L’AQUILA – Cambia ancora il ruolo del Comune dell’Aquila che per un vizio procedurale esce completamente dalle parti del processo in corso al tribunale del capoluogo per il crollo in via Persichetti, dove la notte del 6 aprile 2009 sono morte due persone, nell’ambito della maxi inchiesta della procura della Repubblica.

Due gli imputati, Maria Lidia Zaccagno e Francesco Zaccagno, entrambi responsabili legali della ditta che negli anni Novanta si occupò del restauro del palazzo.

Nei mesi scorsi, legali delle difese e delle parti civili avevano ottenuto l’estromissione del Comune, già ammesso come parte civile sin dall’udienza preliminare, e la possibilità di poterlo citare come responsabile civile.

Un ribaltamento totale: in caso di condanna, come parte civile il Comune avrebbe potuto chiedere i danni; come responsabile civile, al contrario, avrebbe potuto essere colpito dalla richiesta di risarcimento dei familiari delle vittime. Ora non accadrà nessuna delle due cose.

Il Comune e i componenti della commissione che approvò il progetto di miglioramento, l’ex sindaco, Giuseppe Placidi, e l’ex tecnico comunale Vittorio Stagni, infatti, sono stati estromessi dal processo come responsabili civili per un vizio procedurale, ossia per non aver partecipato all’incidente probatorio.

Secondo quanto si è appreso, il giudice Guendalina Buccella non ha valutato il merito della legittimazione degli stessi a partecipare al processo il qualità di responsabili civili.

La responsabilità civile del Comune e dei componenti della commissione, quindi, potrà essere accertata in un eventuale giudizio civile.

Subito dopo l’estromissione, l’amministrazione, che si è costituita come parte lesa in tutti i processi sui crolli, ha chiesto di essere di nuovo ammessa al processo come parte civile, ma il giudice ha deciso di rigettare l’istanza. Alberto Orsini

LA PRECISAZIONE DELL’UFFICIO LEGALE DEL COMUNE

La decisione del Giudice del dibattimento, Dott.ssa Buccella, di procedere all’esclusione dal  giudizio in argomento del Comune dell’Aquila, nella qualità di responsabile civile, citato unitamente al Dott. Giuseppe Placidi ed al  Geom. Vittorio Stagni, non è dettata da vizi  procedurali  ma dalla ineccepibile applicazione della legge.

La partecipazione, infatti, dei citati “presunti” responsabili civili al dibattimento avrebbe determinato la compromissione dei diritti di difesa dei medesimi, in relazione ai  mezzi di prova  raccolti nelle fasi antecedenti alla citazione in giudizio.

Non trova alcun fondamento, comunque, ipotizzare in un eventuale giudizio civile forme di responsabilità a carico del Comune o del Dott. Placidi e del Geom. Stagni, atteso che né l’Ente né il Dott. Placidi né il Geom. Stagni hanno alcuna competenza in materia di tecnica delle costruzioni, che rappresenta la questione centrale del processo in esame.

È, del resto, principio notorio che al Comune non spettano funzioni gestionali attinenti alla tecnica costruttiva ed alla vigilanza progettuale in ordine a  norme antisismiche.

È, di contro, evidente che è piena facoltà dell’Amminstrazione Comunale di procedere, ove lo si ritenesse, all’esercizio dell’azione risarcitoria in sede civile nei riguardi dei responsabili del crollo dell’edificio sito in via Persichetti, anche considerato che la legittimazione in tal senso poggia sul ruolo dell’Ente quale soggetto esponenziale della Collettività Locale, come da unnime giurisprudenza in tema di reati avvreso la pubblica incolumità.