L’AQUILA – La facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila è crollata per mancanza di pilastri antisismici.

Questa la tesi venuta fuori dall’ultima udienza di questo filone processuale della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica dell’Aquila.

A sostenerla i consulenti del pubblico ministero Fabio Picuti, l’ingegner Paolo Venditti e l’architetto Margherita Aledda, che hanno sostenuto la tesi dell’accusa.

Dure le accuse di Venditti, che ha parlato di murature malcostruite, senza buon senso e ignorando le regole della costruzione.

Quanto alle difese, cercano di concentrare le responsabilità sulla ditta che ha eseguito le opere piuttosto che sui loro assistiti, tecnici e progettisti messi sotto accusa.

La prossima udienza si terrà lunedì 18 febbraio, mentre da quanto si è appreso il 25 marzo questo filone potrebbe andare a sentenza.

IL PROCESSO

Alla sbarra ci sono i progettisti Gian Ludovico Rolli, 79 anni, di Roma, Giulio Fioravanti, 67, di Roma, e Massimo Calda, 63, di Bologna.

Sono accusati per avere redatto il progetto architettonico e variante dell’area di ingresso del corpo A in modo incompleto e carente, tra il 1988, quando fu assegnato l’incarico, e il 1994, periodo della realizzazione.

Imputati anche gli ingegneri Carmine Benedetto, 47 anni, aquilano, direttore di cantiere; Ernesto Papale, 59, di Roma, direttore dei lavori; Sergio Basile, 78, e Giovanni Cecere, 82, questi ultime due collaudatori.

Le uniche due parti civili sono il Comune dell’Aquila, che si è costituito in tutti i procedimenti sui crolli, e che in questo caso ha chiesto 1 milione di euro di risarcimento, e l’Ateneo del capoluogo, che ha chiesto oltre 9 milioni: 5,5 di danno patrimoniale e 4 per i danni d’immagine che si sono concretizzati con il calo di iscritti.