L’AQUILA – “Si può oramai affermare che quest’anno i Cantieri dell’immaginario dell’Aquila stanno registrando un flop. Non casuale, perché è il risultato di una politica culturale per la quale il centrodestra di Pierluigi Biondi ha speso finora oltre 30 milioni di euro, senza davvero produrre cultura, ma interminabili e costosi cartelloni di eventi, con di tutto un po’, senza una idea forte dietro, senza identità e originalità”.

L’impressione già serpeggia da giorni sui social, dove si ironizza sui “Cantieri con gli spettatori immaginari”, ovvero sulla semivuota scalinata di San Bernardino, teatro appunto dei Cantieri dell’immaginario, in più un evento, tanto che dopo quello di Ornella Muti, trasferito al teatro dei 99, anche lo spettacolo “Mi ritorna in mente”, dei giornalisti di area centrodestra Pierluigi Paragone e Mario Giordano è stato spostato all’auditorium di Renzo Piano, a seguito anche in stavolta del numero molto basso di biglietti venduti.

Intervistato da Abruzzoweb, ne fa ora un caso politico Nello Avellani, segretario cittadino del Partito democratico dell’Aquila, che parla senza mezzi termini, di “flop”, da evidenziare oltre la cortina “della propaganda della costosissima macchina della comunicazione del sindaco Biondi”.

Un passaggio polemico a pochi mesi dall’avvio degli eventi legati all’Aquila capitale italiana della cultura 2016 che si celebrerà nell’anno che porta alle elezioni amministrative quando il sindaco Biondi, di FdI, non si potrà ricandidare spiccando il volo verso il Parlamento. Anche se c’è da dire che prima della dura presa di posizione di Avellani, le opposizioni sono rimaste in silenzio.

“Abbiamo assistito a degli spettacoli con pochissimi partecipanti – incalza Avellani -, tanto che molti sono stati spostati dalla scalinata di San Bernardino all’auditorium del parco perché i biglietti venduti erano pochissimi. Ebbene, i Cantieri dell’immaginario dovevano riaccendere la luce sui luoghi che venivano pian piano restituiti alla città nel post sisma, attraverso una proposta  che riuscisse ad alimentare il tessuto culturale cittadino, un appuntamento che poi avrebbe potuto continuare e proseguire sulle proprie gambe, rendendo L’Aquila davvero una città capace di produrre cultura”.

Con il centrodestra di Biondi, invece, incalza Avellani, “i Cantieri dell’immaginario sono diventati un enorme cartellone di spettacoli, molti dei quali si ritrovano anche nei comuni vicini nello stesso periodo, visto che gli stessi artisti sono di fatto in tour e per l’occasione si esibiscono anche all’Aquila. Ma questo nulla racconta di un progetto culturale davvero identitario e originale, di un modello su cui costruire un futuro di produzioni culturali. Si pensi ad altri festival che sono stati realizzati in altre città, e che oggi camminano da soli, si sostengono economicamente, sono celebri in Italia e nel mondo. E lì questo accade perché basati su un’idea forte, unica, riconoscibile e appetibile. Cosa che non hanno i Cantieri dell’immaginario, che sono, ripeto, un cartellone di eventi dove c’è tutto e il contrario di tutto. Celebrato tra l’altro con la privatizzazione di uno spazio che dovrebbe essere di tutta la città, la scalinata di San Bernardino, chiusa per quattro mesi, con dei teli che impediscono addirittura di poter vedere ciò che accade dentro, con le sedie che però rimangono tristemente vuote”.

Per Avellani questo non è un buon viatico in vista di L’Aquila capitale della cultura 2026.

“Il riconoscimento è stato salutato anche da noi come una straordinaria opportunità. accade però che mancano pochi mesi al 2026 e ancora non conosciamo qual è l’idea forte intorno a cui questa amministrazione vuole costruire il percorso delle proposte culturali, non conosciamo il dossier, se non per alcuni spunti che ci sono stati illustrati nelle commissioni consiliari dopo le nostre ripetute sollecitazioni. Anche in questo caso non vediamo un disegno strategico e quindi siamo davvero molto preoccupati che questa occasione possa andare persa. Ci auguriamo che la Capitale della cultura non risponda a logiche privatistiche, che abbiamo già visto, ma che non hanno futuro”.

Conclude Avellani: “ci domandiamo cosa questa incredibile mole di denari che sono piovuti su questo territorio, e che sono stati investiti sulla cultura, abbiano finora lasciato. Abbiamo fatto il conto, 30 milioni di euro, una enormità che quasi tutti gli altri comuni nemmeno si possono sognare. Ci chiediamo ora cosa accadrà quando i fondi Restart, pari al 4% della la ricostruzione post sisma andranno ad esaurirsi. E finora la risposta è che non siamo stati in grado di costruire dei percorsi virtuosi che possono proseguire sulle loro gambe, assicurare una continuità, far tesoro per davvero di questa incredibile disponibilità di soldi pubblici”. (f.t.)