumento di morti del 2,8%

Infine la provincia di Pescara. La maggiore variazione di morti tra gennaio e fine settembre rispetto ai cinque anni precedenti si registrano a Cugnoli, con un incremento del 76,1% a seguire Vicoli, 73,1%, Villa Celiera, 66,7%, Cappelle sul Tavo, 44,0%, Farindola, 37,6%, Alanno, 27,8% e Pianella 26,2%.  Nel capoluogo Pescara si è registrato un incremento del 2,5%

Estremamente eloquente il trend delle morti complessive visto mese per mese.

A gennaio e febbraio in Italia le morti complessive erano scese del 7% poi è arrivata la pandemia è si è passati al più 31% tra marzo e maggio, pandemia poi franata grazie al lock down, tanto che a giugno e luglio si è scesi nuovamente al -1,2%, per poi risalire ad agosto e settembre al 3,7%, prime avvisaglie della seconda ondata favorita dagli assembramenti, dal liberi tutti dell’estate.

Stesso trend in Abruzzo, relativamente risparmiato dal virus nella prima ondata rispetto all’epicentro concentrato nel Nord Italia: a gennaio e febbraio  5.9% di morti totali in meno rispetto ai cinque anni precedenti, poi tra marzo e maggio si è passati ad un incremento dell’ 11%, per scendere del 5,8% a giugno e luglio, ed anche ad agosto e settembre ci si è attestati ad un meno 2,8%

Come è stato ricordato dall’istituto superiore della Sanità,  in più occasioni, i numeri ufficiali della pandemia sono ampiamente sottostimati, perché durante la prima ondata migliaia di persone sono morte in casa o nelle Rsa senza essere mai essere state sottoposte a un tampone per accertare la positività.